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Domenica 11 Dicembre 2016

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Colpi fasulli alla Real Games, la testimonianza della talpa

Colpi fasulli alla Real Games, la testimonianza della talpa

Una delle rapine alla Real Games

CREMONA - «Confermo le dichiarazioni rese in data 11.10.2013 in sede di interrogatorio di garanzia davanti al Gip di Pavia». E’ il 31 ottobre scorso. Davanti al pm c’è Tiziano Cantarini, il dipendente infedele, il primo finito in galera per i colpi alla sala giochi. Confessa, fa i nomi dei complici e spiega i loro ruoli. La rapina del 13 agosto 2012. Cantarini fa verbalizzare: «Io mi ero accordato con un ragazzo albanese di nome Kevin (Ervin Dobra, ndr), che frequentava la sala giochi e che io già conoscevo perché frequentava un bar che gestivo insieme a mio padre a Castelvetro Piacentino (il Beverly Hills)».

L’accordo. «Lui sarebbe venuto a fare la rapina e io non avrei opposto alcuna resistenza. Gli avevo detto che in cassa avrebbe trovato circa 6.000 euro e la mia ricompensa eravamo d’accordo che sarebbe stata di 1.500 euro. I nostri contatti e accordi sono avvenuti di persona, all’interno della sala giochi». L’assalto: «Quando è entrato il rapinatore, anche se aveva il casco, mi sono subito reso conto che non si trattava di Kevin sia per la corporatura che per la voce che erano differenti. Comunque, essendosi presentato nel giorno e nell’ora convenuti, io sono stato ai patti e non ho opposto resistenza»

Dopo la rapina «ammetto che mi sono dato un pizzicotto sul collo per farlo arrossare e dire alle forze dell’ordine che quel rossore era dovuto alla lama del coltello con cui ero stato minacciato. In realtà il rapinatore non mi ha mai toccato con il coltello». Cantarini precisa che «il rapinatore ha portato via 2.100 euro e che 1.000 euro li avevo prelevati io in precedenza, trattenendoli per me, perché mi servivano e perché avevo messo in conto la possibilità di non rivedere più Kevin». Dopo qualche giorno, però, Kevin torna in sala giochi. «Gli ho chiesto come mai non fosse venuto lui a fare la rapina e lui mi ha risposto che aveva preferito incaricare un altro. Con l’occasione ne ho approfittato per chiedergli la mia parte di 1.500 euro ma lui non me li ha dati perché dalla rapina aveva ricavato molto meno di quanto io gli avevo detto». Mesi dopo Kevin, in occasione di un’aggressione ad un ragazzo, rivela a Cantarini che un certo Vito era l’autore della prima rapina. Cantarini fa verbalizzare: «Quella sera ho conosciuto e parlato con Vito che mi ha confermato il fatto». Poi «Vito e Carmine mi hanno proposto di fare una nuova rapina ai danni della sala giochi. Io inizialmente ho rifiutato perché avevo paura di essere scoperto e mi ritenevo già fortunato per averla passata liscia la prima volta, ma loro hanno insistito, facendomi pressioni e minacciandomi, dicendomi che ormai c’ero dentro, che loro avrebbero potuto coinvolgermi con delazioni alle forze di polizia. Alla fine, su loro insistenza, gli ho dato delle informazioni che permettessero di fare un colpo alla sala giochi di notte, quando era chiusa. Avevo desideri contrastanti: da un lato mi auguravo che li arrestassero, così non mi avrebbero più importunato, dall’altro che il colpo riuscisse, perché comunque avevo bisogno di soldi. Dopo il colpo, il 30 dicembre 2012, è scattato l’allarme, tanto che Vito e Carmine non sono riusciti a prelevare tutti i soldi che c’erano in cassaforte. La mattina, all’apertura, ammetto di essermi impossessato di 850 euro che Vito e Carmine non erano riusciti a prelevare».

A febbraio arriva la proposta di un altro colpo alla sala giochi. «Il 4 marzo 2013, dopo la mezzanotte, ho aperto la finestra per consentir loro di entrare. Me li sono visti di fronte e mi sono trovato due pistole puntate contro. Io mi sono spaventato perché non avevamo mai parlato di pistole e così ho gridato per lo spavento e per avvertire il mio collega in modo che potesse rendersi conto di quanto stava accadendo. Questa mia reazione evidentemente li ha spiazzati ed allora Vito mi ha tenuto fermo sotto la minaccia della pistola e Carmine mi ha colpito alla testa col calcio della pistola. Voglio precisare che non si trattava di una messinscena e che mi ha colpito veramente. La mia iniziativa di gridare ha in parte fatto andare in aria i loro piani, perché hanno perso tempo e poi hanno dovuto sbrigarsi, e così alla fine hanno prelevato solo i soldi che erano su un carrello e non l’intera somma presente, parte della quale era in cassaforte. Si sono impossessati di circa 7.000 euro ma in quel momento, considerando anche i soldi in cassaforte, c’erano complessivamente circa 20.000 euro».

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06 Febbraio 2014

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