il network

Mercoledì 07 Dicembre 2016

Altre notizie da questa sezione

Blog


CONVEGNO CARITAS PARROCCHIALI

Il vescovo alle parrocchie: «Più sensibili e attente verso chi soffre di ludopatia»

In provincia di Cremona in un anno oltre 350 milioni di euro spesi nei giochi d'azzardo

Il vescovo alle parrocchie: «Più sensibili e attente verso chi soffre di ludopatia»
CREMONA - Comunità cristiane più sensibili e più vicine alle persone vittime del gioco d'azzardo, che solo nella provincia di Cremona, fattura ogni anno 350 milioni di euro, quasi un milione di euro al giorno! È questo l'invito che il vescovo Lafranconi ha rivolto durante l'annuale convegno delle Caritas parrocchiali celebrato al Centro pastorale diocesano nella mattinata di sabato 9 novembre. "Mettiamoci in gioco. L'impegno delle comunità contro il gioco d'azzardo" il titolo dell'assise promossa nell'ambito della Settimana della Carità 2013. Dopo il saluto del presule è intervenuto il prof. Carlo Mozzanica, già docente all'Università Cattolica di Milano, che ha tratteggiato le cause culturali e sociali delle ludopatie. Il consigliere Carlo Malvezzi ha quindi illustrato la nuova legge regionale che tenta di arginare la diffusione delle slot machine, mentre la dottoressa Irene Ronchi dell'ASL di Cremona ha descritto il programma di accompagnamento dei ludopatici messo in campo dal Sert cremonese. Alessio Antonioli, del Centro di Ascolto della Caritas diocesana, ha quindi tirato le conclusioni illustrando anche l'impegno della Chiesa cremonese in questo settore così delicato. Particolarmente forte la testimonianza di Oscar, un ex giocatore d'azzardo che in un momento di disperazione ha tentato anche il suicidio. I dati sono allarmanti e dicono quanto il fenomeno sia diffuso socialmente: solo nel territorio cremonese in un anno vengono spesi oltre 350 milioni di euro nei giochi di azzardo, quasi un milione al giorno! Secondo i dati dell'Asl, solo nel distretto di Cremona, sono coinvolte oltre 100 persone nei programmi di aiuto, più di duecento in tutta la provincia. Numeri importanti che però sono la punta dell'iceberg visto che al Sert (Servizio per le tossicodipendenze) si rivolge solo il 10% dei ludopatici: fatte le debite proporzioni, il numero delle persone vittime del fenomeno è enorme. Un fenomeno sociale che deve interpellare la comunità cristiana e la sua pastorale. Per tale motivo la Caritas cremonese ha deciso di dedicare l'annuale convegno delle Caritas parrocchiali proprio alle ludopatie. Sabato 9 novembre, al Centro Pastorale diocesano, si è dunque tenuta una mattinata di studio sul fenomeno del gioco d'azzardo e sulle possibile azioni di contrasto - sia giuridiche, sia educative e sia terapeutiche - del fenomeno. 
IL SALUTO DEL VESCOVO. Nel suo saluto iniziale mons. Lafranconi ha fatto appello alle comunità cristiane perchè siano più sensibili e più vicine alle persone - e alle loro famiglie - vittime di questa vera e propria dipendenza. «È un problema umano e sociale gravissimo - ha esordito il presule - che si aggrava nel caso in cui le persone si affidano agli usurai per onorare i loro debiti. Come Chiesa non possiamo non interessarci! Occorre un sussulto di sensibilità da parte di tutte le comunità e un impegno non solo dal punto di vista caritativo, ma anche educativo e culturale».
LA RELAZIONE DEL PROFESSOR MOZZANICA. Il prof. Carlo Mozzanica, già docente all'Università Cattolica di Milano, ha tracciato il terreno culturale e sociale in cui germoglia questa dipendenza. Per il docente sta crescendo sempre più un disagio psichico di natura esistenziale, una vera e propria malattia dell'epoca post-moderna che insinua un pressante desiderio di fuga dalla realtà e che non permette più di tollerare qualsiasi dolore interiore. L'uomo vive il male del "presentismo", non c'è traccia della vita passata e il futuro è senza forma. E proprio la dittatura del presente è ciò che favorisce la dipendenza, definita dal prof. Mozzanica come la «ricerca pressante di effetti prodotti da sostanze o comportamenti di cui si sente un intenso bisogno fisico e psicologico». La persone, cioè, vive unicamente dell'oggetto della sua dipendenza e si nutre esistenzialmente unicamente di esso: niente a più valore al di fuori di quell'oggetto! Mozzanica ha quindi illustrato più approfonditamente le cause culturali e antropologiche. «Viviamo - ha precisato - in un tempo in cui non si condividono più racconti e narrazioni. Una generazione, cioè, non consegna più all'altra il senso del nascere, del vivere, del morire. Manca una testimonianza narrativa. Non c'è più attenzione al passato». In secondo luogo si vive continuamente nella frammentarietà e nella complessità, in una dimensione presentista che favorisce la compulsività. Da aggiungere poi una spettacolarizzazione della vita, la banalizzazione del linguaggio e la rimozione dei vissuti più profondi come la separazione del sesso dalla generazione o la natura dalla cultura. È questo un tempo in cui sono enfatizzati in maniera estrema i bisogni: «La tentazione di dare risposte immediate al bisogno - ha proseguito Mozzanica - cancella la vocazione profonda del bisogno stesso a trasformarsi in desiderio, unica dimensione che rende l'uomo più uomo. Il bisogno infatti dice pretesa, il desiderio attesa, il bisogno rimanda alla prestazione, il desiderio chiede relazione». In un secondo passaggio Mozzanica ha invocato un welfare relazionale, una via di mezzo tra quello assistenziale e quello della libertà di scelta. Il giocatore d'azzardo, infatti, ha delle risorse su cui far leva per uscire dal tunnel della dipendenza. Compito dei servizi sociali è quello di aiutare la persona a sentire la necessità di fare manutenzione della propria vita. Infine il docente universitario ha offerto un decalogo per combattere le ludopatie. Anzitutto riscoprire la dimensione educativa che anticipa, accompagna allude al senso promettente e sorprendente della vita. In secondo luogo è necessario trasformare il bisogno in desiderio, quindi occorre riscoprire il senso del gioco e della festa, così come bisogno puntare sull'ascolto, sull'accoglienza e sull'attenzione verso l'altro. In quinto luogo urge ridelineare il rapporto tra la qualità della vita e una vita di qualità, così come aiutare i ludopatici a trasformare il gioco d'azzardo da evento esterno che capita ad "avvento", cioè a una realtà cui ci si avvicina, la si riconosce, le si dà il nome e dalla quale, quindi, si crea una distanza terapeutica. In settimo luogo è necessario sostenere l'identità delle persone legando passato, presente e futuro, così come promuovere la libertà del vivere più che la libertà dal gioco d'azzardo. Quindi la comunità cristiana deve imparare a prendersi cura dei giocatori, evidenziando il positivo e presentando testimoni efficaci. Infine occorre entrare nella logica del prendersi cura dell'altro e non semplicemente del curare l'altro. 
L'INTERVENTO DEL CONSIGLIERE REGIONALE CARLO MALVEZZI. L'intervento del consigliere regionale Carlo Malvezzi Al consigliere regionale Carlo Malvezzi è toccato il compito di illustrare la nuova legge regionale che mira a contenere il fenomeno del gioco d'azzardo. Una legge che tenta di salvaguardare la dignità della persona e di ricostruire un tessuto di relazioni buone. Malvezzi non ha nascosto il disappunto per una legge nazionale che, soltanto per fini economici, ha regolamentato il gioco d'azzardo offrendo alle concessionarie di slot machine ampia libertà. «Si è sentita la necessità di una normativa che offrisse agli amministratori locali degli strumenti per decidere cosa fare sul proprio territorio. Così ora è possibile fissare distanze da luoghi sensibili come scuole e oratori o premiare gestori di locali pubblici che scelgono di non tenere le slot machine». Malvezzi ha parlato anche di un marchio anti macchinette esposto dai negozianti virtuosi, di uno sgravio fiscale per chi decide di non tenere le macchinette e di una tassazione maggiore per chi invece le accetta. Una cifra considerevole è poi stata stanziata per opere educative e di prevenzione. 
LA TESTIMONIANZA DI OSCAR, EX GIOCATORE. Particolarmente commovente la testimonianza di Oscar, un padre di famiglia, caduto per ben due volte nel tunnel del gioco d'azzardo. «Ho iniziato quasi per caso - ha spiegato commuovendosi - e per tre/quattro anni ho sperperato un sacco di soldi facendo debiti a destra e a sinistra. Poi un giorno mia moglie mi ha portato da un medico e sono riuscito a guarire. Dopo un anno ho provato quasi per scherzo a mettere il resto delle sigarette in una slot machine e ho vinto 250 euro. Da quel momento ho ripreso ed è stato l'inferno: ho fatto un mare di debiti, ho orchestrato tanti di quei sotterfugi e detto tante di quelle bugie che non ero più io. Nel febbraio 2010 tentai anche il suicidio, ma mia figlia riuscì ad impedirlo. Da quel momento mi sono curato seriamente e ora non gioca più da tre anni. Adesso seguo un gruppo di auto mutuo aiuto». 
LA RELAZIONE DELLA DOTT.SSA RONCHI DELL'ASL DI CREMONA. Più tecnica la relazione della dottoressa Irene Ronchi, dell'Asl di Cremona che illustrato il cammino di accompagnamento dei ludopatici, sottolineando il ruolo fondamentale della famiglia e delle relazioni umane. Occorre anzitutto superare la vergogna sociale che tende a nascondere il problema e non correre ai ripari solo quando il danno economico diventa consistente: «Il campanello d'allarme per i familiari non deve suonare quando si comincia a perdere tanti soldi, ma quando sorgono le prime avvisaglie di dipendenza da gioco». La sfida è quella di uscire dalla solitudine e della disperazione che nascono nel momento di consistenti perdite di denaro e di un conseguente indebitamente: «È necessario ridestarsi e recuperare il senso e la qualità della vita». Cioè è possibile grazie al cammino di accompagnamento del Sert che offre valutazioni psicologiche, sociale e mediche, delle consulenze legali e finanziarie, dei colloqui personali e familiari, l'inserimento in un gruppo di auto mutuo aiuto, ma anche la possibilità di avere un amministratore di sostegno che eserciti un controllo economico sulle persone. Più difficile il recupero dei giocatori donne che godono di un sostegno familiare meno puntuale e sono più soggette alla vergona e all'isolamento. Ronchi ha spiegato poi che nel 2007 è nata una rete di collaborazione con altri servizi pubblici, con il privato sociale, e con il mondo del volontariato e in particolare con la Caritas cremonese. Attualmente sono attivi 2 gruppi di auto mutuo aiuto a Cremona, anche se la percentuale delle persone che si affida al Sert è minima rispetto al totale: solo il 10% dei ludopatici, infatti, esce allo scoperto, il resto rimane nell'ombra. 
LE CONCLUSIONI DEL DOTTOR ANTONIOLI DELLA CARITAS. Da ultimo Alessio Antonioli del Centro di Ascolto della Caritas diocesana, ha ribadito l'importanza del fare rete, perchè molto spesso i ludopatici tendono a nascondere il loro problema e a chiedere prestiti senza rivelare i motivi dell'indebitamento. Problema importante è anche l'usura, fenomeno di cui i giocatori d'azzardo sono spesso vittime, da qui l'importanza della Fondazione San Bernardino, voluta dalla CEI, che eroga prestiti proprio per stroncare questa attività illecita così pericolosa. Infine Antonioli ha offerto alcuni dati significativi: nel 2000 sono stati spesi in Italia 14 miliardi di euro in giochi d'azzardo, nel 2012 si è arrivati alla cifra record di 100 miliardi. In tutto il Paese sono attivi ben 232 sale bingo e oltre 200.000 slot machine. E se il gioco d'azzardo è aumentato del 220%, il beneficio per il fisco è cresciuto solo del 20%. Ciò sta a significare che non è vero che lo Stato guadagna in questo settore: le lobby dei concessionari, infatti, è molto forte e gode di continue agevolazioni.

(dal sito web della Diocesi di Cremona)

09 Novembre 2013

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 1000