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Giovedì 08 Dicembre 2016

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CREMONA

Ascom, è spaccatura totale
Mantovani: "Vertici arroganti"

Mail al veleno del presidente delle Botteghe del Centro: "Non mi sento più parte del gruppo ristretto che comanda"

Ascom, è spaccatura totale
Mantovani: "Vertici arroganti"
di Mauro Cabrini 

CREMONA - «Caro collega, ho deciso di scriverti pensando che, come associato Botteghe, fosse corretto informarti sul perché, in accordo col mio direttivo, ho preso posizioni così forti e contrastanti con l’attuale dirigenza Confcommercio». Inizia così la mail, inviata ieri mattina a tutti i 150 associati di Botteghe del Centro, con cui il leader dell’associazione, Paolo Mantovani, sancisce, di fatto, la rottura definitiva con i vertici della categoria e, in particolare, col presidente Claudio Pugnoli. Veleno. Accompagnato dalla sensazione, chiaramente percepibile fra le righe, di un passo indietro imminente: «Ho sempre creduto — mette nero su bianco Mantovani, parlando di se stesso al passato e lasciando così intuire la volontà di dimettersi — che un’associazione di categoria, un sindacato, sia realmente tale se esprime il volere della base che rappresenta. Farlo è stata la parte più difficile della mia esperienza come presidente. Noi commercianti abbiamo idee e interessi spesso profondamente diversi. Riuscire a condensarli e rappresentarli, senza scontentare nessuno, è praticamente impossibile. Questi anni da presidente, sono stati sicuramente i più formativi della mia vita. Quando mi avete eletto ero nelle Botteghe da quindici anni, ma gli ultimi cinque da presidente, con il cambio di amministrazione, la crisi che ci ha colpito e gli errori che ho commesso, mi sono sembrati venticinque. Ma più dagli errori che dai risultati positivi, ho cercato di imparare. Gli amici del consiglio e i dipendenti dall’associazione, sono stati fondamentali per fare questo. Ho imparato a mie spese, perdendo anche persone importanti, che la condivisione delle idee, il riuscire ad accettare anche il parere contrario, sono valori fondamentali per un presidente. E questo mi ha portato allo scontro in Confcommercio». I motivi della distanza diventata solco incolmabile quando, nel direttivo dello scorso lunedì sera, Mantovani ha votato contro il piano di riorganizzazione: «Limitarsi a dover ratificare il volere di un ristrettissimo numero di persone (del quale non mi sono più sentito di far parte), è esattamente l’opposto di quello che credo serva a un’associazione di categoria. Questo atteggiamento porta a perdere associati ma, ancor più grave, a perdere le persone che hanno voglia di impegnarsi per l’associazione e ne costituiscono spina dorsale e futuro. Ho cercato, come uomo di associazione, di ragionare all’interno, per risolvere questi problemi. Sperando che i miei vent’anni di Confcommercio e l’esperienza fatta sul campo fossero tenuti in considerazione e portassero almeno a un dialogo costruttivo». Invece «qualsiasi obiezione è sempre stata interpretata come un atto di lesa maestà. L’unico risultato che ho ottenuto è stato diventare il paria dell’associazione. L’altra sera si è votato per un importante riassetto. Ad alcuni, il progetto presentato, che prevede importanti costi certi a fronte di guadagni possibili, è sembrato più un libro dei sogni che un qualcosa di realizzabile. Per questo motivo, abbiamo chiesto si potesse avere una verifica della fattibilità di quanto presentato. Credevamo di avere avanzato una richiesta di buon senso, volta a tutelare il futuro della nostra associazione. Ma nessun dialogo è stato possibile: ci è stato risposto con il peso della maggioranza, trattati con arroganza e sufficienza». Conclusione rivolta ai 150 associati: «Questo è un riassunto, spero esaustivo, che mi sono sentito in dovere di farti, per chiarire la mia posizione. Da commerciante capisco che sembrino problemi ‘lontani’, che magari possono anche infastidire chi, come tanti di noi, fatica a tenere aperta la propria attività. Ma ti assicuro che sono problemi che possono incidere pesantemente sul nostro futuro. Sono sicuramente temi che dovremo dibattere nei prossimi incontri, prendendo le decisioni che riterrete più opportune». Firmato Paolo Mantovani. Quasi un messaggio d’addio. Combattivo, però. Dalla trincea. 
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31 Ottobre 2013

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