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Venerdì 22 Giugno 2018

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SCAVI ARCHEOLOGICI

Pompei, una cremonese e il suo team

Nella squadra di lavoro che sta riportando alla luce nuovi tesori anche Anna Raimondi e il suo staff al femminile

 Pompei una cremonese e il suo team

CREMONA - Un intero vicolo punteggiato da balconi aggettanti che incredibilmente hanno resistito alla furia dell’eruzione, con i parapetti, i resti delle coperture in tegole, persino le anfore svuotate dal vino che qualcuno aveva lasciato in un angolo ad asciugare al sole. E poi una nuova vittima, un uomo con una gamba malata che gli archeologi hanno trovato giusto una settimana fa riverso a terra, di schiena, nella Regio V di Pompei, all’angolo tra il Vicolo dei balconi e il vicolo delle Nozze d’argento. Cercava di scappare ma la furia bollente del Vesuvio non gli ha dato scampo. «Ecco perché non mi pesa alzarmi all’alba per essere a Pompei in tempo per l’apertura del cantiere, lavorare tutto il giorno e fare ritorno a Cremona a tarda notte. Queste scoperte drammatiche e eccezionali ad un tempo stanno restituendo giorno dopo giorno i veri colori e tanti particolari importantissimi per la storia della città».

L’architetto cremonese Anna Raimondi dello studio di restauro architettura e paesaggio Feiffer & Raimondi (due sedi, Cannaregio a Venezia e viale Po in città) è risultato vincitore dell’appalto per la messa in sicurezza dei fronti di scavo e la riduzione del rischio idrogeologico di cinque ‘Regiones’, i quartieri del sito archeologico di Pompei in massima parte ancora non scavate e del cosiddetto cuneo, un grande triangolo pure inesplorato sul quale attualmente sono presenti coltivazioni di alberi da frutto. Lavora in studio con gli architetti Paola Amici, Valeria Priori e Nicoletta Pedroni, sul campo in team con una squadra che conta circa 40 persone, dagli architetti agli archeologi, fino agli archeobotanici, che si muove con tecnologie d’avanguardia, droni compresi.

Interventi minimali ma studi preparatori lunghi e minuziosi.
«Un lavoro pazzesco. Abbiamo iniziato nel dicembre scorso con le rilevazioni di circa 8 mila prospetti. Per ogni regio, ogni insula, ogni numero civico abbiamo controllato le pareti, fatto il rilievo tridimensionale, individuato i fenomeni di degrado e i relativi interventi conservativi. Si scava a mano e in ginocchio, e ci si ferma quando si trovano reperti. Tutto viene documentato».

L’intenzione del soprintendente Massimo Osanna è di togliere tutti i ponteggi in tempi brevi.
«Il nostro obiettivo è la messa in sicurezza e l’abbassamento del fronte di scavo, consolidando intonaci, creste murarie, murature a strapiombo nel modo meno invasivo possibile anche dal punto di vista estetico e con interventi ‘reversibili’. Al termine dei lavori fra un anno e mezzo riusciremo a restituire al pubblico un buon numero di ettari».

Un problema endemico di Pompei fin dall’antichità è il drenaggio.
«Lo si vede chiaramente nelle strade costruite in discesa. Ci sono seri problemi di contenimento perché le zone più alte del parco archeologico si imbevono d’acqua e spingono su mura antiche fatte per essere mura di case. Quando si sente dire o si legge che a Pompei è crollata una porzione di muro, ecco la spiegazione».

A quasi duemila anni dall’eruzione la nuova campagna di scavi avviati grazie al Grande Progetto Pompei ne sta portando alla luce una seconda vita.
«Abbiamo potuto ricostruire le tecniche di cantiere messe in campo a partire dalla metà del Settecento, il modo in cui si muovevano sotto terra, scavando una buca profonda dalla quale facevano partire lunghi cunicoli. La cultura della conservazione era inesistente, molti reperti sono stati sottratti, altri curiosamente lasciati, come un bacile in bronzo rotto sul fondo. E poi siamo in grado di ricostruire anche le tecniche di costruzione, gli stili pittorici che si sono succeduti nei secoli, le decorazioni che ora definiremmo vintage. Svelare una casa con giardino, lacerti dai colori inimmaginabili come il rosso pompeiano e l’ocra pastoso e brillante, cornici in stucco, decorazioni, mosaici e affreschi è un’emozione fortissima».
Un filo rosso dunque lega Cremona a Pompei, anzi un filo rosa: la storia della rinascita della colonia romana e delle ultime incredibili scoperte passa anche dalle mani di Anna, Paola, Valeria e Nicoletta. Brandelli di quella quotidianità che solo mani femminili sono in grado di ricomporre. anna 

08 Giugno 2018