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CASO AMMANCHI

Apim, distratti 582 milioni di lire: Bracchi d'accordo con Lazzarinetti

La corte d'appello: peculato, 3 anni di reclusione (pena indultata)

Apim, distratti 582 milioni di lire: Bracchi d'accordo con Lazzarinetti

Italo Bracchi

CREMONA - «Appare francamente inconcepibile, in quanto totalmente destituita di plausibilità sotto il profilo logico, la prospettazione di un curatore fallimentare il quale, essendo a conoscenza che nell’ambito delle ‘proprie’ procedure concorsuali un socio di studio pone in essere ripetutamente condotte quali quelle attribuite a Lazzarinetti, faccia ‘finta di nulla’ tacendo e non prenda attivamente una posizione né in un senso (dando il proprio assenso) né nell’altro (adoperandosi attivamente per impedirle, ciò che pacificamente non è mai avvenuto)». Dunque, Italo Bracchi non è stato un commercialista miope che ha omesso di vigilare sulle appropriazioni compiute dal suo ex allievo e socio di studio Adriano Lazzarinetti. Al contrario, tra i soci ci fu un «vero e proprio accordo», ad esempio nel caso della liquidazione coatta dell’Associazione interprovinciale produttori maisicoli (Aipm) di cui Bracchi era commissario liquidatore e dalla quale progressivamente (tra il 19 marzo del 200 e l’8 ottobre del 2001) vennero distratti più di 582 milioni di vecchie lire. Oppure nel caso del fallimento ‘Bottega delle carni’ (siamo tra gennaio e ottobre 2011) quando 30milioni di lire provenienti dalla chiusura del libretto postale e «spariti» perché mai versati sul libretto della procedura, furono «personalmente ritirati da Bracchi».

Liquidazione coatta Aipm e fallimento ‘Bottega delle carni’ sono i «residui episodi di peculato» (altri sono caduti in prescrizione) per i quali la seconda sezione penale della corte d’appello di Brescia, nel credere alla verità di Lazzarinetti, ha condannato il commercialista Bracchi a tre anni di reclusione (pena coperta dall’indulto). Quella emessa del presidente Claudio Mazza (giudici consiglieri Antonio Minervini e Silvi Milesi) è la sentenza numero quattro (dopo l’annullamento con rinvio disposto dalla Cassazione) del «caso ammanchi», scoppiato nel maggio del 2005 con Lazzarinetti uscito dalla scena processuale attraverso un patteggiamento.

Nelle 54 pagine di motivazione della sentenza, il presidente Mazza osserva che se da un lato, Bracchi «non fu puntualmente e dettagliatamente informato dal Lazzarinetti di tutte le appropriazioni, avendo questi acquisito, a fronte della inerzia di Bracchi, una sua ‘autonomia di manovra’», al contrario, «in buona parte le appropriazioni erano conosciute ed approvate dal Bracchi». Mazza parla di «circostanze connotate da una pregnanza macroscopica, tenuto conto anche del fatto che si sta parlando di un esperto professionista e non di un soggetto estraneo alle pratiche concorsuali inopinatamente incaricato di gestirle». E allora «come può credersi, ad esempio, che Bracchi non si fosse mai avveduto, esaminando i blocchetti degli assegni, o quanto meno gli estratti conto che periodicamente pervenivano dalla banca, dei titoli emessi senza autorizzazione nell’ambito della liquidazione coatta Aipm con i quali era stata progressivamente distratta la somma complessiva di lire 582.171.461 (tanto da produrre un saldo negativo?». E ciò tanto più «ove si pensi che un assegno da 40 milioni era confluito proprio sul suo conto corrente, guarda caso proprio nel momento in cui era già scaduta una rata del mutuo (dello studio di viale Trento e Triste, ndr) da pagare e un’altra era in scadenza, senza che il diretto interessato abbia fornito una spiegazione plausibile e in qualche modo documentata». Come una spiegazione «Bracchi non l’ha mai data» sui 30 milioni spariti nell’ambito del fallimento della ‘Bottega delle carni’. Una somma, quei 30 milioni, «ritirata personalmente dal Bracchi, come lo stesso aveva ammesso, senza però fornire una precisa indicazione circa la sua sorte».

© RIPRODUZIONE RISERVATA DI TESTI E FOTO

10 Ottobre 2013

Commenti all'articolo

  • alessandro

    2013/10/10 - 19:07

    Ma come faceva il commercialista Bracchi a essere nominato curatore fallimentare? Ci pensava il Tribunale di Cremona e perchè veniva molto spesso scelto tra i tanti "possibili" sulla piazza? C'è forse un nesso con l'attività della figlia ed i collegamenti che Lei aveva nel Palazzo? Sembrerebbe tutto collegato che pena!

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