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CREMONA

Le Botteghe chiedono
la testa di Pugnoli

Resa dei conti nell'Ascom

Le Botteghe chiedono
la testa di Pugnoli
di Mauro Cabrini

CREMONA - I veleni degli ultimi mesi, e l’inattesa quanto clamorosa esclusione dalla giunta camerale, non hanno tardato a scuotere la locale Confcommercio anche al suo interno: ieri sera è arrivata l’ora della resa dei conti e Botteghe del Centro, con l’intervento del suo leader Paolo Mantovani appoggiato da otto consiglieri, ha chiesto ufficialmente le dimissioni del presidente, Claudio Pugnoli. Istanza nemmeno presa in considerazione. E con il numero uno di palazzo Vidoni comunque saldo nei numeri seppure palesemente indebolito nel consenso, il contrattacco, durissimo nei toni quanto nel contenuto, è stato sferrato dal suo vice, Graziano Bossi, che nel pieno di un direttivo tesissimo, incominciato poco dopo le 21 e concluso nella notte, ha rilanciato avanzando una mozione di sfiducia con domanda di espulsione, anche questa neanche votata, nei confronti dello stesso Mantovani, da tempo ai ferri corti con la dirigenza. Morale: alla fine di una riunione da lunghi coltelli, esce il quadro di una categoria frantumata. Con lo smacco dell’estromissione dalla Camera di Commercio che ha lasciato segni evidenti e con i massimi referenti separati in casa. Ferite non più rimarginabili e spaccatura definitiva. Perché oltre ogni tentativo di riappacificazione, con le colombe che anche nel giovedì del redde rationem hanno tentato inutilmente e fino all’ultimo di giocare la carta della mediazione, il solco è tanto profondo da apparire ormai chiaramente incolmabile: Pugnoli e Mantovani non possono più convivere. E indietro non si torna. Di fatto però, almeno per ora, in via Manzoni resta tutto come prima: la guerra già si specchia nei movimenti dei soldati sul fronte ma gli effetti della battaglia rimangono congelati da uno statuto che prevede procedure complesse e tempi lunghi prima di assumere qualunque decisione. Non cambia la sostanza. Chi vuole fuori Mantovani gli imputa, e lo ha rimarcato Bossi a gamba tesa prima della discussione del bilancio, prese di posizione dissonanti dagli indirizzi del vertice ed esternazioni troppo frequenti: «Inopportune» gli è stato rinfacciato. Nell’altra trincea, spingendosi al fianco di Mantovani sino ad inoltrare a Pugnoli la proposta di un passo indietro, si critica una gestione del presidente «troppo personale e troppo distante dalla base, come dimostrato nelle partite corso Garibaldi e Festa del Torrone» e, soprattutto, si gioca come asso il fallimento consumato sotto i portici di via Baldesio. Giustificato da Pugnoli con l’inaspettato tradimento di Confesercenti ma ritenuto comunque una macchia imperdonabile dai contras. «Fossi in te — ha incalzato anche il consigliere Franco Stanga — avrei già rimesso il mandato». Per un motivo in particolare: i contestatori ritengono il voto in Camera un voto espresso contro Pugnoli e non contro la Confcommercio, contro il rappresentante e non contro la struttura. Muro contro muro. Senza vie di uscita. E se Botteghe del Centro si separasse? 
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29 Novembre 2013

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