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CREMONA

Inquinamento di falda e suolo
Tamoil, rete fognaria gruviera

Dalle carte dell'inchiesta: 'La dirigenza Tamoil faceva quotidiane riunioni tecniche, sapeva di inquinare, ma lo ha sottaciuto persino al Comune e all’Arpa'.

Inquinamento di falda e suolo
Tamoil, rete fognaria gruviera

CREMONA - La rete fognaria di Tamoil era costituita da tubi vetusti, posati 35, 50 anni prima, addirittura realizzati in klinker, ceramica. Tubi con «anomalie»: rotture, erosioni e in alcuni tratti persino con cocci, ossia buchi. È quanto emerso dalle testimonianze di Luigi Tomaselli, dipendente della Idroambiente, società di Bollate (Milano) che ha eseguito le videoispezioni della rete fognaria, e da un ex dipendente di lungo corso della raffineria, ora in pensione, sentiti venerdì come testimoni al processo che si sta celebrando con il rito abbreviato davanti al gup Guido Salvini, sull'inquinamento del suolo e della falda acquifera, causato, per il pm Fabio Saponara, dalla raffineria.

I due testimoni erano già stati sentiti dagli inquirenti lo scorso ottobre, nell’ambito di un procedimento aperto dal pm Saponara in seguito ad un esposto anonimo. Dalle carte dell’inchiesta è emerso che la dirigenza Tamoil faceva quotidiane riunioni tecniche, sapeva di inquinare, ma lo ha sottaciuto persino al Comune e all’Arpa. Nulla, insomma, doveva trapelare.

Come ha raccontato Tomaselli, tutto inizia con una ispezione fatta alla fine del 2004 sui pozzi 6 e 7 per incrostazioni e puliture dei filtri. In particolare, il lavoro eseguito sul pozzo 7 consente di rilevare potenziali criticità strutturali alla rete fognaria. Tra l’altro, il Comune aveva chiesto una ispezione già il 27 maggio del 2003, ma Tamoil non aveva risposto, tanto che il 17 dicembre successivo dal Comune era partito un sollecito. Il 17 gennaio del 2005, sotto la dirigenza dell ingegnere Claudio Vinciguerra, che, come ha riferito Tomaselli, aveva avviato l’attività di risanamento, Idroambiente comincia la videoispezione del primo tratto di rete fognaria, che terminerà un mese dopo, quando la società di Bollate fa una relazione, in cui manifesta le criticità. Nel maggio del 2006, l’ingegnere Vinciguerra muore, prima che la Idroambiente comici la seconda fase di risanamento. Il teste ha riferito che, stando alle voci che circolavano, la scomparsa del manager non avrebbe consentito una accelerazione dei lavori di risanamento. La Idroambiente esce di scena, soppiantata da un’altra ditta, la Soncini, che vince la gara e che comincia i lavori il 4 maggio del 2006 per terminali il 23 dicembre successivo. Il 16 ottobre del 2007 i lavori verranno poi ripresi da Idroambiente per circa un mese. Dalle carte dell’inchiesta spunta un rapporto del 5 settembre del 2008 stilato dalla società di Bollate, che rileva una «parte mancante» nella rete fognaria. Tamoil terrà quel documento riservato. Dalle carte risulta che ancora nel gennaio del 2009, a due anni dall'inchiesta decollata nell'estate de 2007, era in corso il completamento del terzo ed ultimo step, limitatamente ai tratti di collegamento tra serbatoi e collettori principali. L’ex dipendente ha spiegato che ciò che finiva nella fogna non era solo il lavaggio, ma il drenaggio. Per capirci, il primo lavoro che fa la raffineria è di togliere l’acqua dal greggio, che essendo più leggero, sta in alto. Funzionava così. Si apriva una valvola e nelle fogne finiva moltissima acqua sporca di idrocarburi. Acqua che per l’accusa, dunque finiva nella rete fognaria ‘gruviera’ e contaminava suolo e falda. Il 20 gennaio prossimo saranno sentiti altri due ex dipendenti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA DI TESTI E FOTO

03 Gennaio 2014

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