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Sabato 10 Dicembre 2016

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CREMONA - CALCIOSCOMMESSE

Gegic allenatore in Svizzera

Il gip Guido Salvini ha revocato il divieto di espatrio

Gegic allenatore in Svizzera
Andrà a fare il vice allenatore e il consulente tecnico del Rancate Football Club, società di calcio con sede in Canton Ticino, nei pressi di Mendrisio, Almir Gegic, 34 anni (li festeggerà domani), l’ex giocatore serbo che si è costituito nel novembre del 2012, dopo oltre un anno di latitanza, nell’ambito dell’inchiesta sul calcio scommesse. E che per la prima volta, ammette l’esistenza, anche se non fa il nome di Tan Seet, detto Dan, di un «capo asiatico» che dettava le regole. È anche in ragione del suo nuovo lavoro in Svizzera che il gip Guido Salvini ha revocato a Gegic, diventato papà per la seconda volta di una bambina lo scorso maggio, il divieto di espatrio con l’obbligo di presentarsi in questura non più tre volte alla settimana, ma una volta ogni due settimane. Nelle sette pagine dell’ordinanza con cui ha accolto l’istanza dei difensori Roberto Brunelli e Ugo Carminati, il gip Salvini evidenzia come sia «giusto tenere presente che le condizioni di vita in Italia di Gegic, la cui moglie ha dato alla luce nel mese di maggio 2013 una bambina, sono decisamente difficili. Mantenere quindi il divieto di espatrio e il divieto per Gegic di recarsi pochi chilometri oltre il confine, perdendo così l’offerta di lavoro, risulterebbe ingiustamente e inutilmente afflittivo». Ma vi è dell’altro. Nell’ordinanza il gip annota che ‘pur non mutando la sua radicale posizione processuale’, nell’interrogatorio del 19 ottobre scorso, Gegic «comunque ha fatto qualche passo in avanti». E «seppur con espressioni volutamente ‘prudenti’, non solo ha confermato alcuni dei più importanti incontri svoltisi nella primavera del 2011 all’albergo Una Tocq di Milano, fornendo conferma alle dichiarazioni rese da Gervasoni e da ultimo da Ivan Tisci», ma davanti al gip e al procuratore Roberto di Martino, Gegic ha ammesso che il macedone Ilievski, tuttora latitante, «presente con cospicue somme di denaro a tali incontri, non era il ‘capo’ e cioè non godeva da solo di poteri decisionali né era in grado di ‘autofinanziarsi’ la manipolazione delle partite né di stabilirne le modalità, ma sopra di lui vi era un capo, il ‘boss’ cui ha fatto cenno anche Tisci, con il qual Ilievsky si rapportava per telefono, tenendo comunque Gegic al di fuori di tali conversazioni, prima di dare una risposta alle situazioni che gli venivano offerte». E «seppur con molta fatica e in forma talvolta indiretta», Gegic «ha confermato che chi dirigeva le mosse di Ilievsky in Italia era un ‘capo’ in Asia, verosimilmente a Singapore, che dettava le regole, ad esempio la necessità assoluta di avere un contatto diretto con i giocatori da corrompere prima di pagare il compenso e definire gli accordi». Per Salvini, «tali ammissioni, per quanto limitate, rappresentano comunque una significativa conferma del quadro complessivo via via emerso nel corso dell’indagine e non devono essere trascurate. E’ assai probabile, e lo stesso Gegic alla fine lo ha riconosciuto, che egli non abbia potuto andare oltre anche per il timore di azioni di ‘disturbo’ cui potrebbe essere esposto non solo lui, ma soprattutto la sua famiglia che è attualmente rientrata in Serbia». Per il gip Salvini, «il passo compiuto deve comunque essere apprezzato».

28 Ottobre 2013

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