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CREMONA

Dà un passaggio a un connazionale e finisce in cella per una notte

Rimasta coinvolta in una rapina, ci sono voluti tre anni prima che fosse riconosciuta la sua innocenza

Dà un passaggio a un connazionale e finisce in cella per una notte

CREMONA - Ha dato un passaggio ad un connazionale e si è trovata in cella per una notte. E’ accaduto ad una badante romena di 28 anni, incensurata, finita in carcere con l’accusa di tentata rapina impropria, in concorso con un connazionale, ai danni di un sorvegliante di un supermercato. Giovedì 10 luglio la badante è stata assolta per non aver commesso il fatto, il connazionale, irreperibile, è invece stato rinviato a giudizio. 

I fatti risalgono al 23 dicembre del 2011. Mentre in auto si stava dirigendo al supermercato, la 28enne ha cortesemente offerto il passaggio a un uomo. Non lo aveva mai visto e durante il tragitto i due hanno scoperto di essere entrambi romeni. Arrivati a destinazione, la giovane ha riempito il carrello e pagato alla cassa più di quaranta euro di spesa. Ma alla cassa c’è stato un problema con l’antitaccheggio e l’addetto alla sorveglianza ha fermato i due romeni. La donna, non avendo nulla da temere, è rimasta lì, il connazionale ha tentato di fuggire, lanciando addosso all’addetto alla vigilanza due confezioni di caffè di una nota marca, come riporteranno nell’informativa gli zelanti inquirenti intervenuti sul posto. Il sorvegliante è stato inoltre colpito al ginocchio dal carrello. Sono scattate le manette. La badante, traumatizzata, ha trascorso l’antivigilia di Natale in una cella della sezione femminile del carcere di Mantova, poi è stata liberata. E ha dovuto attendere tre anni perché venisse riconosciuta la sua innocenza.

Su richiesta del pm Roberto di Martino e condividendo la linea difensiva dell’avvocato Luca Vaccari, giovedì 10 luglio il gup Guido Salvini ha assolto la donna che aveva scelto di farsi processare con il rito abbreviato. Processo durante il quale il difensore ha fatto emergere che la sua assistita aveva regolarmente pagato la spesa e che a spingere il carrello contro il ginocchio del sorvegliante non era stata lei, ma il connazionale. Vaccari ha quindi sostenuto che non vi era la prova che la badante avesse usato violenza nei confronti dell’addetto alla sorveglianza. Inoltre, per il legale non era credibile il fatto che la badante avesse fatto la spesa, l’avesse pagata e poi ruba due confezioni di caffè.

© RIPRODUZIONE RISERVATA DI TESTI E FOTO

10 Luglio 2014

Commenti all'articolo

  • They

    2014/07/11 - 07:07

    Questo è il problema: il vero delinquente si è dileguato mentre gli onesti hanno problemi, questo grazie alla lungaggine della "giustizia" italiana, con leggi che permettono di lasciare in libertà dei b......i

    Rispondi

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