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SORESINA

Malata e sfrattata, c’è la casa

Marito disoccupato e due bimbe, alloggio assegnato dal Comune

Malata e sfrattata, c’è la casa

Un presidio del comitato antisfratto in una foto d'archivio

SORESINA — Due figlie piccole, la mamma malata di tumore e il papà lasciato a casa da una cooperativa di facchinaggio. E lo sfratto incombente. Una situazione drammatica segnalata dal Comitato anti-sfratto di Cremona che, grazie alla disponibilità del proprietario dell’immobile e alla collaborazione del Comune, ha avuto un lieto fine, almeno sul versante della casa e dell’unità della famiglia. «Uno sfratto — spiega infatti il sindaco Diego Vairani — avrebbe costretto il Comune a togliere le bimbe ai genitori». Così da pochi giorni la famiglia, di origine marocchine, è entrata in una casa popolare dopo un rinvio dello sgombero.
«Vogliamo sottolineare — spiega Michele, del Comitato anti-sfratto — la disponibilità e l’umanità del proprietario che, pur denunciando un arretrato di 9 o 10 mensilità, ha acconsentito a rinviare lo sfratto in attesa di una sistemazione della famiglia in un alloggio pubblico. Si tratta di un piccolo proprietario, con pochi immobili e in oggettiva difficoltà per i mancati canoni». Il 47enne marocchino è senza lavoro dal marzo del 2012 e la moglie è in cura agli Spedali Civili di Brescia. Per il trasporto percepisce un sussidio del Comune. A un certo punto l’uomo aveva deciso di rimandare in Marocco moglie e figlie. Aveva anche acquistato, indebitandosi, i biglietti aerei ma ha dovuto stracciarli perché le condizioni della donna sono peggiorate. «Si è rivolto — spiegano al Comitato — alle assistenti sociali per chiedere un alloggio ma senza ottenerlo e quindi è venuto da noi. Un primo tavolo convocato dalla prefettura è andato deserto, ma al secondo incontro l’alloggio popolare che gli era stato negato è saltato fuori. Purtroppo l’ente pubblico non si muove neanche in casi drammatici come questo se non c’è mobilitazione, la volontà politica esce solo quando si accendono i riflettori».
«Abbiamo assegnato l’alloggio — ribatte il sindaco Vairani — perché si trattava di una situazione molto grave. Non vogliamo che passi il messaggio che ogni volta che si muove il Comitato salta fuori una casa: questo era un caso davvero particolare. Tra l’altro la famiglia non è stata lasciata sola. Noi siamo venuti loro incontro con i buoni mensa per le figlie e sono stati aiutati anche dalla San Vincenzo. Le assistenti sociali hanno steso una relazione approfondita indicando una situazione drammatica. Abbiamo cercato di indirizzarli ad alcuni parenti che hanno qui prima di dar loro una casa. Al primo incontro non ci siamo presentati a causa di un disguido, nessuna volontà di snobbare una situazione gravissima».

05 Settembre 2014

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