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Domenica 11 Dicembre 2016

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di don Marco d'Agostino

Il Vangelo di domenica 24 marzo

Domenica delle Palme e di Passione

Il Vangelo di domenica 24 marzo

Lc 23, 33-45


Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Gesù diceva: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno. Dopo essersi divise le sue vesti, le tirarono a sorte. Il popolo stava a guardare, i capi invece lo schernivano dicendo: «Ha salvato gli altri, salvi se stesso, se è il Cristo di Dio, il suo eletto». Anche i soldati lo schernivano, e gli si accostavano per porgergli dell’aceto, e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». C’era anche una scritta, sopra il suo capo: Questi è il re dei Giudei. Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!». Ma l’altro lo rimproverava: «Neanche tu hai timore di Dio, benché condannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamoil giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male». E aggiunse: «Gesù ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità ti dico: oggi sarai con me nel paradiso». Era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Il velo del tempio si squarciò nel mezzo. Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo, spirò.

Il racconto della Passione e Morte di Gesù, secondo la penna dell’evangelista Luca, offre tre spunti di riflessione per vivere con intensità la Settimana Santa. Anzitutto è arrivato il momento, anticipatoci la I domenica di Quaresima, nel vangelo delle tentazioni, in cui Gesù è messo a dura prova. Il diavolo si era allontanato per ritornare al momento opportuno. Anche quello della sofferenza, del dolore e dell’innocenza tradita e rinnegata è momento di forte debolezza, tanto quanto il digiuno nel deserto. Il diavolo ci riprova: “Se tu sei Figlio di Dio, se sei il Re dei Giudei, se ha salvato gli altri…”. Assume la voce, subdola, sottile, suadente dell’accusatore, del provocatore, del malfattore. Voci capaci d’instillare, anche nel cuore del Figlio, il sospetto che il Padre non sia poi “così buono” se lo abbandona in quello stato pietoso. La tentazione, per Gesù e per noi: una grande, diabolica invenzione! La tentazione di non credere più, di non aver fiducia nelle persone che ci hanno fatto del bene, del rinnegare chi ci ha amato e salvato, di cambiare parere semplicemente perché Dio non rispecchia le mie richieste e si presenta come un semplice uomo, incapace di rispondere ai colpi delle frustate e delle provocazioni. Quel Gesù, al contrario, chiede di purificare la mia vita, di sottrarmi alla logica mortale del “ridare” e moltiplicare ciò che ricevo in male. “Non abbiamo timore della bontà, della tenerezza”, ci ha richiamato il Successore di Pietro qualche giorno fa. Avere il “coraggio” del bene, fatto teneramente anche al nemico, anche “a colui che strappa la barba” senza motivo. Ritroviamo, senza vergogne culturali o sociali, la voglia di amare, di star vicino, di confortare, anche (e proprio) coloro che ci hanno fatto del male. Un secondo motivo di riflessione sta nelle parole del Crocifisso: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”. Se la mia vita vuole essere una vita che segue il Maestro, deve arrivare proprio lì, al Calvario, alla croce. Guardare, contemplare, confessare il Crocifisso, cioè avere un’apertura d’animo come la sua che sa accogliere in sé le offese e il male, realtà che fanno soffrire e saperle amare, cioè volgerle in bene. Nel nostro piccolo, quando si ha di che discutere con qualcuno, la testa e il cuore fanno male, soprattutto quando c’è falsità e calunnia senza fondamento. In questa situazione non si riesce ad amare. Eppure il Figlio di Dio, dalla croce, imparte la lezione più forte e più intensa di amore che perdona. Proprio perché Gesù mi guarda in volto e nel cuore non ha vergogna di invocare – il solo che può farlo – il perdono del Padre. Io perdono, dunque, perché sono perdonato e amo perché amato. In questa luce straordinaria, ed è il terzo aspetto, Gesù promette al malfattore il paradiso. E non domani, non nell’eternità, ma “oggi”. La Parola del Maestro, anche da quella cattedra così scomoda e vergognosa, è efficace. Salva e libera. Promette e ottiene. La Parola del Maestro, se ascoltata e accolta, diventa, immediatamente, Paradiso, comunione, conforto. Quanto bisogno abbiamo tutti di ricreare in terra, adesso, in ogni ambito di vita, sociale e familiare, ecclesiale e pedagogico, le condizioni grazie alle quali, ancora, il Maestro possa parlare al cuore e ridire: “oggi, per te, oggi, per noi, questa cosa si compie”. Se risponderemo con amore, se sapremo perdonare perché perdonati, se sperimenteremo la Parola che “salva e libera” oggi, allora saremo nuovi. E sarà una Buona Pasqua. Già da ora, per ciascuno.

24 Marzo 2013

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