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IL PROCESSO

Il canile dell'orrore

La deposizione-choc di Rosetta Facciolo: "Non si riusciva a fermare Cheti Nin: i cani si dovevano uccidere"

Il canile dell'orrore
CREMONA - Gli adulti «venivano uccisi perché l’imperativo era ‘bisogna fare spazio’». I cuccioli «venivano normalmente soppressi», come quei piccoli strappati alla madre, portati in infermeria e subito dopo «trovati sul tavolo come dei peluche, tutti morti». C’erano «cani belli e ben nutriti che sparivano dalla sera alla mattina. Ci dicevano che venivano adottati. Di notte? Venivano uccisi, la mattina infilati dai dipendenti nei sacchi neri e messi nella cella frigorifero». Galeazzo fu soppresso «perché teneva due posti, era ingombrante», due Husky «perché avevano il vizio di saltare». E poi «sbranamenti in continuazione». Sono racconti dell’orrore quelli riversati dalle ex volontarie del Rifugio del cane nel verbale del processo sui presunti maltrattamenti e sulle presunte uccisioni di animali per l’accusa soppressi senza necessità. Eutanasie compiute con iniezioni di Tanax e Pentothal Sodium. Sullo scandalo esploso il 3 marzo del 2009 con il blitz del Nas che sequestrò la struttura e 32 carcasse trovate nelle celle frigorifero, si tornerà a parlare all’udienza dell’11 febbraio. Uno scandalo esploso per mano di Rosetta Facciolo, presidente della sezione di Cremona della Lega nazionale per la difesa del cane, la «cagnara e gattara da una vita», in passato «legata da un rapporto di simpatia, stima e amicizia con Cheti», Cheti Nin, l’ex vice presidente dell’Associazione Zoofili Cremonesi (che gestisce la struttura in forza di una convenzione stipulata con il Comune), che a sentire i testi del pm Fabio Saponara, nel canile ‘faceva il bello e il cattivo tempo’. Perché «lei decideva che era arrivata l’ora e non si riusciva a fermarla: i cani si dovevano uccidere». Lo afferma, Facciolo, nella lunga deposizione rilasciata in tribunale.

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03 Dicembre 2013

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