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Sabato 10 Dicembre 2016

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CREMONA

Processo Tamoil, colpo di scena: 'Depistaggio da parte dell'Arpa'

Il caso è stato sollevato dall'avvocato Romanelli, parte civile per conto del cittadino Gino Ruggeri

Processo Tamoil, colpo di scena: 'Depistaggio da parte dell'Arpa'

Lattari, Beretta e Castelli

CREMONA - Colpo di scena al proceso Tamoil nei confronti di cinque manager accusati a vario titolo di inquinamento delle acque e di omessa bonifica. Davanti al gup Guido Salvini l'avvocato Alessio Romanelli, parte civile per conto del cittadino Gino Ruggeri, ha tirato fuori un documento che, a suo dire, dimostra un "depistaggio" dell'Arpa.

Il legale ha spiegato: "Il documento riguarda un incontro tecnico avvenuto il 12 maggio del 2005 (quando dalle videoispezioni risulta che la rete fognaria di Tamoil è un groviera, ndr) presso la Tamoil nel corso del quale il Comune chiedeva discrezione nell'esecuzione delle indagini esterne per non creare allarmismo nella poploazione. L'Arpa, presente in pompa magna con Beati, Bordi, Bolzoni e Galati, proponeva di giustificare il posizionamento dei piezometri nelle società sportive come indagini preliminari per la nuova Avanconca del porto. Questo documento dimostra che volevano nascondere alla popolazione l'inquinamento". Romanelli nel suo intervento ha inoltre analizzato "tutti i profili di danno risarcibili in campo al Comune di Cremona". In particolare si è soffermato "sia sul danno patrimoniale per tutta l'attività spesa dal comune di Cremona sul caso Tamoil, sia sul danno non patrimoniale derivante dal turbamento della popolazione, dalla lesione del diritto della comunità di vivere in un ambiemnte salubre e dalla gravissima lesione alla verità storica, culturale e politica costituzionalmente protetta, nonché il danno all'immagine e allo sviluppo turistico ed economico"  

Prima di Romanelli avevano parlato gli avvocati di parte civile Marcello Lattari per il Dopo lavoro ferroviario (1.800 soci effettivi) che assiste la società insieme alla collega Annalisa Beretta; quindi l'avvocato Sergio Cannavò per Legambiente Lombardia e l'avvocato Vito Castelli per cinque soci della Bissolati e tre del Flora.

L'avvocato Marcello Lattari per il Dopolavoro ferroviario, insieme alla collega Annalisa Beretta: 'Sussiste l'avvelenamento, ossia l'inquinamento delle acque in modo tale da rendere le acque pericolose per la salute pubblica, e sussiste a titolo di dolo, eventualmente come dolo eventuale, ma dal 2004/05 come dolo diretto, perché c'era la consapevolezza precisa che il sistema fognario interno della raffineria fosse gravemente e diffusamente ammalorato. E questo risulta documentale dalle videoispezioni eseguite da una ditta esterna specializzata proprio all'inizio del 2005. Il Dopo lavoro ferroviario ha avuto un danno economico, perché per oltre due anni è stato inibito l'uso dei proprio pozzi, quindi ha dovuto riempire l'acqua della piscina, i due idromassaggi del centro benessere e innaffiare il verde utilizzando acqua dell'acquedotto. Ha dovuto eseguire prelievi frequenti per la qualità dell'acqua sostenendo costi per prelievi e analisi a una ditta esterna. Altro danno patrimoniale: c'è stato anche un uso di risorse umane, perché, ad esempio, è stato necessario partecipare ai tavoli tecnici. Vi è stata anche una diminuzione della frequentazione dei soci soprattutto nei periodi di maggior allarme. Danno di immagine e lesione del diritto allo svago e un diritto alla salute costituzionalmente garantito'.

L'avvocato Sergio Cannavò per Legambiente Lombardia: 'Mi sono concentrato principalmente sul reato di omessa bonifica. C'e' un problema di inquinamento, devi fare comunicazione, allertare gli enti e fare opere di messa in sicurezza. La loro comunicazione del 20 marzo del 2001 a Comune, Provincia e Regione è stata parziale, inesatta e incompleta, perché nonostante risultasse dalle loro prime comunicazioni un inquinamento derivante dalle condotte fognarie, lo hanno detto in premessa, ma poi nelle conclusioni lo hanno ignorato. Non è stato preso alcun provvedimento per giorni, settimane, mesi ed anni. Nelle comunicazioni che arrivavano enti non si evidenziava e in conseguenza in tutte le loro operazioni di messa in sicurezza non hanno fatto niente. Ho fatto qualche accenno all avvelenamento e rischio per salute. legambiente il nostro danno come orientamento cassazione consolidato e un danno all'immagine. Ti batti per tutelare ambiente e qui fanno così e poi un danno morale. E' frustrazione dei nostri associati, depressi e le loro condotte tendono ad annullare tutti gli sforzi degli iscritti: 4,5 mila iscritti in Lombardia. Un danno patrimoniale perché l'associazione fa delle attività e le condotte degli imputati tendono a sminuirle. Quali attività? Spesso si tratta di volontariato, ma in altre occasioni sosteniamo dei costi, facciamo progetti o ad esempio, piantumazioni. nei casi di piantumazione'.

L'avvocato Vito Castelli rappresenta cinque soci della Bissolati e tre del Flora: 'Ho cercato di evidenziare la perdurante e continuativa esposizione al pericolo dei soci delle canottieri in relazione al delitto di avvelenamento delle acque, in considerazione dei valori di concentrazione delle sostanze rinvenute nelle acque di falda nei pressi dei punti di emungimento, e degli effetti tossici e cancerogeni che da dalle sostanze stesse scaturiscono, effetti che possono anche coesistere , ed ho correlazionato la relativa pretesa risarcitorie alla durata e alla intensità dell'esposizione dei soci al pericolo'.

Lunedì 23 giugno parlerà l'avvocato Claudio Tampelli, parte civile per otto soci della Bissolati, quindi cominceranno le difese della Tamoil.

© RIPRODUZIONE RISERVATA DI TESTI E FOTO

23 Giugno 2014

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