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CENTRO ARREDAMENTO

Roversi si difende: 'Non so perché sono qui, il truffato sono io'

Accusato di avere ingannato i clienti 'catturati' attraverso spot televisivi

Roversi si difende: 'Non so perché sono qui, il truffato sono io'

CREMONA - Nel giorno della sua difesa dice: «Non so neanche perché sono qui, il truffato sono io». Luigi Roversi, 62 anni, l’ex anima del Centro Arredamento, sede legale a Cremona, sede operativa a Castelvetro, società fallita il 7 febbraio 2006, aspettava da «otto anni questo momento». Il momento di spiegare al presidente Pio Massa e ai giudici Andrea Milesi e Francesco Sora che lui non ha truffato i clienti ‘catturati’ attraverso gli spot sulle tv private. Gente che andava a vedere cucine e salotti nell’esposizione di Castelvetro. Poi Roversi si recava a casa del cliente e stipulava il contratto: chi poteva, pagava in assegni, altrimenti attraverso un finanziamento. 

Ecco come ha risposto alle domande che gli sono state poste in aula. «Dal ‘98 al 2002 la mia ex moglie è andata in pensione. Sono diventato dipendente e venditore». Come funzionava la vendita? «Spot in tv, i clienti chiamavano, venivano in esposizione, sceglievano la merce, si andava a casa del cliente per prendere le misure, stipulare il contratto o con acconto del 40 per cento e saldo alla consegna o con un finanziamento. Nei contratti, tutti firmati, si descrivevano le modalità di pagamento, tutto». Come funzionava il finanziamento? «Ci vuole la busta paga, il documento, la banca, bisogna firmare un pacco di carte così. Uno non può dire ‘Non so che cosa facevo’. Sono otto anni signor giudice...». Il modenese Marco acerbi è uno dei due clienti che si è costituito parte civile che da Roversi acquistò una cucina. «Ho pagato i mobili, mai consegnati», la sintesi della sua accusa. Roversi racconta: «Ci chiama, viene in esposizione, vede la cucina che doveva essere consegnata a fine novembre. Poi chiama: voleva il piano in marmo. Ha sottoscritto il contratto, pagamento attraverso la finanziaria. La cucina è arrivata a metà novembre. Lui mi ha chiamato ‘Non sono ancora pronto con i lavori, la ritirerò a gennaio, febbraio, poi il Centro è fallito e la cucina finita nei beni inventariati. Il 13 dicembre l’ho chiamato per dirgli che i mobili erano qui. Non li ha ritirati». Caso Colella, l’altro cliente. «E’ venuto, ha acquistato una cucina, ha fatto il finanziamento e gliela abbiamo consegnata. Dopo sono andato da lui, perché voleva una sala. Costava 1800 euro: ci accordammo per il pagamento in due rate da 900 euro l’una. Non mi ha pagato neanche la prima». Scadenza delle rate? «Quando il Centro ha chiuso. Ha avuto la sala, non ha pagato, non ha contestato nulla e mi ha querelato per truffa. Qui il truffato sono io». L’8 aprile la sentenza.

© RIPRODUZIONE RISERVATA DI TESTI E FOTO

25 Febbraio 2014

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