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CREMONA

Commercialista a processo per truffa, l'ex impiegata: 'Mi disse che i soldi glieli aveva mandati il Signore'

Al centro della vicenda una collezione di monete d'oro, la professionista è accusata in concorso con un orefice e i danneggiati sono due fratelli di Busseto

monete d'oro

CREMONA - Rapporti con le banche, fatturazioni, recupero crediti, incassi, uscite, "tutto passava da me". Passava dalla solerte impiegata (dal 2006 al 2012) di Pierangela Stifanelli, commercialista da lunedì 30 giugno a processo davanti al giudice Christian Colombo, in concorso con Ivan Bodini, lui orefice di Piadena. Sono accusati di truffa aggravata ai danni di due fratelli (Piera e Paolo, parti civili) di Busseto, in relazione alla vendita di una collezione di monete d’oro antiche del valore di 120 mila euro, "non restituendo loro né le monete né il relativo prezzo, procurandosi un ingiusto profitto". 

Paolo, cliente della commercialista, incassò solo 9.500 euro in contanti all’appuntamento in un bar di Cremona con la commercialista: i soldi erano infilati una busta. Accadeva nell’estate del 2009, anno in cui , ha fatto verbalizzare l’ex impiegata, "lo studio aveva difficoltà con Equitalia e con gli stipendi. All’inizio di luglio vado dalla signora (Stifanelli, ndr) per le cose giornaliere e mi racconta la storia delle monete. Le chiedo il valore. E lei: 140-170mila euro. L’ufficio era un open space di 300 metri quadrati, tutto vetrate. D’estate l’aria condizionata, d’inverno il riscaldamento. C’erano le bollette da pagare: 4.000 euro. La signora tira fuori quattro pezzi da 500, intonsi, poi altri quattro. Poi mi chiede ‘E le bollette di casa?’ Erano tre bollette per 1.300 euro e lei tira fuori altri tre pezzi da 500. Resto choccata, senza parole, perché questi soldi non erano mai entrati. La mia espressione era eloquente , la signora si è messa a piangere e mi ha detto ‘Me li ha mandati il Signore’, inteso come Gesù, sotto il sedile della macchina. Nello studio sono girati 24mila euro senza che avessero una logica. Ho capito che i soldi erano dei signori di Busseto".

E’ la storia di una collezione di sterline che i fratelli di Busseto volevano vendere, ma poiché non erano esperti in numismatica e non sapendo come fare, si rivolsero alla commercialista. O meglio, fu Paolo, "cliente di Pierangela" a chiamare la Stifanelli, spiegandole il motivo. Al processo è emerso che la commercialista contattò uno promotore finanziario suo amico, il quale, a sua volta, contattò l’amico orefice Bodini (quest’ultimo è difeso dagli avvocati Anna Maria Petralito e Paola Gerola).

I tre un giorno si recarono a Busseto. "La signora Stifanelli ci disse che uno era un promotore finanziario, l’altro un esperto in numismatica. Quest’ultimo ci disse che c’erano due possibilità per vendere le monete. O si poteva procedere, vendendole a tranche, o trovare una persona interessata all’oro e venderle tutte in una volta. L’accordo era che loro si tenevano il 5 per cento", ha spiegato Paolo. Le monete erano contenute in una scatola di scarpe che "venne infilata nella borsa della Stifanelli". Tempo dopo, Paolo ricevette la telefonata dalla commercialista. L’appuntamento in un bar di Cremona "dove mi consegnò la prima tranche: 9500 euro in contanti in una busta. Pensavo che si fosse trattenuta il 5 per cento".

In seguito Paolo, non avendo più notizie, cercò di contattare, invano, la commercialista. Le scrisse anche una lettera "perché non riuscivo né a parlarle né ad incontrarla. Le ho scritto la lettera, chiedendole il perché di questo comportamento. Mi ero preoccupato anche del fatto che non stesse bene fisicamente, non la sentivo più. So solo che con la Stifanelli andavo di fiducia. In un secondo tempo, parlando anche con le ragazze che lavoravano nello studio, mi hanno detto che c’erano difficoltà economiche".

Anche la sorella Piera cercò di contattare, inutilmente, la commercialista "che era il mio punto di riferimento. Dopo quindici giorno o meno di un mese, Paolo andò al bar. Lei disse che aveva messo un suo assegno di 20mila euro in garanzia nella sua cassaforte. A fine settembre-ottobre siamo andati dall’avvocato, perché il nostro problema era un problema importante. Ma vorrei aggiungere una cosa: la stupida sono stata io che ho dato a tutti e tre le monete".

Il promotore finanziario ha spiegato che "tutti e tre siamo andati a casa dei signori. La signora ci ha mostrato le sterline con l’impegno di fare una valutazione e il Bodini fece la valutazione. Quello che so io è che le monete sono state vendute. La cifra? Sui 70mila euro". Il teste ha raccontato di aver preso "a fine luglio 10mila euro in contanti, 10 li ha tenuti Bodini e 10 la Stifanelli . Ho pensato che le monete fossero state vendute". E i restanti 40mila euro? "So che la somma rimanente doveva essere consegnata ai signori dalla Stifanelli. Io non ho più chiesto nulla".

Ultima nota. La solerte impiegata ha lasciato il suo lavoro, quando, chiuse le indagini, la commercialista, attraverso il difensore, è venuta a conoscenza degli atti dell’inchiesta. Tra il carteggio c’erano le dichiarazioni della sua dipendente rese ai carabinieri, ieri confermate al processo. La professionista si difenderà all’udienza del prossimo primo dicembre.

© RIPRODUZIONE RISERVATA DI TESTI E FOTO

30 Giugno 2014

Commenti all'articolo

  • franco

    2014/06/30 - 19:07

    Con un ufficio di 300 metri quadrati trattava gli affari in un bar ? La cosa mi sembra un tantino sospetta.

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