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Domenica 04 Dicembre 2016

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POLITICA

Luciano Pizzetti nominato sottosegretario alle Riforme

"Mi piace pensare che Renzi abbia apprezzato la mia coerenza di ragionamento"

Luciano Pizzetti nominato sottosegretario alle Riforme

CREMONA - Luciano Pizzetti è stato nominato sottosegretario alle Riforme e ai Rapporti con il Parlamento: al senatore cremonese del Pd spetta, dunque, un ruolo cruciale nella 'squadra' del neo presidente del Consiglio Matteo Renzi, che del riformismo ha fatto la sua bandiera. L'ultimo cremonese nel governo, nel 1991, era stato il socialista Maurizio Noci, viceministro all'Agricoltura con Andreotti.

Pizzetti, la sua prima reazione? “Sono contento ma anche sorpreso. Di me si era parlato nei giorni scorsi, il capogruppo Zanda sosteneva la mia candidatura. Ma ero dubbioso, in Senato ho già tante cose da fare. E' anche per questo che non me l'aspettavo”

Come l'ha saputo? “Intorno alle 11, Guerini (Lorenzo, ex sindaco di Lodi e braccio destro di Renzi, ndr), mi ha informato con un sms che stavano valutando l'ipotesi. L'annuncio è arrivato all'ora di pranzo cojn un altro sms, di Martina (Maurizio, ministro all'Agricoltura). Diceva semplicemente: congratulazioni. Non capivo a cosa si riferisse. Dopo di che sono arrivate una serie di telefonate di conferma. Ecco, la successione degli eventi è stata questa"

Lunedì, nella replica sul voto di fiducia al Senato, Renzi aveva ripreso il suo intervento facendo espressamente il suo nome. Era l'avvisaglia della nomina? “Forse è partito tutto da lì, immagino che quell'intervento abbia inciso e che Renzi abbia apprezzato la mia chiarezza e il mio tenere la schiena dritta”.

In che senso? “Ho detto quello che pensavo. Per sempio che sarebbe un grave errore separare la riforma del Senato da quella del titolo V e altre cose che non coincidono esattamente con le posizioni di Renzi”.

Il cuperliano Pizzetti chiamato da Renzi. Come se lo spiega? “Non sono l'unico non renziano nel governo. Ripeto: mi piace pensare che Renzi abbia apprezzato la mia coerenza di ragionamento, che sono uno che sostiene le sue ragioni e non cambia idea. Come ho fatto quel giorno in Aula”.

Ecco il discorso  che il politico cremonese ha tenuto adi fronte al Parlamento proprio in occasione dell’approvazione della mozione di fiducia al governo Renzi:

Signor Presidente, onorevole Presidente del Consiglio, buon lavoro. Lei ci ha chiesto fiducia e noi le daremo fiducia, con la franchezza e la lealtà da lei sollecitate. Abbiamo sentito le sue dichiarazioni: sono impegnative, direi molto impegnative. Delineano uno sforzo riformatore straordinariamente consistente in un tempo straordinariamente breve. Il buon esito di tale sforzo poco ha a che fare con il coraggio; molto ha a che fare con la responsabile consapevolezza. Perciò avrà bisogno del sostegno convinto di tutta la sua maggioranza, i cui confini parlamentari sono ben delineati e non suscettibili di movimenti carsici. Una maggioranza ancora anomala, perché non figlia di un esito elettorale bipolare, ma una maggioranza ben più politica di quella che ha dato vita al Governo Letta e di quella che lo ha sostenuto dal momento in cui Berlusconi ha lasciato quest’Aula a seguito del voto sulla decadenza. Più politica e meno emergenziale. Sono le dichiarazioni che lei ha delineato ad imprimerle questo carattere: riforme economiche, istituzionali, civili ed organizzative. E’ la presenza nel Governo dei segretari delle principali forze politiche che la sostengono a caratterizzarla così. E` il confine temporale di legislatura da lei indicato a darle questo segno. Lei si e`assunto – dunque – un compito serio, e non è interesse dell’Italia che lei fallisca. Perciò, noi la sosterremo con responsabilità e con lealtà: con responsabilità, perché abbiamo a cuore l’Italia; con lealtà, che non e` quella data dalla disciplina di partito, tanto meno dal timore del voto anticipato (una sorta di propensione «scaldaseggiola»). Quella lealtà che viene dal senso di comunità del Partito Democratico, «ditta» o meno che sia, e dalla volontà di sospingere riforme. Una lealtà – le assicuro – ben maggiore di quella a volte riservata al suo predecessore. Non ci saranno quotidiani comunicati di distinguo dalle scelte del Governo. Lei rappresenta in persona il nostro Governo, non un Governo amico. Le chiediamo di mettere un’attenzione straordinaria alle questioni dell’impresa e del lavoro e di avere come stella polare la giustizia e l’equità. Per dare vigore al sistema democratico un ruolo primario spetta alle riforme costituzionali e ordinamentali (senza di esse il Paese non decollerà, anche se il PIL tornerà a crescere): un sistema istituzionale e produttivo di buone norme, capace di accompagnare l’evoluzione sociale e civile del Paese, capace di riconnettere i cittadini allo Stato. La riduzione dei costi della politica è un tassello: il pilastro è l’efficientamento del sistema. Lei ha insistito sul tassello e ha delineato il pilastro. Un pilastro che, affinché sia portante, ha bisogno di un’ulteriore immissione di idee. Signor Presidente, sulla legge elettorale, ad esempio, il testo in discussione alla Camera della deputati va rafforzato e migliorato nel suo spirito maggioritario, selettivo della rappresentanza politica e degli eletti, garante della parità di genere. Forze politiche estranee alla maggioranza sono preziose nel definire una buona legge, ma non possono imporre alla maggioranza la propria visione. Le maggioranze politiche non possono essere variabili; se così fosse verrebbe meno la maggioranza stessa. Sulle riforme costituzionali vogliamo discutere a partire dalla fine del bicameralismo italico, affidando alla sola Camera il compito di dare fiducia al Governo e la preminente funzione legislativa. Ciò detto, in modo convinto e non da ora, il tema è: il Senato è costo superfluo e residuale? O deve essere un cardine di garanzia democratica della nuova Repubblica? Noi pensiamo che debba essere così: non un’istituzione ad elezione diretta, bensì di rappresentanza in una moderna Repubblica federale. Rivisti e riadattati, possono davvero essere punti di riferimento i modelli senatoriali tedesco o francese (forse più il secondo del primo), con funzioni co-legislative su norme costituzionali, diritti civili e rapporti con Regioni ed enti locali; con funzione di controllo e verifica sulle nomine di alti dirigenti dell’amministrazione statale, anche come supporto alla giusta iniziativa contro il moloch della burocrazia; con funzioni di inchiesta parlamentare; con ruoli sulle nomine delle Authority. Noi ci siamo; noi vogliamo essere protagonisti di questo processo di riforma; vogliamo essere protagonisti di un passo avanti, non di uno indietro. Noi siamo pronti – lo dico a lei e alla neo Ministra per le riforme costituzionali – ad agire affinché la prima lettura del disegno di legge di riforma costituzionale possa concludersi entro l’avvio della Presidenza italiana del semestre europeo, per darle ulteriore forza in quell’appuntamento. In questo contesto il Titolo V va certamente rivisitato, non con la categoria del pentimento bensì con quella del miglioramento. La Repubblica funziona se tutti i livelli sono responsabilizzati, ovviamente con il principio di salvaguardia degli interessi nazionali in capo allo Stato. La soluzione sta in ciò, non nel riaccentramento statalista. La stagione federalista non va azzerata ma completata, e la funzione del nuovo Senato va pensata in questa chiave. Per questo sarebbe un grave errore – glielo dico franca-mente, presidente Renzi – separare la riforma del Senato dalla riforma del Titolo V. Ci ripensi nella sua idea di far partire in rami diversi del Parlamento queste riforme, perché tutto si tiene, soprattutto dentro un’idea di Repubblica federale. Insomma, per concludere, noi non ci sentiamo tacchini né sul tetto né sul piatto. Siamo consapevoli delle emergenze e dei bisogni di cambiamento: e` in gioco l’Italia. Perciò, nel rispetto dei ruoli di Governo e Parlamento, lei troverà in noi non dei resistenti, ma dei sollecitatori. Con questo spirito, voteremo la fiducia a lei e al suo Governo.

 

 

28 Febbraio 2014

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