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Domenica 19 Agosto 2018

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TEATRO

La Biennale di Latella sotto il segno dell’attore

A Venezia da venerdì 20 luglio al 5 agosto laboratori, spettacoli e progetti per gli emergenti

La Biennale di Latella sotto il segno dell’attore

VENEZIA - La 46ma edizione della Biennale Teatro si compie sotto il segno dell’attore, seconda tappa del progetto triennale firmato dal nuovo direttore artistico Antonio Latella. Se l’anno scorso protagonista della kermesse fu la figura del regista, quest’anno tocca all’attore/performer. Immutata la struttura della Biennale di Latella che prevede piccole e intense monografie di attori, per lo più poco conosciuti in Italia, e di cui Latella porta più lavori, di periodi diversi, in modo che operatori, teatranti e spettatori, naturalmente, possano fare un incontro vero con gli artisti. Rimane invariata la sezione Biennale College, progetto dedicato ai registi under 30, cui quest’anno si affianca un bando dedicato ai drammaturghi under 40: questo accade nella consapevolezza che la Biennale Teatro debba essere un laboratorio di idee e di formazione, un’opportunità per trovare e incoraggiare nuovi talenti. La Biennale di Latella Atto Secondo prenderà il via dunque venerdì 20 luglio e si concluderà il 5 agosto.

La prima giornata sarà dedicata ai Leoni del teatro. Quest’anno i massimi riconoscimenti andranno ad artisti italiani, diversi per estetica ed età. «Scegliere i Leoni è una cosa serissima. L’anno scorso per la prima volta il Leone d’Oro è andato a una scenografa, quest’anno mi piaceva valorizzare la potenza della creatività attoriale italiana. Antonio Rezza è un artista che ha inventato un linguaggio unico e inimitabile, un performer straordinario che vive costruendo il suo stare in scena con incredibile forza espressiva e abitando le opere di Flavia Mastrella. Il teatro di Rezza è nel suo essere in scena, in quello che fa, nel pensiero e mondi che sa veicolare».

Il teatro di Rezza attore e performer incarna in maniera esemplare lo spirito dell’edizione dedicata all’attorialità, così come il Leone d’Argento agli Anagoor – il pubblico cremonese e casalasco ha visto Lingua Imperi, Virgilio Brucia e Socrate il sopravvissuto – concretizza e simbolizza l’attenzione vera e permanente di Latella ai giovani artisti. «Giovani sì, ma già affermati. Anagoor credo che sia un gruppo che sta dimostrando la coerenza e la costanza di una ricerca tesissima. Simone Derai e Marco Menegoni vanno in cerca di un nuovo linguaggio – spiega il regista e direttore artistico -. Anagoor ha il coraggio di usare attori non protagonisti, ha la capacità di unire diversi mondi. Anagoor rappresenta qualcosa che sta per nascere, una trasformazione in atto dei linguaggi che compongono e caratterizzano il teatro contemporaneo».

Se questi sono i Leoni che saranno consegnati domani mattina a Cà Giustinian, i protagonisti delle piccole e intense monografie attoriali di Biennale 2018 sono molteplici, diversi per stili, estetiche e provenienze. Nel programma assemblato da Latella trovano spazio coreografia, regia, musica, arti plastiche, giocoleria, arte dei burattini, mimo. Ne sono autori: Clement Layes, francese di stanza a Berlino, classe 1978, studi in coreografia, teatro, arti circensi, che nei suoi spettacoli esplora con humour la vita quotidiana e i suoi oggetti; Gisèle Vienne, quarantenne franco-austriaca, studi in coreografia e regia e una specializzazione nell’arte dei burattini, che fa interagire l’inquietante immobilità del corpo artificiale con la dinamicità del corpo naturale; Simone Aughterlony, quarantenne neozelandese, attiva tra Berlino e Zurigo nel campo della coreografia e dell’arte performativa, che costruisce spazi generativi di nuove forme di narrazione; Thomas Luz, svizzero, classe 1982, regista e musicista che sperimenta una forma personale di teatro musicale; Davy Pieters, 30 anni, olandese, regista con studi all’Accademia teatrale di Maastricht, che utilizza modalità di composizione da video tuber muovendo gli attori come fossero all’interno di un videotape; Vincent Thomasset, quarantatreenne di Grenoble, autore, regista e coreografo, che lavora sul linguaggio e le sue sfaccettature, solo per fare qualche esempio.

E dopotutto la scelta degli attori protagonisti della Biennale Teatro 2018 corrispondono a un pensiero interrogante così espresso da Latella: «Attore e performer sono due termini che indicano due modalità, forse due modi di intendere le potenzialità espressive. Ciò che propone la Biennale Teatro di quest’anno è un interrogativo. Si chiede dove si trovi e se esista ancora la differenza fra attore e performer. Può un attore essere un performer? E un performer essere un attore? Perché a un certo momento un performer ha bisogno di uno spazio scenico, di un regista? In realtà ciò che fa un performer è irripetibile, laddove invece, pur nella sua unicità, l’attore in teatro propone una ripetitività della sua prestazione, sera dopo sera, per quanto sempre diversa. E’ cambiato lo spazio, forse la fruizione con cui ci si accosta al teatro, allo spettacolo, alla performance. Che pubblico stiamo cercando? Anche nel proporre il programma della Biennale?».

Interrogativi a cui la kermesse veneziana cercherà se non di dare delle risposte, per lo meno suggerire delle ipotesi.

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19 Luglio 2018