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Mercoledì 19 Settembre 2018

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FESTIVAL ACQUEDOTTE 2018

Il jukebox in carne e ossa. Oblivion, musi-comici di gran talento

Cinque voci straordinarie giovedì 2 agosto sul palco del Trecchi tra sketch d'improvvisazione e set di repertorio. Fantastico l'adattamento rap di 'Una zebra a pois' di Mina

Il jukebox in carne e ossa. Oblivion, musi-comici di gran talento

CREMONA - Per attivare il jukebox (in carne ed ossa) degli Oblivion non servono monetine, ma semplici foglietti di carta su cui indicare il nome del proprio cantante preferito. Una volta svelati i desiderata della platea (foltissima giovedì 2 agosto a palazzo Trecchi per l’ultimo appuntamento del Festival AcqueDotte), a far partire la compilation provvede, in automatico, la macchina vocale dell’ensemble formato da Graziana Borciani, Davide Calabrese, Francesca Folloni, Lorenzo Scuda e Fabio Vagnarelli. Cinque voci straordinarie che, tra sketch d’improvvisazione e set di repertorio, mettono in fila con bravura e briosa disinvoltura i brani di una playlist praticamente sterminata. Interattivo come un’app per musica digitale, ma guidato da un’intelligenza assolutamente ‘analogica’, The Human Jukebox è uno show musicomico in ‘vocalese’ che supera ogni barriera tra i generi incorporando pop, rap, jazz, rock e musica a cappella. A spiegare, con disimpegno e un pizzico di romanticismo, che nell’era della musica smart si può (forse) fare a meno di iTunes e Spotify.
Un po’ Trio Lescano e un po’ The Manhattan Transfer, gli Oblivion srotolano e riavvolgono il nastro del tempo giocando con le ere, i toni e i modi musicali in uno spettacolo che strizza l’occhio alle gag da varietà e quasi sconfina - rivelando l’esperienza di performer del musical dei cinque interpreti - in una vera e propria pièce teatrale. Le 68 canzoni vincitrici del Festival di Sanremo (da Grazie dei fior a Non mi avete fatto niente) vengono frullate in un medley di 5 minuti, i vocioni dei tre tenorini de Il Volo cantano (scherzosamente) «lo stereotipo del terrone», Generale di De Gregori sembra suonata da un giradischi rotto e Almeno tu nell’universo viene eseguita a due voci... complementari: l’una canta le vocali, l’altra le consonanti. Immancabile il tributo a Mina con un’esilarante versione mimata di Ancora, ancora, ancora. Il jukebox degli Oblivion dispensa anche parodie dei protagonisti della ‘talent saga’ Amici di Maria De Filippi, uno spiritoso omaggio a Franco Battiato e un’irriverente rivisitazione di una delle hit di Ligabue re-intitolata per l’occasione L’odore del cesso, prima di un mix di brani di Pino Daniele adattato per ‘coro alpino’. Fantastica l'interpretazione rap, in chiusura di spettacolo, del brano 'Una zebra a pois' di Mina.

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03 Agosto 2018