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CREMONA

Emergenza profughi, aperte alcune case parrocchiali

Sono le ex canoniche in disuso di Ca’ de Stefani, Pieve Terzagni, Cignone e Castelverde

Emergenza profughi, aperte alcune case parrocchiali

Don Antonio Pezzetti

CREMONA - Continua l'emergenza profughi a Cremona - come in Italia del resto - e la Caritas di Cremona, con la Casa dell'Accoglienza ormai al collasso, potrà contare su diverse parrocchie che hanno offerto disponibilità di alloggi. Durante l’estate - si legge sul sito della diocesi -  una decina di giovani tra i 20 e i 30 anni provenienti da diverse zone del Mali è stata accolta presso la comunità «Magnificat» di Villarocca, frazione di Pessina Cremonese. Una struttura gestita dalla Federazione Oratori Cremonesi pensata per accogliere gruppi di giovani per ritiri o esercizi spirituali o per esperienze comunitarie a tempo. Ben dieci persone già da diverse settimane sono state ospitate a Cremona nell’ex sede dell’associazione di solidarietà “La Zolla” di via Litta, nel quartiere Borgo Loreto.

Ma, afferma don Antonio Pezzetti, direttore della Caritas, un altro fonte importante quello delle ex canoniche, che in molti piccoli paesi sono ormai in disuso. Alcune sono già state individuate: la canonica di Ca’ de Stefani, a Vescovato (5 profughi), altri sei posti letto nella vicina casa parrocchiale di Pieve Terzagni e disponibilità per altre cinque persone arriva anche da Cignone. A Castelverde vi sono opportunità nell’appartamento ricavato nella canonica di Castelnuovo del Zappa, e già da tempo utilizzato per fronteggiare emergenze abitative, che presto potrà accogliere cinque profughi. Una decina, invece, andrà all’Opera Pia “Ss. Redentore” di Castelverde. «Anche altri parroci, anche della zona Casalasca - precisa il direttore della Caritas - si sono resi disponibili».

«Occorre sottolineare - conclude don Pezzetti - che i profughi, anche se ospitati nelle parrocchie, continueranno a essere seguiti dai nostri operatori. Anche perché durante la giornata daremo loro la possibilità di raggiungere Cremona per seguire i corsi di italiano che sono necessari per una loro maggiore integrazione nella società e per espletare tutte quelle pratiche sanitarie e burocratiche necessarie per ottenere l’asilo politico». Tutto questo rimborsato solo con i 30 euro che lo Stato paga per il mantenimento giornaliero di queste persone, fatto di vitto, alloggio, trasferimenti, spese farmaceutiche e molta burocrazia.

© RIPRODUZIONE RISERVATA DI TESTI E FOTO

04 Settembre 2014

Commenti all'articolo

  • jenny

    2014/09/06 - 17:05

    Ma i soldi per mantenere tutti questi migranti (non si possono piu' chiamare immigrati, è dispregiativo) immagino che li fornisca papa Francesco. Non ha forse parlato di Chiesa al servizio dei poveri ? Certo che se la povertà è fonte di beatitudine sarebbe meglio non foraggiarli troppo altrimenti non vanno piu' in paradiso.

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  • gian carlo

    2014/09/05 - 16:04

    Se dallo stato Don Pezzetti riceve solo 30 Euro i restanti necessari per tutte le altre necessità dove va a prenderli? Non mi dica che li riceve dalla Caritas perché significa che siamo ancora noi a pagare. Ma non si rende conto Don Pezzetti che anche noi facciamo fatica ad arrivare alla fine del mese? Le bugie hanno le gambe corte.

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  • franco

    2014/09/05 - 13:01

    Vorrei solo chiedere a don Pezzetti: ma nella sua grande carità e accoglienza lei cosa tira fuori di tasca sua ? Certo coordina, organizza, ecc. con il misero sussidio di 30 euro pro capite che lo Stato ( noi in altre parole...) gli concede ma, ripeto, lui personalmente cosa ci mette "in solido" ?

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  • They

    2014/09/05 - 07:07

    Forse sarebbe meglio ad insegnare a noi la loro lingua visto che tra poco l'Italia sarà com l'Africa. Un mio personale parere è che bisogna fermare questa invasione visto che non ci sono più risorse economiche e che continuando così non avremo più soldi per scuole, sanità, pubblica sicurezza e pensioni perché utilizzati per mantenere questi immigrati e l'operazione mare nostro.

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