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CREMONA

Tamoil, chieste le condanne per i cinque manager

Dai 6 ai 13 anni di reclusione per avvelenamento delle acque

Tamoil, chieste le condanne per i cinque manager

CREMONA - All'udienza del processo per inquinamento contro la Tamoil, che si è tenuta lunedì 26 maggio in tribunale a Cremona, dopo otto ore di requisitoria il pubblico ministero Fabio Saponara ha chiesto le condanne, ridotte di un terzo per il rito abbreviato, nei confronti di cinque manager della società petrolifera.

La Tamoil è accusata di avere contaminato la falda acquifera con gli sversamenti di idrocarburi avvenuti nel corso degli anni sotto la raffineria, ora chiusa e trasformata in deposito. La società, di proprietà libica, deve anche rispondere di vari reati ambientali. Le pene più gravi, punite con reclusione e multa, riguardano l'avvelenamento delle acque e sono contestate a tutti e cinque gli imputati. Tre di loro devono rispondere di disastro colposo. Era stata anche contestata l'attività di gestione dei rifiuti non autorizzata, prescritta per tutti, mentre resta per quattro dei cinque manager l'imputazione di omessa bonifica.

Per Enrico Gilberti sono stati chiesti 13 anni di reclusione più 4 mesi di arresto e 6.000 euro di ammenda. Per Saleh Mohamed Abulahia sono stati chiesti 11 anni di reclusione più 4 mesi di arresto e 6.000 euro di ammenda. Per Giuliano Guerrino Billi il pubblico ministero ha chiesto 10 anni di reclusione e per Ness Yammine 9 anni di reclusione, due mesi di arresto e 4.000 euro di ammenda. Per Pierluigi Colombo sono stati chiesti 6 anni e 8 mesi di reclusione più 2 mesi di arresto e 4.000 euro di ammenda. Il disastro colposo è contestato solo a Gilberti, Ness Yammine e Abulahia. La sentenza è attesa all'inizio di luglio.

© RIPRODUZIONE RISERVATA DI TESTI E FOTO

26 Maggio 2014

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