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Mercoledì 07 Dicembre 2016

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I social network dilagano

Minori in balia della rete, boom di segnalazioni

Insidie online, la polizia postale: pericolo reali e continui, genitori alzino la guardia'

Minori in balia della rete, boom di segnalazioni

Nella foto d'archivio la polizia postale in azione

Scatta l’allarme, a Cremona, a Crema e in tutta la provincia, per l’impressionante incremento di segnalazioni e denunce che riguardano minori vittime di reati consumati sulla rete.  I social network — a cominciare da Facebook — portano a grandi slanci empatici e motiplicano le possibilità di amicizie ma si trascinano dietro veleni e pericoli a non finire. Dall’inizio dell’anno sono oltre cento le segnalazioni giunte alle varie forze dell’ordine (da parte di genitori) per vicende di questo tipo. Storie amare, che piombano in una famiglia e la stravolgono. Il grosso del lavoro tocca alla polizia postale. Non più tardi d qualche settimana fa il comandante di questa specialità a Cremona, l’ispettore Alberto Casarotti, ha confermato l’incremento delle denunce e delle preoccupazioni, che devono essere, in prima battuta, quelle dei genitori. «Non è negare l’accesso alla rete la strada migliore. E’ il dialogo con i figli, l’attenzione continua a quel che fanno che permettono di ridurre al minimo i rischi, che comunque ci sono, perché nella rete c’è tutto, il bene e il male, come nella vita reale. Segnalazioni e denunce alle forze dell’ordine, tra l’altro, non sono che la punta di un iceberg. Sui social network piovono diffamazioni, calunnie, veleni di fronte ai quali molti giovani, a volte si parla di dodici-tredicenni, non hanno alcuno strumento per reagire. Per capire quel che davvero accade loro. In casi per fortuna più rari chi è dall’altra parte si spinge oltre, fino all’adescamento, come dimostra la vicenda, un pugno allo stomaco, della tredicenne  cremonese arrivata fino ad autoprodursi un filmino pornografico per soddisfare le richieste dell’«orco» di turno, l’uomo che, a centinaia di chilometri di distanza, si è spacciato per chi non è, beffando decine di ragazzine in tutta Italia (come dimostrano i filmati sequestrati a casa dell’uomo dai poliziotti coordinati da Casarotti e dal commissario capo Nicola Lelario). L’aumento delle giovani e dei giovani beffati, feriti, diffamati è proporzionale agli sviluppi e all’accessibilità delle nuove tecnologie. Sotto una certa età — sganciati dal controllo, anche discreto ma costante, dei genitori — più è facile muoversi attraverso i flussi telematici più si rischia. «La gran parte dei casi — ha spiegato Casarotti — continua a riguardare
Facebook. La condivisione  che sta alla base di questo social network,  l’accesso a qualsiasi esternazione da parte di amici degli amici, porta a risultati che possono essere molto pericolosi. Abbiamo ricevuto decine di denunce. Di ogni tipo. Il rischio si allarga a macchia d’olio. Se devo indicare un nuovo pericolo — prosegue il comandante della polizia postale —questo è senz’altro rappresentato da Ask.com, un social network totalmente aperto che consente un anonimato totale. I ragazzi sono molto attratti dalle novità comunicative immediate e diffuse.  Se anche in un primo contatto la risposta a una certa sollecitazione avviene tra persone per bene — conclude Casarotti — le ulteriori domande  innescano risvolti personali, dunque a rischio». Già, immediatezza e  anonimato totale possono portare a conseguenze devastanti.
CREMONA - Scatta l’allarme, a Cremona, a Crema e in tutta la provincia, per l’impressionante incremento di segnalazioni e denunce che riguardano minori vittime di reati consumati sulla rete.  I social network — a cominciare da Facebook — portano a grandi slanci empatici e motiplicano le possibilità di amicizie ma si trascinano dietro veleni e pericoli a non finire. Dall’inizio dell’anno sono oltre cento le segnalazioni giunte alle varie forze dell’ordine (da parte di genitori) per vicende di questo tipo. Storie amare, che piombano in una famiglia e la stravolgono. Il grosso del lavoro tocca alla polizia postale.

Non più tardi d qualche settimana fa il comandante di questa specialità a Cremona, l’ispettore Alberto Casarotti, ha confermato l’incremento delle denunce e delle preoccupazioni, che devono essere, in prima battuta, quelle dei genitori. «Non è negare l’accesso alla rete la strada migliore. E’ il dialogo con i figli, l’attenzione continua a quel che fanno che permettono di ridurre al minimo i rischi, che comunque ci sono, perché nella rete c’è tutto, il bene e il male, come nella vita reale. Segnalazioni e denunce alle forze dell’ordine, tra l’altro, non sono che la punta di un iceberg. Sui social network piovono diffamazioni, calunnie, veleni di fronte ai quali molti giovani, a volte si parla di dodici-tredicenni, non hanno alcuno strumento per reagire».

Approfondimento sull'edizione cartacea in edicola domenica 27 ottobre 2013

26 Ottobre 2013

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