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Sabato 10 Dicembre 2016

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CAPPELLA CANTONE

Discarica di amianto, chiuse le indagini: Formigoni rischia il processo

L'inchiesta della procura di Milano chiama in causa ancora una volta il 'Celeste' accusato di corruzione

Discarica di amianto, chiuse le indagini: Formigoni rischia il processo

Roberto Formigoni

MILANO - Oltre un milione di euro di presunte tangenti sarebbero arrivate alla Compagnia delle Opere di Bergamo su input dell'ex Governatore lombardo e senatore del Nuovo Centrodestra Roberto Formigoni. E altri 100mila euro sarebbero andati all'allora vicepresidente del Consiglio regionale, Franco Nicoli Cristiani, sempre «per conto» del 'Celeste'. A pagare queste mazzette sarebbe stato un imprenditore interessato alla realizzazione della discarica di amianto di Cappella Cantone. Discarica che stava per sorgere, grazie a un delibera «proposta» proprio dall'allora presidente del Pirellone, anche in contrasto con le «prescrizioni» ambientali, se non fossero scattate le indagini. È questo il quadro di un'altra inchiesta della Procura di Milano, appena chiusa, che chiama in causa ancora una volta Formigoni, accusato di corruzione.

È il terzo procedimento da cui si dovrà difendere nel capoluogo lombardo per reati che avrebbe commesso quando guidava la Regione, dopo il caso Maugeri (è accusato di associazione per delinquere e corruzione) e dopo l'inchiesta che ha portato all'arresto dell'ex consigliere regionale Massimo Gianluca Guarischi (scarcerato giovedì), dove il senatore deve rispondere di corruzione e turbativa d'asta. Mentre gli ultimi due casi riguardano presunti giri di 'stecchè nella sanità, l'ultima indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo e dai pm Paolo Filippini e Antonio D'Alessio, vede al centro una discarica di amianto che avrebbe dovuto sorgere a Cappella Cantone.

Per Formigoni si tratta di «accuse infondate e ridicole», perchè «sono accusato di corruzione ma la Procura stessa ammette che non ho preso un centesimo, sono accusato di avere ottenuto la promessa di un vantaggio elettorale». Stando all'atto di chiusura indagini a carico di 13 persone e 5 società, e che prelude alla richiesta di processo, l'imprenditore bergamasco Pierluca Locatelli, interessato alla realizzazione della discarica, avrebbe versato 100mila euro a Nicoli Cristiani «al fine - scrivono i pm - di ottenere l'Autorizzazione integrata ambientale, necessaria» per l'ok alla discarica. Locatelli avrebbe pagato «con il consenso e la consapevolezza di Rossano Breno e Brambilla Luigi», gli ex vertici della Cdo di Bergamo, «che agivano in nome e per conto dei pubblici ufficiali Raimondi Marcello», ex assessore regionale all'Ambiente, e «Formigoni». Diecimila euro poi sarebbero andati all'ex funzionario dell' Arpa Lombardia, Giuseppe Rotondaro. In più, l'imprenditore avrebbe versato, tra «denaro ed altre utilità», oltre un milione di euro «in favore della Compagnia delle Opere di Bergamo»: un modo per remunerare, secondo i pm, Formigoni e Raimondi. In cambio, sempre stando all'atto di chiusura indagini, Locatelli avrebbe ottenuto «l'approvazione della delibera di Giunta Regionale del 20 aprile 2011 n.1594, su proposta del Presidente, che consentiva la disapplicazione delle prescrizioni contenute nel Piano Cave adottato dal Consiglio Regionale».

Sempre con quelle mazzette l'imprenditore «si garantiva l'opera di condizionamento, esercitata dai predetti Pubblici Ufficiali», tra cui Formigoni, «sulle determinazioni dei competenti Dirigenti amministrativi». In particolare, Locatelli avrebbe fatto avere 200mila euro a Brambilla, all'epoca 'numero duè della Cdo bergamasca, e 25mila euro a Breno, che era presidente. Inoltre, Locatelli avrebbe effettuato «al fine di ottenere i favori dei predetti pubblici ufficiali di area Comunione e Liberazione (...) plurime donazioni» per ristrutturare la «scuola privata Imiberg di Bergamo» per un totale di circa 781mila euro. Nell'atto di chiusura, infine, c'è un altro 'capitolò nato da dichiarazioni di Locatelli e che non coinvolge Formigoni, ma è relativo ad un appalto di «rimozione delle interferenze» per l'Expo 2015: Dario Comini, incaricato alla Sicurezza «dalla stazione appaltante pubblica Expo 2015», è accusato di corruzione perchè avrebbe ricevuto dal direttore tecnico del cantiere un'auto, una «scheda carburante» e un «Telepass». Lo stesso «pubblico ufficiale» poi è accusato anche di millantato credito sempre in relazione a quell'appalto, 'tranchè questa per cui è indagata anche Metropolitana milanese spa.

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05 Dicembre 2013

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