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Venerdì 02 Dicembre 2016

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CREMONA

Ammanchi alla Croce rossa, il giallo della cassaforte

E' iniziato il processo per peculato che vede imputato l'ex commissario locale Mirko Rizzi

Ammanchi alla Croce rossa, il giallo della cassaforte

Eleonora Ducoli Parisi seduta accanto a Mirko Rizzi

CREMONA - Mirko Rizzi, 46 anni, è l’epicentro del terremoto che ha scosso il mondo della Croce rossa locale dal gennaio del 2012. Da quando, cioé, Eleonora Ducoli Parisi, attuale presidente del comitato provinciale di Cremona, prima commissario del comitato provinciale e contestualmente commissario provinciale della componente femminile, su richiesta del comitato centrale, nel compiere un report sulle attività e su come nel 2011 furono spesi i soldi dal comitato femminile provinciale, rilevò un ammanco di 16.095 euro e presentò un esposto in procura.

Rizzi è finito sul banco degli imputati accusato di peculato. Dove sono finiti i soldi delle quote associative del 2011, della tombolata, della serata con la compagnia del Tango e di parte della cena di gala allestita nell’ottobre di quell’anno nel palazzo prestigioso di via Colletta, sede della società Centro Padane? Alla Cri funzionava così: prima di essere versati in banca, contanti e assegni di solito finivano sotto chiave nella cassaforte della sede di via Mantova, ma Rizzi, che aveva il mazzo, giura di aver perso la chiave a maggio del 2011 e di averla ritrovata solo sei mesi dopo, in ottobre. Il giallo della cassaforte è entrato nei verbali della prima udienza del processo.

Nell’anno in cui si scoprì l’ammanco, Maura Bertocchi era il commissario del comitato femminile. «Insieme alle patronesse», lei si occupava «di raccogliere i fondi per beneficenza, aiutavamo gli indigenti». Sempre lei consegnò il ricavato di tombola, tango e cena di gala «al commissario Rizzi». Ancora lei raccolse le quote associative: 7.560 euro in tutto (60 euro la quota) e via via che «mi venivano fornite dalle patronesse, le giravo al commissario locale Rizzi. Facevo un foglio, lui lo firmava. A casa ho le ricevute». In banca a versare le quote «sotto la firma del commissario Rizzi» andava l’impiegata contabile Barbara Bottazzi, «ma nel 2011 fu versata solo una parte delle quote. Sollecitai il commissario Rizzi; mi disse che le quote erano in cassaforte. Certe quote ho visto io metterle in cassaforte, altre sulla fiducia. Feci più solleciti a Rizzi, che mi disse ‘Le chiavi non si trovano’. Poi sono venuta a sapere dell’ammanco».

E Rizzi come ritrovò le chiavi? «Lo dirà quando sarà esaminato»: i difensori Cristina Pugnoli e Marco Bencivenga non hanno svelato le carte. Il giallo continua. Il 23 settembre la seconda puntata.


© RIPRODUZIONE RISERVATA DI TESTI E FOTO

06 Maggio 2014

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