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Domenica 11 Dicembre 2016

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Crescono i casi di 'grooming' e 'sexting': la rete fa paura

Adescamento sul web, autoscatti espliciti scambiati tra minori: le insidie crescono in tutta la provincia

Crescono i casi di 'grooming' e 'sexting': la rete fa paura

Nella foto d'archivio la polizia postale in azione

 

CREMONA - Nell’ultimo anno, dieci casi di adescamenti online a danno di minori sotto i sedici anni pianificati da adulti senza scrupoli con obiettivi variabili: sfruttare le immagini spinte inviate dai minori; acquisire ulteriori file (magari da cedere ad altri adulti) tramite denaro e ricariche telefoniche; incontrare di persona le vittime; mettere in atto estorsioni. E poi ci sono i ‘sexting’: autoscatti sessualmente espliciti scambiati tra minori. Lì i fascicoli aperti sono una mezza dozzina. Anche quello, infatti, è un reato, per quanto spesso tutto prenda avvio dal gesto impulsivo di fidanzatini che non tengono conto del fatto che una volta uscito dalla memoria del proprio hardware, qualsiasi file può finire ovunque. 

Lo scenario che delinea Alberto Casarotti, l’ispettore che da anni guida la polizia postale a Cremona, lascia senza parole e deve mettere molti in guardia. A cominciare da chi ha figli tra gli 11 e i 16 anni. Per i reati telematici (sessuali, contro la privacy, contro la persona ed economici) Cremona non è un isola felice. «Quanto all’adescamento sulla rete dei minori di 16 anni, fenomeno denominato grooming — spiega Casarotti — temiano che quanto emerso sia soltanto la punta di un iceberg. Mi spiego: finora tutte le volte che è partita una nostra indagine ciò è avvenuto perché un genitore attento ha osservato il figlio o la figlia ed ha capito che qualcosa non andava. Mai a Cremona un’indagine è iniziata grazie al minore che decide di raccontare quel che gli è accaduto. Il punto — prosegue Casarotti — è che per ogni genitore attento ce ne sono cinque-sei che non si accorgono di nulla».

Tutto questo significa che in questo momento, a Cremona e provincia, le vicende che vedono vittime dei minori o adescatori degli adulti potrebbero essere oltre cinquanta. «Sono situazioni pericolose. Devastanti. Nelle nostre indagini non abbiamo mai contestato l’adescamento a scopo di sfruttamento, ma è chiaro che il meccanismo è micidiale, in particolare quello estorsivo. Una minore che crede di avere a che fare con un giovane, magari un bel ragazzo, autoproduce un filmato erotico e glielo invia. A distanza di tempo la minaccia dell’altro di rendere pubbliche quelle immagini spinge la ragazza ad assecondare altre richieste».

I dispositivi tecnologici che evolvono in maniera veloce sono una variabile che conta. «Oggi ci sono webcam in qualsiasi dispositivo. Tra i giovani assistiamo a un progressivo minor utilizzo dei computer: c’è il boom degli smartphone, che offrono la possibilità di foto immediate, per di più con l’opzione ‘condividere’ che si può utilizzare pressoché in tempo reale. E’ impressionante anche il numero di minori che usano ‘Whatsapp’, una messaggeria istantanea tra tutti i contatti di una rubrica (quindi non aperto come Facebook, ndr).

«Il tipo di apparecchi determina i comportamenti. Ci sono differenze tra adulti e minori. I ragazzi — spiega Casarotti — non si chiedono se c’è violazione della privacy né se diffamano qualcuno; se tengono conto della grande diffusione del messaggio, lo inviano a maggior ragione. Un adulto, invece, fa una riflessione in più e si ferma».

I sexting sono foto a sfondo sessuale. Esplicite. Si tratta spesso di autoscatti. A volte fatti per gioco e scambiati tra fidanzatini. Poi però finisce male, perché in rete tutto resta, perché c’è sempre chi vuole sfruttare un certo file. «E le spiacevoli sorprese — rivela Casarotti — arrivano anche a distanza di anni, come dimostrano le denunce presentate di recente da alcuni genitori».

© RIPRODUZIONE RISERVATA DI TESTI E FOTO

 

29 Maggio 2014

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