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PROCESSO TAMOIL

La difesa: 'Capi d'imputazione confusi'
Il pm chiede dieci mesi

I manager Tamoil Abulaiha, Gilberti e Tregattini sono accusati di illecita gestione di rifiuti pericolosi e non, abusivismo, sversamento nel Po di idrocarburi e del caso «malori allo Stanga»

La difesa: 'Capi d'imputazione confusi'
Il pm chiede dieci mesi

La raffineria Tamoil

CREMONA - Secondo la difesa è «un po’ confuso» il capo di imputazione contestato a Mohamed Abulaiha, Enrico Gilberti e Livio Tregattini, i manager della Tamoil accusati di illecita gestione di rifiuti pericolosi e non pericolosi, di aver fatto tirare su abusivamente 12 edifici per lo stoccaggio dei rifiuti, di sversamento nel Po di «acque reflue industriali tossiche e pericolose, e infine, del caso «malori allo Stanga». Fatti (contravvenzioni) «accertati» tra settembre e i primi di dicembre del 2009 e per i quali il pm Silvia Manfredi chiede, per ciascuno degli imputati la condanna a 10 mesi di arresto e all’ammenda di 60mila euro. La sentenza è attesa per il 19 febbraio.

Carlo Melzi d’Eril, legale di Gilberti spiega che «nel capo di imputazione c’è il dolo. Nell’ambito dell’istruttoria dibattimentale di tracce di dolo non ne ho trovate. E nemmeno di colpa. Navighiamo molto a vista». Inoltre, «non c’è l’individuazione dell’autore materiale della condotta contestata. Qui vengono semplicemente menzionate le persone. Gilberti viene individuato come gestore della raffinera di Cremona. Tra le tante figure battezzate dalla giurisprudenza, quella di gestore è una figura misteriosa, perché non è il preposto, non è il dirigente».

Il 24 e il 26 novembre 2009, personale dell’istituto di agraria Stanga accusa malori causati da un «forte odore di idrocarburi» sprigionatosi dalla Tamoil. «Mi sembra francamente una contestazione che non sta in piedi, soprattutto perché contestata ai vertici». L’avvocato Simone Lonati, legale di Abulahia, afferma che «il dibattimento non ha dimostrato il superamento del limite della normale tolleranza. Tutte le esalazioni del 24 e del 26, non percepite all’interno della Tamoil, sarebbero state intollerabili solo per le persone della scuola. Un dipendente ha detto ‘Io stavo lì, non ho sentito niente, non indossavo la mascherina’» e «anche il preside ha avuto perplessità. Il 26 arriva dopo un’oretta e rimane sorpreso, quasi deluso, perché non sente nulla».

Per l’accusa di sversamento di idrocarburi nel Po, Lonati ripropone la incompetenza territoriale, perché lo scarico sotto accusa «è in territorio piacentino».

© RIPRODUZIONE RISERVATA DI TESTI E FOTO

30 Gennaio 2014

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