il network

Venerdì 09 Dicembre 2016

Altre notizie da questa sezione

Blog


CREMONA

La banda dei kosovari patteggia

Avevano il covo in via Ruggero Manna, a dicembre avevano razziato per due volte l'Autogrill in A21

La banda dei kosovari patteggia

Il comandante provinciale Lenti (al centro), a destra il luogotenente Foglia

CREMONA - Lo scorso dicembre, dopo l’arresto, negarono di aver firmato il doppio raid, alle quattro di notte, prima all’area di servizio poi all’Autogrill sull’A21, vicino all’Hermes Hotel. Mercoledì 18 giugno i quattro componenti della banda di kosovari, scovati dai carabinieri nel loro covo di via Ruggero Manna un’ora dopo gli assalti il 14 dicembre, hanno patteggiato davanti al gup, Letizia Platè, due anni e quattro mesi di reclusione e 600 euro di multa ciascuno. Sono Demokraft Loshaj, 22 anni, Hakif Shala, 23 anni, Avdyl Demiri, 21 anni e Islom Salihi, 23 anni. Assistiti dall’avvocato Stefania Giribaldi (il patteggiamento era stato concordato con il pm Fabio Saponara), i quattro restano in carcere. E’ stata invece stralciata la posizione di un loro connazionale. I kosovari arrivarono all’Autogrill su una Polo, targa tedesca. Le testimonianze e i filmati girati dalle telecamere raccontano che fu Salihi, pistola in pugno e passamontagna, a fare irruzione nella guardiola dove razziò 1.400 euro. E fu sempre lui a mettere per primo il piede nell’Autogrill, seguito da Demokraft Loshaj: 900 euro il bottino. I banditi saltarono sull’auto e ripartirono a forte velocità. Scattò l’allarme e dopo immediate ricerche, i carabinieri individuarono la Polo, con il motore ancora caldo, in una traversa di viale Po. Dai documenti trovati nell’auto, risalirono all’appartamento di via Ruggero Manna, civico 4. In casa c’erano vari kosovari, tra cui Shala. Nel corso della perquisizione, furono trovati strumenti usati per clonare le carte di credito, marijuana, la custodia di una pistola giocattolo, abiti tra cui una felpa e calzature «compatibili a quelli indossati poco prima dai rapinatori, come risulta dalle fotografie», è scritto nell’ordinanza con cui il gip, Guido Salvini, convalidò l’arresto dei kosovari, davanti al quale negarono. «Nego di aver commesso la rapina. La sera dei fatti ero in discoteca insieme a Shala. Sono andato in discoteca verso l’una di notte e son uscito verso le quattro del mattino», fece verbalizzare Loshai, che di fronte ai riscontri, tra cui il riconoscimento di una teste, fece presente «che comunque ero abbastanza ubriaco quando sono uscito dal locale, ma sono certo di essere tornato a casa alle 4.40 circa, in quanto ho visto l’orologio». Dopo Loshaj, Shala: «Qui in Italia utilizzo la Polo con targa tedesca di un amico di mio zio...La sera dei fatti sono stato con la mia ragazza fino all’una di notte poi sono andato in discoteca con il mio amico Demokraft e poi verso le quattro del mattino siamo usciti dalla discoteca, anche insieme a Demiri, e siamo andati a dormire in via Ruggero Manna». Stessa versione darà Demiri, mentre Salihi farà verbalizzare: «Sono tornato a casa verso la mezzanotte e non mi sono più mosso».

18 Giugno 2014

Commenti all'articolo

  • They

    2014/06/20 - 06:06

    Che brutta gente!!! Mandateli via dall'Italia.

    Rispondi

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 1000