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Sabato 10 Dicembre 2016

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CREMONA

Tamoil, Bordi e Beati saranno sentiti come testimoni della difesa

Dopo che un ex dirigente ha dichiarato che in raffineria c'era una «scarsa sensibilità per l’ambiente»

Tamoil, Bordi e Beati saranno sentiti come testimoni della difesa

La raffineria Tamoil a Cremona

CREMONA - L’assessore all’Ambiente Francesco Bordi, tecnico in aspettativa dell’Arpa, e l’ex direttore dell’Arpa Paolo Beati, saranno sentiti come testimoni della difesa Tamoil nell’ambito del processo con rito abbreviato sull’inquinamento della falda, per il pm Fabio Saponara causato dalla vetusta rete fognaria della raffineria. Il gup Guido Salvini ha accolto la richiesta «di procedere all’audizione dei due funzionari dell’Arpa in quanto utile ad approfondire i rapporti e gli scambi di informazioni sviluppatisi nel tempo tra la dirigenza Tamoil ed Arpa e gli altri Enti».

Bordi e Beati saranno sentiti il 28 febbraio. Intanto, lunedì prossimo saranno sentiti tre testimoni «che hanno ricoperto un ruolo particolare all’interno della Tamoil o all’interno delle ditte Idroambienti e Soncini», che fecero i lavori sulla rete fognaria cominciati nel 2005. La decisione del gup è arrivata all’indomani dell’udienza, in cui un ex dirigente della Tamoil ha confermato che «la rete fognari era vetusta,alcuni tratti erano pesantemente ammalorati e quindi bisognava intervenire urgentemente», ma in raffineria vi era una «scarsa sensibilità per l’ambiente», salvo nel periodo in cui a dirigere lo stabilimento c’era l’ingegnere Claudio Vinciguerra, arrivato nel 2004, deceduto nella primavera del 2006.

L’ex dirigente è Lucio Ambrosio, ingegnere assunto in raffineria nel 1990 con l’incarico di responsabile della sicurezza e dell’ ambiente, già sentito dai carabinieri del Nas il 30 novembre scorso. Se nel 2001 Tamoil fece autodenuncia alle autorità, lo si deve al «forte input» dato da Ambrosio. Un ‘forte input’, «in quanto, indipendentemente da tutto, una raffineria in generale è un sito che può inquinare sia l’aria che il suolo e tale atto andava presentato». Ma mentre «l’aspetto della sicurezza negli anni è stato molto sentito dalla direzione e sono riuscito a fare molto, viceversa sull’ambiente non ho visto la medesima determinazione da parte della direzione, ad eccezione del periodo in cui vi è stato come direttore di stabilimento l’ingegnere Vinciguerra che successivamente è deceduto».

Agli inquirenti, Ambrosio avevaspiegato che se «dal 2001 in raffineria a livello di direzione in alcune riunioni informali si parlava dell’ inquinamento causato dallo stabilimento e tra le potenziali cause si annoverava anche la rete fognaria e il suo stato di conservazione, dopo il 2001 si parlava soltanto, senza adottare provvedimenti concreti di interventi per verificare tale stato di conservazione. Solo nel 2004, con l’ avvento dell’ ingegnere Vinciguerra, finalmente, si è dato un input e dalle parole si è passati ai fatti con i primi interventi su detta rete fognaria». Il manager non aveva saputo indicare i motivi per cui passò del tempo tra gli esiti delle videoispezioni e l’inizio degli interventi di risanamento, ma aveva precisato che «determinate trattative in raffineria non erano trasparenti, soprattutto laddove bisognava affrontare degli interventi economici di un certo rilievo, come nel caso specifico del risanamento della rete fognaria. L’indirizzo generale era di risparmiare ovunque», al punto che «in un certo periodo ci venivano contate anche il numero di fotocopie che facevamo». Inoltre, «con l’ avvento di Colombo, Gilberto e Abulaiha (manager imputati, ndr), si ritornò al clima antecedente, ovvero scarsa attenzione a tali tematiche. Nelle diverse riunioni a cui partecipava la direzione, si parlava di continuare a verificare lo stato di conservazione della rete fognaria, alla luce di quanto era stato rilevato nel 2005», ma secondo il manager, «a tali incontri non seguiva alcun fatto concreto».

21 Gennaio 2014

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