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Mercoledì 07 Dicembre 2016

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CAFFE' LETTERARIO

I 'mostri' di Sandrone Dazieri, lunedì 20 ottobre lo scrittore cremonese presenta 'Uccidi il padre'

I 'mostri' di Sandrone Dazieri, lunedì 20 ottobre lo scrittore cremonese presenta 'Uccidi il padre'

CREMA - «Non nascondo la mia simpatia per i ‘mostri’, per i diversi, per gli emarginati, per chi spesso è messo al bando. Per capire questo mondo devi esserne un po’ fuori, si riesce a vedere meglio ciò che accade. E dal punto di vista narrativo, se chi uccide agisce seguendo dei meccanismi mostruosi, chi è ‘mostro’ è in grado di comprenderlo maggiormente». Sono parole di Sandrone Dazieri, cremonese di origine e milanese di adozione, cuoco mancato e oggi uno dei più apprezzati scrittori e sceneggiatori italiani, ma soprattutto prossimo ospite del Caffé Letterario di Crema.

Lunedì 20 ottobre, al teatro San Domenico, presenterà il suo ultimo romanzo 'Uccidi il padre', pubblicato da Mondadori, intervistato da Peppino Strada, storico preside del Pacioli e lettore accanito appassionato di thriller. L'incontro avrà inizio alle 20,45 e l'ingresso è libero. Come da tradizione, caffè e pasticcini saranno offerti a tutti i presenti. 'Uccidi il padre' ha un protagonista diverso dal 'Gorilla', che è stato portato anche sul grande schermo, amato dai lettori nei precedenti romanzi di Dazieri passato al trhiller dal noir metropolitano. «Non è facile fare piena pulizia del proprio passato, ma è un’esigenza che ho avvertito ­- spiega ­ - volevo rompere i legami con il mio passato letterario e misurarmi anche con un altro genere narrativo, per questo sono passato al thriller, che mi ha imposto un ritmo diverso, una misura più lunga, un rapporto diverso con i personaggi. Al romanzo, comunque, ho lavorato negli ultimi due anni». Questo lavoro segna una svolta radicale. E' infatti un thriller e non un noir, supera abbondantemente le cinquecento pagine, ha cambiato il ritmo della scrittura, che si è fatta più aspra, più dura. La stesura del libro è durata un paio d’anni, tra non poche difficoltà e qualche ripensamento: «Volevo raccontare delle storie più complesse, volevo mettermi alla prova con delle maggiori esigenze di aderenza alla trama e provare una scrittura oggettiva e non più soggettiva. E siccome sono un autodidatta puro, senza alcuna teoria alle spalle, prima di trovare la strada giusta ho fatto un sacco di esperimenti», ha ammesso recentemente Dazieri in un’intervista a «La Provincia».

Anche questa serata può andare in scena grazie al contributo delle aziende che sostengono l'attività del Caffé Letterario di Crema, che sono: Formazienda, il Fondo paritetico interprofessionale per la formazione continua, Fondazione Popolare di Crema per il territorio, Banca Cremasca, Fapes di Sergnano, Comitato Soci della Coop di Crema, libreria Il Viaggiatore curioso di Crema, Icas di Crema e il quotidiano 'La Provincia di Cremona e Crema'.

Ancora una volta una parte del romanzo è ambientata a Cremona. «Mi piace raccontare il possibile lato oscuro di un posto tranquillo come Cremona. Lo spunto del romanzo mi è venuto qui, passavo vicino a Cremona in macchina con un’amica quando abbiamo visto una cascina con un silos. La mia amica ne ha apprezzato la bellezza, io ho cominciato a pensare come avrebbe potuto essere la vita di uno rinchiuso in un silos, completamente isolato».

Ha il «viso di una guerriera» il suo nuovo personaggio, la poliziotta Colomba Caselli ma ha avuto un grosso problema che chiama il ‘Disastro’ e le impedisce di tornare in servizio. La incontriamo in preda agli attacchi di panico in ‘Uccidi il padre’, il thriller di oltre 550 pagine con cui il cremonese Sandrone Dazieri abbandona il noir metropolitano e si sgancia dalla serie del ‘Gorilla’ creando nuovi personaggi. Chiamata dal suo capo, il primo dirigente della squadra mobile di Roma, Alfredo Rovere, per risolvere un caso di cui solo lei si può occupare, Colomba non vuole saperne di tornare al lavoro ma alla fine cederà. Con Dante Torre, rapito da bambino e rimasto per 11 anni chiuso in un silo, che ora soffre di claustrofobia, ma è un grande cercatore di persone sparite, indagherà sulla scomparsa di un bambino. Il thriller, ambientato a Roma, si apre con un uomo in shorts e infradito che avanza sconvolto sotto il sole camminando sul ciglio di una provinciale. Sembra un «fuori di testa» agli agenti che lo vedono venire e accostano la volante. Stefano Maugeri farfuglia di aver perso la moglie e il figlio con cui era andato a fare un pic-nic ai Pratoni del Vivaro, un vallata dei Colli Albani, dove lui si era appisolato ma al risveglio non li aveva più trovati. Prima Maugeri non viene preso sul serio ma poi gli agenti si rendono conto che il caso si fa serio. E Colomba con Dante, che nel silo è stato cresciuto da un individuo che si faceva chiamare ‘Il Padre’, dovranno capire che cosa è accaduto. Presto scopriranno che la moglie di Maugeri è stata decapitata ma del figlio nessuna traccia. In un viaggio tra presente e passato, fobie, paranoie, danni psicologici, tutto ruota intorno a quella losca figura, ‘Il Padre’. Dietro la scomparsa del bambino, Dante, che ha sempre voluto diventare poliziotto, riconosce infatti la mano dell’uomo che lo ha cresciuto. «L’uomo che cammina sul prato è il Padre, e lui lo sta guardando. Come se avesse sentito i suoi pensieri, il Padre accelera il passo. Sta venendo per lui. E ha un coltello in mano», scrive Dazieri. Colomba dovrà capire se fidarsi della persona con cui sta conducendo le indagini o se il suo rapitore è morto è sepolto e lei sta andando a caccia di fantasmi. Intanto, Stefano Maugeri non se la passa davvero bene e viene incarcerato. In un crescendo di tensioni e colpi di scena, Dazieri entra nelle pieghe dell’animo umano con tutti i suoi drammi ma anche con tutta la sua forza. A partire da Colomba che ha assistito impotente ad un evento tragico e nonostante i suoi danni continua ad essere una delle migliori poliziotte in circolazione. E Dante che è ancora «prigioniero» del Padre.

I diritti del libro, accolto con entusiasmo durante l’ultimo Salone del libro di Torino, da editori stranieri, agenti e scout, sono stati venduti a Piper in Germania, Alfaguara in Spagna e America Latina, Laffont in Francia, Xander in Olanda. E sono in corso trattative per moltissimi altri Paesi. Dazieri, 50 anni, che dopo aver abbandonato la carriera di cuoco è uno dei più apprezzati scrittori e sceneggiatori italiani, curatore di serie di successo come ‘Squadra Antimafia’ e ‘Ris Romà. Da ‘La cura del gorilla’, pubblicato da Einaudi nel 2001 è stato tratto l’omonimo film con Claudio Bisio.

Infine una considerazione certamente essere utile per il grande 'popolo degli aspiranti autori': «La scrittura è sempre stata un modo per esprimere emozioni che non sarei riuscito a far venir fuori, mi ci sono sempre nascosto dietro. Di fare lo scrittore l’ho deciso a 11 - 12 anni e anche se ci ho messo molto prima di riuscire a farlo davvero ogni cosa che ho fatto era in qualche modo finalizzata a questo, in tutti i lavori che ho fatto c’era la determinazione a diventare scrittore prima o poi. Se ho una dote, è la caparbietà. E poi fare lo scrittore è come essere un atleta, è un lavoro che va fatto con metodo. L’ispirazione può esserci, perché in certi giorni si scrive meglio che in altri e tutto va liscio, ma non pensiamo che arrivi la musa a visitarci. Per me fa parte del mestiere non solo la scrittura, ma anche guardare le serie tv e leggere, leggere molto».

© RIPRODUZIONE RISERVATA DI TESTI E FOTO

14 Ottobre 2014

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