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Martedì 06 Dicembre 2016

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CREMONA

Caso canile, 'un tasso di mortalità elevatissimo'

Testimonianza di un funzionario del ministero della Salute che aveva ispezionato la struttura

Caso canile, 'un tasso di mortalità elevatissimo'

CREMONA - E’ un funzionario del ministero della Salute, dirigente veterinario. Nell’aprile del 2009, quando era già in atto l’indagine sul canile sequestrato il 3 marzo precedente, Rosalba Matassa fece una ispezione nella struttura ed esaminò gli atti, demandata dal ministero che aveva aperto un tavolo di coordinamento per la tutela degli animali e sul quale era arrivato il "caso Cremona". "Nel canile c’era una condizione di sovraffollamento. Dall’esame degli atti ho riscontrato che vi erano, sinceramente, delle irregolarità nella gestione. Scarsa tracciabilità degli animali, non c’era il registro di carico-scarico, molti animali non erano stati registrati con il microcip. Dal registro delle mortalità e delle eutanasie risultava un numero elevatissimo di mortalità, troppe per una capienza di trecento cani. Tra le cause di mortalità, si parlava di gastroenteriti virali, ma mai diagnosticate, diagnosi non supportate da valenza scientifica. Altre cause di mortalità? Aggressioni e sbranamenti, cosa che in una struttura ben gestita è un evento rarissimo. Medicinali di tipo eutanasico? Ho riscontrato una prescrizione in quantitativo enorme sia di Pentothal che di Tanax: 239 confezioni di Tanax in sette anni. Ogni flacone è da 50 ml moltiplicato per 239 fa 11.950 ml, sufficiente a sopprimere una media di 300 cani all’anno. Quantitativo non compatibile con la struttura di Cremona.Obbligo di somministrazione esclusiva dei due farmaci da parte dei veterinari. Le mie conclusioni? Ho fatto anche prescrizioni di modifica della gestione della struttura, ho chiesto più controllo, i registri da mettere a posto, di provvedere all’isolamento dei cani.La struttura non era nuovissima, richiedeva certamente interventi. Di canili ne ho visti tutti i giorni. Strutturalmente non era dei peggiori.I box di isolamento erano sicuramente inadeguati e poi c’era il grosso problema del gattile troppo vicino, motivo di stress sia per i gatti che per i cani". Tutte "criticità" che la funzionaria mandata dal ministero quattro anni fa riversò in una relazione confermata ieri al processo sui presunti maltrattamenti e sulle presunte uccisioni dei cani, senza che ve ne fosse necessità, all’interno della struttura comunale data in gestione all’Associazione Zoofili Cremonesi, i cui ex presidente e vice, Maurizio Guerrini e Cheti Nin, sono sul banco degli imputati. Con loro, sono inoltre accusate le volontarie Laura Gaiardi ed Elena Caccialanza e la veterinaria dell’Asl, Michela Butturini. Emozione e lacrime in aula. Sono le lacrime di Enrica Ceriuoni, ex dipendente del canile che si è messa a piangere, quando ha ricordato le uccisioni dei cuccioli, eliminati "con una puntura nel cuore" per mano di "Cheti Nin". "Inizialmente le cose andavano bene", ha detto l’ex dipendente, testimone del pm Fabio Saponara. Poi "ho cominciato a notare che le cose non andavano bene", perché "il canile era sovraffollato, si trovavano spesso cani morti. Ho visto più volte la Cheti Nin sopprimere i cuccioli con dosi alte di Pentothal attraverso punture nel cuore- Chiedevo dov’era un cane, mi dicevano che era stato adottato, però spariva dalla sera alla mattina. Di cani morti se ne trovavano tanti all’inizio della settimana, cani che apparentemente sembravano in salute.. La Cheti mi ha sempre detto che i cuccioli interni dovevano morire. Sì, ho visto anche sbranamenti, dieci, dodici cani per box. Di cani morti ne ho trovati tanti, alcuni avevano la bava alla bocca, poi c’erano cani perfettamente sani che il giorno prima correvano. Io ho visto più volte la Cheti preparare la siringa. Mi sono sempre rifiutata di assistere alla cosa". Al presidente Pio Massa e ai giudici Andrea Milesi e Francesco Sora, l’ex dipendente ha spiegato doi essere "rimasta lì poco, perché ho sentito voci che le cose non erano cambiate e ho preferito starne fuori. Il 30 dicembre del 2008 la Cheti mi aveva cercato telefonicamente, mi chiamò anche il giorno dopo". Per quale motivo? "Mi disse che non dovevo dire niente di quello che accadeva al canile". L’ex dipendente sarà sentita dai carabinieri del N il 2 e il 3 gennaio del 2009. E come lei, i carabinieri sentirono latri ex dipendenti e volontari del canile, i quali hanno testimoniato ieri. Sono racconti più o meno fotocopia che al tribunale hanno consegnato di Cheti Nin il ritratto della vice presidente che gestiva tutto, "anche i soldi", che "decideva lei quali animali uccidere" in una struttura "dove solo gli animali adottati venivano microcippati, gli altri no". La prossima udienza è fissata al 25 marzo, quando saranno sentiti altri cinque testimoni.

 

11 Febbraio 2014

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