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Lunedì 18 Febbraio 2019

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CREMONA

Gli affreschi di Guido Bragadini a Palazzo Raimondi

Se ne parla il 17 gennaio, in Sala Puerari, per il ciclo di conferenze legate alla mostra 'Il Regime dell’Arte'

Gli affreschi di Guido Bragadini a Palazzo Raimondi

CREMONA - Gli affreschi di Guido Bragadini a Palazzo Raimondi sono l’argomento che verrà trattato nella prossima conferenza a corollario della mostra Il Regime dell’Arte, curata da Vittorio Sgarbi e Rodolfo Bona, in corso al Museo Civico “Ala Ponzone” e prorogata sino al 3 febbraio prossimo. L’appuntamento è per giovedì 17 gennaio, alle ore 17, nella Sala Puerari (via Ugolani Dati, 4), e vedrà come relatori Andrea Fenocchio, cultore della materia in Storia dell’arte moderna presso il Dipartimento di Musicologia e Beni Culturali dell’Università di Pavia, e Giulia Bellagamba, laureata in Storia dell’arte contemporanea. Entrambi sono stati allievi della professoressa Sara Fontana, docente di Storia dell’arte contemporanea all’Università di Pavia, che ha dedicato un importante saggio agli affreschi di Bragadini di Palazzo Raimondi, saggio presente proprio nel catalogo della mostra.

Fra le personalità di maggior rilievo della scena artistica cremonese tra la metà degli anni Venti e l’inizio degli anni Quaranta è senz’altro da annoverare quella di Guido Bragadini (1892-1950), artista singolare che nella sua breve, perché troncata intorno al 1940 dall’insorgere di una grave malattia invalidante, quanto feconda parabola di pittore ha realizzato opere di notevole qualità spaziando dal paesaggio al ritratto passando per le scene di genere.

Nato a Stagno Lombardo, trascorse la giovinezza a San Secondo Parmense compiendo gli studi artistici a Parma sotto la guida di Paolo Baratta (1874-1940). Il suo esordio fu relativamente tardivo, contrastato da circostanze esterne: un iniziale opposizione del padre alla sua volontà di dedicarsi agli studi artistici e la Grande Guerra che lo tenne sotto le armi per ben tre anni. Da subito la produzione artistica di Bragadini si mosse lungo due linee costanti: l’interesse per i soggetti paesaggistici – che promanava da un amore istintivo e profondo per la natura in tutte le sue manifestazioni – e per i ritratti nei quali sapeva cogliere con grande maestria i moti segreti dell’animo dell’effigiato.

Fin dal suo apparire sulla scena artistica cremonese a metà degli anni Venti riscosse immediatamente un notevole consenso presso il pubblico cittadino suscitando particolare interesse per la sua produzione nell’avvocato Tullo Bellomi (1878-1956), figura egemone nell’organizzazione delle politiche culturali cittadine durante il fascismo. Proprio l’avvocato Bellomi, che nel 1924 aveva acquistato il rinascimentale Palazzo Raimondi, commissionò a Bragadini, che lo realizzò tra il 1927 e il 1929, un ciclo di tre affreschi per la galleria che hanno per soggetto scene della vita del primo proprietario dell’immobile, l’umanista Eliseo Raimondi, nelle quali i personaggi vengono rappresentati utilizzando i volti di eminenti personalità della cultura e della politica cremonese del periodo fascista tra cui Roberto Farinacci.

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15 Gennaio 2019