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Lunedì 25 Marzo 2019

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Diritto di critica, le recensioni degli studenti de L'Enrico IV

Diritto di critica, le recensioni degli studenti de L'Enrico IV

CREMONA - L'Enrico Quarto al Ponchielli. Ecco le recensioni dei ragazzi che hanno partecipato a ‘Diritto di critica’. Scegli quella che preferisci [VOTA]: le votazioni restano aperte fino a mercoledì 27 febbraio.

BIGOLI FRANCESCA – 3 LICEO ANGUISSOLA - ''Tutto un gioco di travestimenti '', questo è una delle ricorrenti tecniche sfruttate da Luigi Pirandello nelle sue opere come ''Enrico IV'', andato in scena al Teatro Ponchielli il 5 e 6 febbraio. Una commedia colma di equivoci, basata sulla finzione e sulla pazzia di un uomo che per circa vent'anni interpreta la parte dell'imperatore di Franconia, Enrico IV, rimanendo costante nel suo ruolo recitato e creando attorno a sé una corte che lo reputa folle dopo un incidente durante una cavalcata in costume dove tutti i partecipanti vestivano i panni di un personaggio storico; a quello stesso evento presero parte la donna da lui tanto amata (che vestiva i panni di Matilde di Toscana) ma anche il fautore della disgrazia che colpì il protagonista, causata dal sentimento univoco provato per la donna. La scenografia seppur molto ricca e versatile, intercambiata da atto in atto, rimane comunque un aspetto marginale e di sottofondo adeguata solo a prestare informazioni sul contesto storico trattato senza rubare l'attenzione, ma anzi creare l'atmosfera adatta. La parte principale, infatti, è assegnata ai costumi di scena: non solo rappresentano fedelmente l'epoca del protagonista ma danno vita al conflitto tra finzione e realtà: la maschera infatti da la possibilità all'uomo di ottenere tutto ciò che vuole, arrivando a costituirsi così un nucleo di persone che si occupano di lui, nel bene e nel male dovendo piegarsi a tutti i compiti che vengono loro assegnati. Questo assetto popolare ricorda le corti medioevali con tutti i funzionari e consiglieri che consideravano, come unico detentore del potere l'imperatore, alle volte quasi divinizzato. Inoltre questi costumi sono di colori sfavillanti e molto estrosi, come quello indossato dall'attore protagonista (interpretato dallo stesso regista Carlo Cecchi): di un arancione brillante, così da illuminare tutto l'aspetto estrinseco alla persona ma lasciando nella penombra il mistero interno e inconscio, che nasconde il dolore di un uomo che ha ripreso la sua facoltà di intendere e di volere ed ancora innamorato perso di quella donna che gli era stata "strappata dalle mani" anni prima . "Ciascuno si racconcia la maschera come può, la maschera esteriore. Perché dentro poi c'è l'altra, che spesso non s'accorda con quella di fuori. E niente è vero!"(L. Pirandello)

COPPIARDI PIETRO - 3 LICEO ASELLI - Enrico IV di Carlo Cecchi è uno spettacolo elaborato che ha saputo rendere onore al testo di Pirandello. Il protagonista è un uomo che, caduto da cavallo, crede di essere l'imperatore del titolo e costringe i suoi familiari a una recita in costume in cui per anni ognuno interpreta un personaggio storico. Successivamente però torna in sé e si trova davanti una realtà di menzogne dalla quale decide di non uscire, continuando a fingersi folle. Enrico IV ha coscienza di vivere nella finzione ma continua a prendersi gioco di chi gli sta intorno portando avanti per anni una recita vuota e ridicola. Qui sta il paradosso di questo dramma, tutti interpretano una parte, confondendo la loro identità di persone con le maschere che si sono costruiti: uno finge di credere di trovarsi nel medioevo, gli altri lo assecondano travestendosi da personaggi dell'undicesimo secolo. In un certo senso tutti credono di ingannare senza rendersi conto di essere a loro volta ingannati. Così realtà e finzione sono unite al punto da essere quasi indistinguibili l'una dall'altra. In Enrico IV la regia di Carlo Cecchi risulta ottima, poiché riesce ad attualizzare il testo senza tradirlo e a concentrare in un unico atto (poco più di un'ora) tutta l'essenza della storia e del personaggio. Infatti il cuore dell'adattamento sta proprio in Enrico IV di cui Cecchi ha dato un'interpretazione profonda ed elegante, mettendo in risalto il misto di comico e drammatico che caratterizza la condizione del personaggio. L'unico difetto dello spettacolo è la leggera monotonia di alcuni monologhi del protagonista che viene però decisamente compensata da momenti di brillante comicità. Tra questi vi è senz'altro l'inizio in cui i consiglieri del re hanno saputo “rompere il ghiaccio” per poi lasciare il posto allo spettacolo vero e proprio. La scenografia dello spettacolo è essenziale ma efficace a fare da sfondo del dramma; il protagonista è il trono di Enrico IV attorno al quale ruota gran parte della messinscena. Grazie ai meravigliosi costumi, moderni e medievali, che sono il modo che i personaggi hanno di trasformarsi in qualcun altro, questo adattamento ha portato sul palco il tema dell'identità, fondamentale all'interno della vicenda. Lo spettacolo, andato in scena al Ponchielli il 5 e il 6 febbraio ha ricevuto dal pubblico calorosi applausi.

D’ORIO MARTA - 3 LICEO ANGUISSOLA - Ingannare e deridere la società, impersonando la parte di un folle. La finzione fa da regina: una commedia all'interno di un’altra commedia. Un uomo svegliatosi, in seguito a una caduta a cavallo durante una rievocazione storica, vedendo le persone prendersi gioco di lui, viene preso da un attacco di ira e si scaglia contro i presenti. Qui inizia la storia, l’uomo volendosi vendicare, finge di essere impazzito e per vent'anni impersona Enrico IV, imperatore di Germania. Tutti i presenti sono costretti a partecipare alla messinscena, usufruendo anche di costumi d’epoca o statue realizzate appositamente. Il regista e adattatore dello spettacolo Carlo Cecchi, andato in scena al Teatro Ponchielli il 5 e 6 febbraio, ci mostra solo la fine di questa lunga farsa, nel momento in cui la compagnia teatrale ingaggiata, per rappresentare i consiglieri dell'imperatore, sta per accogliere un gruppo di vecchi conoscenti tra cui un medico incaricato di guarire il pazzo. La teoria del dottore esplica che ricostruendo esattamente il momento in cui avvenne la fatidica caduta, l'uomo avrebbe potuto riprendere il contatto con la realtà. Detto questo ognuno viene incaricato a rappresentare un personaggio storico e dopo varie vicende, la falsa follia viene rivelata. Un gioco psicologico durato decenni, una pazzia inscenata per osservare e schernire, la consapevolezza del timore che uno squilibrato provoca nella società. Una riscrittura del dramma di Pirandello, cambiata nella sua storia, ma non per questo meno ammirevole. La bravura degli attori, come Carlo Cecchi e Edoardo Coen, rende la performance ancora più considerevole. Un viaggio tra finzione e realtà, attraverso il dilemma pirandelliano, dove la confusione si può toccare con mano, mentre ci si ferma a riflettere sul ruolo delle maschere nella società. Uno spettacolo che non manca di comicità che si alterna a scene drammatiche, una fluidità sia nel linguaggio, dovuta agli ilari cambiamenti nel testo originale, che nella continuità delle scene. Una semplice ed essenziale scenografia mobile, fa da sfondo a una ricca rappresentazione e risalta la maestosità dei costumi d'epoca realizzati da Nanà Cecchi. Ogni sforzo degli attori è comunque stato degnamente ricompensato con lunghissimi applausi, secondo la mia opinione veramente meritati.

FARDANI KLAJDI - 3 GHISLERI -  SI RECITA CON PIRANDELLO E CONTRO PIRANDELLO, E’ questo il messaggio che vogliono lanciare gli attori al pubblico che guarda lo spettacolo. Gli spettatori hanno assistito sul palco del Teatro Ponchielli il 5 Febbraio alla rappresentazione dell’Enrico IV di Luigi Pirandello con la regia di Carlo Cecchi e Angelica Ippolito (La Marchesa Matilda Spina), Chiara Mancuso (Frida), Remo Stella (Il Marchese Carlo Di Nolli), Roberto Trifirò (Il Barone Tito), Gigio Morra (Il Dottor Genoni) e i quattro finti consiglieri segreti Vincenzo Ferrera, Davide Giordano, Edoardo Coen e Dario Caccuri. La prima scena, quella in cui i tre consiglieri fanno un provino al nuovo arrivato con lo scopo di capire se è adatto a recitare davanti agli occhi del “pazzo” e capace di immedesimarsi in Bertoldo (un personaggio nell’XI secolo) è seguita da una cornice che vede aggiungersi i Signori in visita ed è la più “canonica”, ma questo “canone” viene continuamente spezzato da irruzioni metateatrali. Nel corso dell’esibizione gli attori praticheranno la famosa formula del “teatro nel teatro” travestendosi come persone del 1050 e utilizzando lo stesso linguaggio per cercare di guarire il folle con tanta minuziosità tentando di non traumatizzarlo per la paura che il salto temporale possa recare danni. Il cosiddetto “suonato” è ridotto così dopo una caduta a cavallo, in una giornata di carnevale in cui tutti i partecipanti di una cavalcata entravano nelle vesti di personaggi storici, lo scivolone dal destriero gli causa una “commozione cerebrale” che fisserà l’imperatore di Franconia al malcapitato. Durante questa rappresentazione di 90 minuti del dramma si ha un doppio gioco con l’attore e con la pièce, e si alternano tre epoche ovvero: l’XI secolo, la metà del XX secolo e la vita della nostra società. La performance inoltre è ricca di giochi di luce, battute esilaranti che alleggeriscono il dramma originale di Pirandello, fa capolino la musica d’ensemble che si intrapone tra le scene dei diversi tempi storici con cambio di scenario e sfondo ed è molto interessante il colpo di scena finale.

GOTTARDI FRANCESCO - IV B CL. MANIN - Il 5 e 6 febbraio è andato in scena al teatro Ponchielli l’Enrico IV di Luigi Pirandello. Non si trattava in realtà di una versione filologica del testo bensì di una rilettura di Carlo Cecchi, “mostro sacro” del teatro italiano, che firma la regia dello spettacolo e riveste il ruolo di protagonista. Scelta azzeccata quella di tagliare le parti più melodrammatiche della pièce per focalizzare l’attenzione degli spettatori sulla vera materia pirandelliana: la sottile (o forse inesistente) barriera che separa la finzione dalla realtà, il gioco delle maschere, il tema della pazzia, quello dello scorrere del tempo. Nel corso di tutta la messinscena regna un perfetto equilibrio tra i personaggi: nessuno prevale sugli altri, non si percepiscono ruoli primari ed altri secondari ma solo Enrico IV spicca come unico protagonista. Ciò è dettato dalla sua eccezionalità: mentre gli altri perdono la propria identità tra le centomila maschere che cambiano continuamente il sovrano sceglie, si parla in tal senso di una pazzia cosciente, di indossarne soltanto una: è quella del furens che si smarca dalle imposizioni della società e dalla responsabilità stesse delle proprie azioni. È questo che lo porta dapprima a rivelare la verità, la propria verità, secondo cui ben più pazzi di lui sono coloro che quotidianamente assecondano la sua follia indossando le più improbabili maschere oppure riducendosi ad essere ombra di sé stessi e convincendosi, come la marchesa, che il tempo non passi mai –mentre in realtà “non si possono avere sempre ventisette anni”–; e poi all’atto estremo l’uccisione del barone Tito. Paradossalmente il personaggio che conosciamo meglio è quello di cui sappiamo di meno: ignoriamo infatti il passato di Enrico IV, fatta eccezione per l’episodio della caduta, ma la sua caratterizzazione psicologica è assai più approfondita di quella degli altri, di cui pure conosciamo la professione, lo status sociale, la parte che di volta in volta recitano. Pirandello dimostra ancora una volta di padroneggiare le tecniche del metateatro sfruttate abilmente per creare diversi piani di finzione che finiscono per fondersi, in un’ottica squisitamente pirandelliana, con la realtà degli spettatori: nell’intenso monologo finale infatti Enrico IV sembra rivolgersi, con le sue accuse e i suoi profondi interrogativi, più al pubblico che agli altri personaggi presenti sul palco.

MARIANI MIRIAM – 3 LICEO ANGUISSOLA - Martedì sera, al Teatro Amilcare Ponchielli di Cremona è andata in scena l’opera di Luigi Pirandello, Enrico IV adattata da Carlo Cecchi. Luigi Pirandello è un drammaturgo, scrittore e poeta italiano, è considerato tra i maggiori drammaturghi del XX secolo. Il testo narra di un uomo che da circa vent’anni veste i panni dell’Enrico IV, inizialmente per pazzia, poi per inganno, per fingere di avere una nuova vita. Pirandello non svela mai il nome vero del personaggio di Enrico IV, che finisce col sentirsi inadeguato ad una realtà che non gli si addice più. Enrico IV è uno studio sul significato della pazzia e sul tema caro all'autore del rapporto, complesso e alla fine inestricabile, tra personaggio e uomo, finzione e verità, attraverso la finzione si scopre la verità. Enrico è vittima non solo della follia, prima vera poi simulata, ma dell'impossibilità di adeguarsi ad una realtà che non gli si addice, essendo ormai stritolato dal ruolo fisso del pazzo. Carlo Cecchi riprende uno dei testi più belli di Luigi Pirandello, rimaneggiandolo però in maniera tale da renderlo ancora più incisivo, privilegiando l'aspetto psicologico e di critica sociale. Elementi di teatro nel teatro che contribuiscono a rafforzare la "confusione" fra realtà e finzione. A 150 anni dalla nascita dell'Enrico IV, Luigi Pirandello dimostra la sua splendida attualità: questo testo rivendica l'importanza del libero pensiero. Diverte l’ironia e il sarcasmo dei personaggi, mentre colpisce per complessità il monologo di Enrico IV sulla pazzia. Carlo Cecchi riesce brillantemente a usare finzione e umorismo ai fini di un gioco che intriga, spiazza, confonde lo spettatore. La bravura degli attori è riuscita a catturare l’attenzione dell’intero pubblico, ricevendo infiniti applausi al termine dello spettacolo.

MONDONI GIULIA – 4 LICEO ARTISTICO- “Ora egli vive in una sua villa solitaria: tranquillo, pazzo. [...] s’è fissato con lui, il tempo. Egli, già vecchio, è sempre il giovine Enrico IV della cavalcata.” Così dice Luigi Pirandello in una lettera in cui parla del celebre dramma “Enrico IV”. Al contrario di quanto scritto dal drammaturgo, lo spettacolo andato in scena al teatro Ponchielli il 5 e 6 febbraio, racconta la pazzia dell'illuso imperatore, quando è ormai già guarito. La marchesa con la figlia accompagnate dal nipote del protagonista, dal suo rivale in amore e da uno psichiatra, si presentano a palazzo travestiti da personaggi storici e assecondano la follia di Enrico. Facendosi beffa delle persone che lo circondano, Enrico sta infatti recitando una parte, passione che coltiva sin da prima della cavalcata che causò la sua demenza. Finge di essere ancora in balia della follia per scoprire i segreti che i suoi compagni gli tengono. Si crea così un gioco metateatrale nel corso di tutta la rappresentazione, in cui Carlo Cecchi, accompagnato da Angelica Ippolito, Chiara Mancuso, Remo Stella, Gigio Morra e Roberto Trifirò, recita la parte del nobile che nei primi del Novecento, vittima della pazzia, impersona Enrico IV. Nel suo monologo finale, il protagonista si domanda se non siano pazzi gli altri personaggi, poiché piuttosto che dirgli la verità, si prestano alla farsa. Assieme a loro Vincenzo Ferrera, Davide Giordano, Edoardo Coen e Dario Caccuri impersonano i “servitori” dell'imperatore, e anch'essi fingono di essere nei primi anni del XI secolo. La scenografia mobile varia da sala del trono a una sorta di “dietro le quinte” in cui i personaggi si ritrovano per discutere della follia di Enrico. Oltre alle interpretazioni degli attori, ci portano indietro nel tempo i costumi di Nanà Cecchi. Le statue della marchesa Matilde di Toscana e dell'imperatore stesso, rappresentano la convinzione ormai svanita del personaggio di Enrico, di essere ancora un giovane al comando del suo impero, per questo più volte le spinge tentando di cancellare dalla sua mente la sensazione vissuta. Carlo Cecchi si dimostra capace di riadattare e dirigere la messa in scena di un grande classico del teatro del Novecento e attraverso la recitazione dà magnificamente vita al folle imperatore. Nonostante il poco chiaro inizio, il pubblico è rimasto soddisfatto e gli applausi erano più che meritati.

ORSI ILARIA – 4 LICEO LINGUISTICO BEATA VERGINE - Tradizione o innovazione? Entrambe, in un connubio perfetto. E poi le maschere, il rapporto tra finzione e realtà e “il teatro nel teatro”: è Enrico IV, ispirato al dramma di Pirandello, adattato e diretto da Carlo Cecchi. Protagonista della pièce, rappresentata il 5 e il 6 febbraio al teatro Ponchielli, è un uomo che finge per circa vent’anni di indossare i panni dell’imperatore Enrico IV. Credendolo pazzo, gli altri personaggi lo assecondano in quella che ormai è una farsa, ambientata in una dimora arredata secondo il gusto medievale. L’inganno è svelato dal protagonista, impersonato da Cecchi, che dichiara di non essere mai stato pazzo. Degni di nota sono i costumi medievali, minuziosamente curati da Nanà Cecchi: abiti lunghi, mantelle e corone. Enrico IV di Cecchi è una finzione nella finzione, un vortice impetuoso di parole e pensieri che improvvisamente si cristallizza nella scena finale, in cui tutti i personaggi sono riuniti, la marchesa (A. Ippolito), il dottore (G. Morra), i consiglieri (che spesso intervengono per correggere l’imperatore che non rispetta il testo pirandelliano) e lui, Enrico IV: è uno scatto fotografico, tutto appare bloccato, ma solo per un istante. Una scelta ardita, una sfida quella proposta da Cecchi, che ha saputo sposare tradizione e modernità con disinvoltura: l’espediente del metateatro e il contrasto tra vita e forma sono di matrice pirandelliana, mentre molti avvenimenti, rinnovati e “alleggeriti” e il linguaggio vivace sono da attribuire al regista. Se lo spettacolo ha stupito gli spettatori più aperti alle novità, potrebbe aver deluso coloro che si aspettavano una fedele rappresentazione del dramma di Pirandello: allontanandosi dal testo originale, Cecchi giustifica la follia come “una decisione dettata dalla vocazione teatrale”. Enrico IV è uno spettacolo di straordinaria modernità, in cui viene condannata una società ferma alle apparenze che costringe l’uomo a ricorrere alla maschera della follia, unica via di fuga dalla realtà opprimente. La finzione del protagonista è solo apparentemente più folle di quella degli altri personaggi, costretti ad indossare maschere diverse, a seconda della situazione: gli uomini sono schiavi delle convezioni sociali e delle regole, una “rete” dalla quale faticano a districarsi.

PACHE GIORGIA – 5 LICEO ASELLI - Una rappresentazione di pura follia in cui i confini poco certi tra verità e finzione, sanità e pazzia, vita e teatro si intrecciano in un equilibrio dinamico e stravolgente che lascia il pubblico spaesato e confuso. Sul palco del Teatro Ponchielli, il 6 Febbraio, Carlo Cecchi ha proposto una reinvenzione e uno stravolgimento dell’Enrico IV di Pirandello il cui protagonista, in preda alla follia, prima vera e poi simulata, recita il ruolo di imperatore conferendo alla finzione l’apparenza di realtà secondo il gusto del “teatro nel teatro”. La follia, è presentata nel suo aspetto ambiguo: come pericolo, come soluzione ai conflitti, come condizione di autenticità in cui l’uomo è libero dalle maschere che la società impone. Ecco allora come i tratti drammatici, sarcastici e ironici rendono la pièce teatrale specchio della vita: la finzione di un vecchio pazzo e lucidamente perfido viene estesa ai diversi personaggi che vagano, in cerca di autore, sul palco costretti ad indossare maschere come servitori e consiglieri dell’imperatore. Il regista si concentra così sull’aspetto psicologico e drammatico della lucida follia che diventa occasione per far riflettere il pubblico, divertito dalle battute immediate e comiche, talvolta confuse e sconnesse, riguardo la dinamica finzione e verità, cardine della poetica pirandelliana. Nonostante le situazioni contestualizzate, le scene semplificate, i manichini simbolici che alludono ai ruoli e alle maschere pirandelliane, lo spettacolo risulta caotico, contorto e talvolta lacunoso che impedisce al pubblico di ricostruire la verità della vicenda. In questo gioco farsesco e carnevalesco non è più chiaro cosa sia la verità: ognuno può cogliere, secondo il relativismo conoscitivo di Pirandello, uno spicchio della realtà mutevole e soggettiva. Solamente guardando il mondo attraverso gli occhi della lucida e divertente pazzia del protagonista è possibile vedere, come Enrico IV, “maestro di vocazione teatrale”, le “ceneri” di un mondo di orrori. Lo specchio allora, pannello di sfondo della scenografia e elemento comune in numerose novelle dell’autore siciliano, è l’unico strumento che permette l’epifania: svela e riflette la verità di un mondo oscuro, nascosto e falso. Il disorientamento e la paura per una follia destabilizzante sconvolgono allora il pubblico, privo di certezze, ma incantato dalla bravura degli attori, dalla scenografia essenziale e dalla geniale poetica pirandelliana in uno spettacolo dalla formula inusuale e puramente “folle”.

PENATI SABRINA, 3A SIA GHISLERI-BELTRAMI - Mercoledì 6 febbraio 2019 al teatro Ponchielli di Cremona è andato in scena Enrico IV di Luigi Pirandello. In questo spettacolo si possono ammirare la follia e la negazione della realtà di Enrico IV, interpretato da Carlo Cecchi che si è occupato anche dell’adattamento e della regia; i vent’anni passati nella finzione della Marchesa Matilde Spina (Angelica Ippolito), di suo figlia Frida (Chiara Mancuso) e da tutti quelli che recitano per non far vedere la realtà ad Enrico IV. Il marchese Carlo di Nolli (Remo Stella), il Barone Tito Belcredi (Roberto Trifirò), il dottor Dionisio Genoni (Gigio Morra) e i numerosi consiglieri segreti interpretati da Vincenzo Ferrera, Davide Giordano, Edoardo Coen e Dario Caccuri; sono proprio loro a far vivere a quell’uomo, ormai impersonato in Enrico IV, una vita di grandissima finzione. Un grazie va anche a Sergio Tramonti per le scene, a Nanà Cecchi per i costumi, a Camilla Piccioni per le luci e a tutto il personale che lavora dietro alle quinte. Enrico IV, l’uomo che lui pensa di essere inizialmente, vive per vent’anni quasi in una favola. Crede e poi decide di essere chi era il suo personaggio in quella cavalcata. E le persone a cui sta più a cuore decidono di stargli vicino, mettendo in atto una grandissima messa in scena. Questo è uno spettacolo che passa dalla tragedia alla comicità oserei dire. Dalla tragedia della caduta a cavallo alla comicità di quando Enrico IV prende in giro tutti. A mio parere è uno dei pochi spettacoli che fa riflettere su ciò che la gente pensa degli altri e in questo caso, come possa considerare pazzo qualcuno. Consiglio a tutti di andare a teatro, in complesso questa visione è stato davvero piacevole.

RUSSO SILVIA ANDREA- 3° C LICEO CLASSICO D. MANIN - Il 5 e 6 Febbraio, il regista e attore Carlo Cecchi propone al pubblico cremonese una nuova versione dell’iconico dramma pirandelliano, l’Enrico IV. La celebre avventura del finto imperatore di Franconia e della sua pazzia, oscillante tra l’incoscienza e la volontà di nascondersi dietro una maschera, appare subito profondamente rivisitata. Strappata all’immortalità dell’originale opera che Pirandello scrisse nei primi anni del novecento per il “grande attore” Ruggero Ruggeri, lo spettacolo firmato Cecchi, conserva unicamente il titolo storico e la linea generale della trama, seppur ampiamente modificata. La follia di Enrico IV, con la conseguente immedesimazione totale nella maschera, e la finzione della follia non sono più generate dalla “banale caduta di cavallo” ma sono frutto di una semplice vocazione teatrale. Paradossalmente, il pazzo Enrico IV di Pirandello, per Cecchi, non è mai stato tale. I personaggi, inoltre, quali la marchesa Matilde o il barone Belcredi, nel testo pirandelliano ridotti a figure marginali, vengono ora riplasmati e sorgono laddove si limita l’originale prevaricazione assoluta del protagonista. A rendere la messa in scena un ancora più libero adattamento dal dramma di partenza è il continuo contrasto “vero-falso”, già carattere proprio del modello pirandelliano, portato da Cecchi all’esasperazione. In una realtà confusa e spesso poco comprensibile si inseriscono, a formare un inestricabile intreccio, frammenti di realtà, di finizione teatrale e di quello stato successivo rappresentato dalla finzione nella finzione. Un metateatro destrutturato, nel quale tutti gli attori si caricano di maschere su maschere, vagando in continuazione tra varie dimensioni e regalando al pubblico un senso perenne di straniamento. Deludente la scena finale della morte di Belcredi, alla quale sarebbe dovuta seguire la decisione di Enrico IV di fingersi pazzo per sempre. Smentita la farsa allestita dal finto imperatore, il sipario si chiude sulla scialba implosione dei vari “mondi” e sul brusco abbandono dell’attore alla propria persona. Una rivisitazione forse troppo azzardata, mirata più ad un’esibizione del virtuosismo creativo più che ad un’esaltazione della ricchezza contenutistica dell’opera originale.

SANTELIA VINCENZO PAOLO - 3 LICEO VIDA - L'Enrico IV di Luigi Pirandello recitato sul palco del teatro Ponchielli da Marche Teatro ha visto sia l’adattamento, sia la regia affidati a Carlo Cecchi; lo spettacolo segue in modo lineare la trama dell’opera: un uomo dell’alta società, disarcionato da cavallo durante una festa in maschera da un contendente in amore, impazzisce e crede di essere il personaggio da lui impersonato, - per l’appunto - l’imperatore germanico Enrico IV. Ottima la recitazione di tutti gli attori, ognuno adatto per parlata, per comportamento ed anche per aspetto al proprio personaggio. Carlo Cecchi, che recita anche la parte del presunto monarca, dedica all’originale dramma in tre atti pirandelliano un ottimo lavoro di riadattamento, che forse non soddisferà chi si sarebbe aspettato una rappresentazione più fedele all’originale, ma che sarà sicuramente capace di farsi apprezzare: nonostante l’azione e gli effetti dell’adattamento, infatti, l’atmosfera tragica della gran parte delle scene viene smorzata, ma - allo stesso tempo - non offuscata dalla presenza di un Enrico IV estremamente burlesco, ma non stupido, riuscendo ad evidenziare, in una maniera creativa ed efficace, il senso di appartenenza del presunto imperatore ad una zona grigia fra la pazzia ed il senno, fra il teatro ed il metateatro. Davvero azzeccata e meticolosa la scelta dei costumi, ognuno adattato al proprio personaggio, capace, quasi per davvero, di farci prevedere come il personaggio agirà, parlerà e si comporterà sul palcoscenico, che, peraltro, viene abbellito con un’attenta e precisa illuminazione, gradevole e coerente con ogni scena. In conclusione, non ritengo giusto non definire questo spettacolo, seppur non indirizzato al copione pirandelliano, ben reso, ben adattato e ben recitato, capace di essere godibile per chiunque.

SOLZI GIULIO 4 LICEO MANIN - Il 5 febbraio Carlo Cecchi dona al Teatro Ponchielli un chiarissimo esempio di come si può rivisitare un classico considerato inviolabile non solo serbandone il significato, ma addirittura evidenziandolo ancora di più riducendo i tre atti in uno e, di conseguenza, parti della trama che ne penalizzavano la fluency. L'Enrico IV proposto da Cecchi, infatti, offre un'esperienza di teatro nel teatro attraversando e analizzando i concetti chiave del pensiero di Luigi Pirandello grazie all'enigmatica figura di Enrico, della sua lucida follia e della poetica dell'umorismo pirandelliana. Ad accentuare questa dimensione metateatrale contribuiscono anche due rilevanti riferimenti operistici: uno, più sottile, al Mefistofele di Boito durante l'entrata in scena di Enrico IV, il secondo, macroscopico, nell'epilogo, alla Cavalleria Rusticana di Mascagni (dall'ononima novella di Verga), che ben si collega alle radici siciliane del Nostro. Cecchi (che, oltre a curare adattamento e regia, interpreta Enrico), inoltre, nella sua limatura della pièce, ha voluto ridurre lo spazio ed il tempo dedicati al protagonista, per poter delineare i caratteri degli altri personaggi a cominciare dalla sua amata Marchesa (Angelica Ippolito) e sua figlia (Chiara Mancuso), il Marchese rivale dell'imperatore (Remo Stella), il Dottore (straordinariamente interpretato da Gigio Morra) ed i quattro servi, qui suggeritori di battute (Vincenzo Ferrera, Davide Giordano, Edoardo Coen e Dario Caccuri) . Tra i costumi che rispecchiamo il binomio “finzione/realtà” di Nanà Cecchi e le luci (davvero protagoniste nella creazione di un ambiente di vera suspence) di Camilla Piccioni, spicca la scenografia metateatrale di Sergio Tramonti, che ha come aspetto centrale, sia fisicamente che simbolicamente, la presenza di un enorme specchio. Ed ecco l'uomo davanti ad uno specchio. Tra specchio ed identità. Tra identità e maschera. La maschera di un uomo costretto a fingersi pazzo per 26 anni per attuare la sua tremenda vendetta e poi costretto a continuare ad indossarla in eterno, ma anche le molteplici maschere che ogni uomo indossa costantemente per rassomigliare ad uno, a nessuno o a centomila. Tutto il pensiero pirandelliano in una rilettura non poi tanto distante dall'originale e che conferma ancora una volta la genialità di Carlo Cecchi.

VACCARO MARTINA- 3 LICEO ASELLI - "Folle e pazzo" i due aggettivi che risuonavano nel teatro Ponchielli il 5 febbraio 2019 quando si parlava di Enrico IV, protagonista dello spettacolo che ha intrattenuto il pubblico del teatro con grande coinvolgimento. Grandissima bravura degli attori che hanno saputo rappresentare con chiarezza il teatro nel teatro. Opera di Luigi Pirandello con adattamento e regia di Carlo Cecchi con battute e attori indubbiamente fantastici ha donato agli spettatori un assaggio della vita di Enrico IV. Il regista e attore principale interpreta un uomo che crede di essere il re di Germania a causa della sua pazzia. Grazie alla follia e all'inganno riesce a continuare questa farsa per decenni costringendo tutti a servirlo come il vero Enrico IV. La drammaturgia ben strutturata insieme alla scenografia hanno fatto sentire il pubblico partecipe degli avvenimenti. Il palco allestito con grandi pareti mobili, un trono dorato e costumi che portavano lo spettatore agli anni dell'XI secolo. La marchesa Matilde, ovvero Angelica Ippolito, amante del “folle”, grazie al dottore, interpretato da Gigio Morra, riesce a farsi riconoscere dal “finto” re. La rappresentazione che si basa sul confronto tra finzione e realtà ha incuriosito e intrattenuto gli spettatori del Ponchielli grazie alla bravura di Carlo Cecchi nel mettere in scena una trama così complessa senza annoiare e mantenendo l'attenzione del pubblico. I personaggi che fungevano da contorno ai monologhi di Enrico IV hanno reso lo spettacolo brillante e a volte divertente esaltando e deridendo i discorsi del protagonista. Sicuramente uno spettacolo degno di essere visto e che si è meritato tutti gli applausi ricevuti, non solo per la trama interessante e divertente, ma anche per la capacità degli attori di interpretare due ruoli contemporaneamente.

VECCHIA LUCIA - 3 LICEO ANGUISSOLA - Il teatro nel teatro, maschere e follia durante la rappresentazione di Enrico IV di Luigi Pirandello andato in scena al Teatro Ponchielli il 5 e 6 febbraio. La sinossi in Pirandello racconta di un nobile che, un giorno, decide di partecipare ad una cavalcata in costume, nella quale impersonava l’imperatore Enrico IV di Franconia, interpretato da Carlo Cecchi. Alla messa in scena prendono parte anche Matilde Spina (Angelica Ippolito), donna della quale era innamorato, e Belcredi (Roberto Trifirò), suo rivale in amore. Quest’ultimo disarciona il protagonista, di cui non pronuncia il nome, che batte la testa e rimane convinto di essere realmente il personaggio storico che stava interpretando. Dopo 12 anni Enrico guarisce e comprende che il suo rivale lo aveva fatto cadere di proposito per sottrargli Matilde. Un dottore, molto interessato della pazzia del protagonista, che continua a sua insaputa a la finzione, dice che per farlo guarire potrebbe provare a ricostruire la stessa scena di vent’anni prima; solamente che al posto di Matilde recita la figlia, uguale alla madre da giovane. Enrico, allora, si trova di fronte la donna che aveva amato e che amava ancora; ha, quindi, uno slancio e abbraccia la ragazza. Belcredi interviene, ma Enrico IV afferra la spada e lo uccide. Per fuggire dalla realtà e dallo sbaglio commesso, il protagonista, si ritrova a dover fingere di essere il suo personaggio per sempre. Regista e attore proprio nei panni di Enrico IV, Cecchi non si prende per niente sul serio e procede a dare una sforbiciata radicale al suo personaggio. Il grande attore riesce brillantemente ad utilizzare finzione e umorismo al fine di un gioco che spiazza e confonde lo spettatore. Nell’adattamento di Cecchi, però, la tragedia si conclude in farsa e il pubblico può tornare a casa con la certezza di un Pirandello “ribaltato”, meno angoscioso e sicuramente più pazzo dell’originale.

ZENDRI EMMA -  2 LICEO SCIENTIFICO - Il 6 febbraio, al teatro Ponchielli di Cremona, è andato in scena il dramma “Enrico IV”, scritto da Pirandello e adattato da Carlo Cecchi. Il regista l’ha alleggerito e reso ancora più acuto e tagliente, ponendo l’accento sulla follia del protagonista che vive nella convinzione di essere l’imperatore Enrico IV di Franconia. Il personaggio è interpretato dallo stesso Carlo Cecchi. La pazzia del protagonista è iniziata anni prima quando, durante una festa di paese in maschera, viene disarcionato da cavallo dal suo rivale in amore (Belcredi) e perde i sensi. In questa rappresentazione, Cecchi decide di rendere la follia una scelta consapevole dell’uomo, che la usa come strumento di vendetta contro le persone che lo definiscono “strano” e lo deridono. Nel corso dello spettacolo incontriamo un gruppo di individui impegnati, con l’aiuto di un medico, nella ricerca di una cura per il malato. Decidono di provare a ricreare la fatidica scena della caduta da cavallo. Nel mentre il supposto folle, stufo e irritato dalla ridondanza del personaggio che interpreta ormai da tempo, confida ai suoi consiglieri che è sempre stato in sé e che durante tutti quegli anni aveva osservato la vita di chi lo circondava da dietro le quinte, fingendosi pazzo per dimostrare la violenza degli stereotipi a cui tutti noi siamo costretti e a cui spesso ci adattiamo. Le comparse della stravagante messa in scena riferiscono alla combriccola la rivelazione. Viene comunque realizzata  la messa in scena, in cui a impersonare la Marchesa di Toscana, al posto dell’antica amata, c’è la figlia Frida, sorprendentemente simile alla madre da giovane. Quando il fittizio imperatore la vede, preso dalla nostalgia, le si avvicina e cerca di abbracciarla. Subito il padre (Belcredi), spaventato, accorre ad allontanare l’uomo che, preso da uno scatto d’ira, sfodera una spada e lo trafigge. Con questo finale lo spettacolo ci incoraggia a ragionare sul contrasto tra finzione e realtà, sul potere che hanno le maschere che ci impone la società e che ci imponiamo noi stessi. I costumi sono curati da Nanà Cecchi e riflettono le usanze dell’XI secolo, come le scenografie. Queste sono fedeli all’epoca di Enrico IV, ma non sono ridondanti, così da permettere al pubblico di inquadrare il periodo storico senza distrarsi dalla narrazione. Uno spettacolo straniante eppure alla portata di tutti, attuale sotto ogni punto di vista. Fragorosi gli applausi da parte degli spettatori.

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19 Febbraio 2019