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Lunedì 05 Dicembre 2016

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IL CASO DI ORSOLA CONTARDI

Mamma morta di meningite,
è guerra tra i periti

I consulenti tecnici della difesa sostengono che una corretta profilassi avrebbe potuto salvare la donna

Mamma morta di meningite,
è guerra tra i periti
SCANDOLARA — «Secondo noi, la mancata profilassi fatta in tempi rapidi ha ridotto drasticamente le chances di sopravvivenza della signora. La profilassi fatta nelle 24-48 ore prima riduce il rischio nell’89 per cento dei casi»: sono le conclusioni del professor Francesco De Ferrari, medico legale, e dell’infettivologo Roberto Stellini, consulenti tecnici della procura nell’ambito del procedimento sulla morte di Orsola Contardi, il 16 febbraio del 2010 uccisa dalla meningite tre giorni dopo il figlio Mirko Zanazzi, lui ucciso da una sepsi meningococcica. Mirko aveva 20 anni, la madre 55. Il processo per omicidio colposo è in corso nei confronti di Riccardo Merli, il medico del Pronto soccorso dell’ospedale Maggiore che la sera del 12 febbraio diagnosticò a Mirko una sospetta sepsi meningococcica, Marco Botteri, il medico di Terapia intensiva che alle 23 e 36 prese in cura il ragazzo, e Paolo Marconi, medico dell’Asl. Tutti camici bianchi già scagionati da Stefano Novati, infettivologo al Policlinico San Matteo di Pavia, perito del giudice Francesco Sora, che, riascoltato, ha ribadito: «La profilassi non avrebbe cambiato nulla, non sarebbe stata efficace, perché la signora era già portatrice asintomatica e non ci sarebbe stato nulla da fare».

04 Dicembre 2013

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