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IL PROCESSO

Vicenda Hermes: i Catapano patteggiano pene più alte

Tre anni e sei mesi di reclusione per Carmine Vincenzo, cinque anni per Giuseppe

Vicenda Hermes: i Catapano patteggiano pene più alte
CREMONA -  Per l’accusa, in cambio del 15 per cento in contanti dei debiti accumulati, il gruppo Catapano, holding campana, acquistava le aziende da imprenditori sull’orlo del fallimento, promettendo di sanarle. Invece incassava i soldi e spariva. Tra le vittime, Lino Cauzzi, l’imprenditore proprietario di cinque alberghi, tra cui l’Hotel Hermes all’imbocco dell’A21, che «mi sono visto scippare dal clan che ho denunciato». E i fratelli Carmine Vincenzo e Giuseppe Catapano ieri sono tornati davanti al gip del tribunale di Padova, Chiara Ilaria Bitozzi, dopo che un anno fa, la Corte di Cassazione aveva annullato i patteggiamenti rispettivamente a tre anni e quattro mesi di reclusione e a quattro anni e cinque mesi di reclusione concordati nel settembre del 2011. Ieri i Catapano hanno di nuovo patteggiato, ma pene più alte: Carmine Vincenzo tre anni e sei mesi di reclusione, Giuseppe cinque anni di reclusione. Hanno inoltre patteggiato tre anni e due mesi di reclusione il consulente aziendale Luca Montanino, due anni di reclusione il luogotenente di Catapano, Bruno Rizzieri, di Castelvolturno (pena sospesa), sei mesi Francesco Scisci, dieci mesi Vittorio Gallina (pena sospesa) e un anno e sei mesi Salvatore Avitabile (pena sospesa). Il gip Bitozzi ha inoltre condannato gli imputati a pagare le spese legali sostenute dalle parti civili, tra cui Cauzzi. Ha inoltre dichiarato Giuseppe Catapano interdetto in perpetuo dai pubblici uffici ed in stato di interdizione legale per la durata della pena, il fratello Carmine Vincenzo e Luca Montanino interdetti dai pubblici uffici per cinque anni. Ha infine dichiarato i fratelli Catapano e Montanino «inabilitati dall’esercizio di un’impresa commerciale per anni dieci nonché incapaci, per la stessa durata, ad esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa». Il gip ha inoltre disposto la confisca dei beni personali degli imputati sottoposti a sequestro preventivo e la confisca di tutti i beni in sequestro. Inoltre ha disposto «il sequestro conservativo a garanzia del credito erariale e dei crediti delle parti civili sulle somme di denaro in deposito giudiziario, conferite dagli imputati Montanino (35mila euro) e Rizzieri (15mila euro). Il gip si è preso trenta giorni per depositare la motivazione della sentenza.

23 Aprile 2014

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