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Guerra dei decibel, il giudice si riserva di decidere

Nel mirino le 28 manifestazioni in piazza Misani

Guerra dei decibel,  il giudice si riserva di decidere

Maurizio Fornasari e Silvana Scaramuzzi

ANNICCO — C’è il caso di Bologna, che due anni fa cancellò la sua estate in piazza. C’è quello di Bordighera, dove un mese fa è saltato il concerto dei ‘Time Out, tribute band degli ‘883’. Ma di casi ce ne sono moltissimi, in tutta Italia. E’ la guerra dei decibel. Ora è scoppiata anche ad Annicco, con la sua piazza del mercato che nel 2005 fu intitolata al pittore Giovanni Misani e che quest’estate ha ospitato 28 manifestazioni. Troppo rumore fino a tarda notte, ‘decibel’ schizzati, sostengono tre famiglie, che, forti di tre perizie, hanno fatto causa al Comune e alla Pro Loco (un ricorso in via d’urgenza).

La guerra dei decibel è arrivata davanti al Giulio Borella, il giudice che il 23 agosto aveva ordinato di sospendere le manifestazioni entro le 24 e che giovedì 2 ottobre, entrando nel merito della questione, si è riservato di decidere. Tre e mezza del pomeriggio: di qua il sindaco Maurizio Fornasari e la presidente della Pro Loco, Silvana Scaramuzzi, con l’avvocato Carlo Ghisalberti. Di là l’avvocato Annamaria Fecit, legale delle famiglie, tra cui Cristian Callini. «Noi non siamo contrari alle manifestazioni, chiediamo solo che si facciano in altri luoghi o che siano regolamentate», evidenzia Callini, amareggiato, lui che non voleva innescare polemiche, per il polverone sollevato dalla vicenda. «Noi non abbiamo denunciato il Comune. Abbiamo promosso una causa», precisa.

L’avvocato Ghisalberti sostiene che il ricorso in via d’urgenza proposto dalle famiglie non avrebbe alcuna ragione d’essere, essendo già quasi interamente trascorse le manifestazioni che vi hanno dato origine (in calendario c’è ancora un evento per ottobre). Ma l’avvocato Fecit ha contrastato questa tesi, producendo al giudice una sentenza della seconda sezione del tribunale di Firenze, del 22 novembre 2011. Che cosa dice? «La giurisprudenza, in casi simili — ha spiegato il legale — , ha ritenuto ragionevole e conforme alla natura della tutela d’urgenza e alla natura delle posizioni dedotte in giudizio che la richiesta inibitoria sia avanzata per il futuro al fine di prevenire un danno che altrimenti sarebbe irreparabile». 

Leggi di più su La Provincia di venerdì 3 ottobre

02 Ottobre 2014

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