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Domenica 11 Dicembre 2016

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L'OMICIDIO DI CINZIA AGNOLETTI

Delitto di Castelvetro: Gilberti resta in carcere

L'assassino assistito da uno psicologo

Delitto di Castelvetro: Gilberti resta in carcere

L'omicida si copre il volto mentre viene accompagnato in caserma

CASTELVETRO - Resta in carcere, ma non è più in isolamento né sorvegliato a vista, Giampietro Gilberti. Davanti al giudice per le indagini preliminari Gianandrea Bussi, c’è stato l’interrogatorio di convalida del fermo: un’ora e mezza durante la quale il 53enne ha raccontato nuovamente come ha ucciso la convivente 51enne Cinzia Agnoletti. E al termine dell’interrogatorio è stato confermato il capo di imputazione: «Omicidio volontario — spiega l’avvocato difensore Luigi Ruggeri del foro di Piacenza —. Al momento non sono state contestate aggravanti, anche perchè è stato ribadito il quadro socio-economico che ha portato il mio assistito a questo gesto. E’ presto per parlare di linea difensiva, ma credo che punterò appunto su attenuanti legate all’esasperazione per gli stili di vita della donna». A Gilberti non manca l’assistenza di uno psicologo: è stata considerata necessaria soprattutto in relazione all’intento suicida del 53enne.

L'omicidio. È stata uccisa in un raptus dal suo compagno, con il quale viveva da 25 anni. Cinzia Agnoletti, 51enne originaria di Forlì, è stata soffocata dal marito Giampietro Gilberti, piacentino di 53 anni, che ora si trova in carcere in stato di fermo: ha confessato di aver ucciso la donna nella loro abitazione di Castelvetro Piacentino, in via Stazione, dove nella prima mattinata di ieri sono intervenuti i carabinieri. Ad avvertirli che era accaduto qualcosa di grave è stato il figlio 24enne della coppia, che aveva ricevuto un sms dal padre, disperato, che si era reso conto di ciò che aveva fatto e che poi aveva cercato, a sua volta, di farla finita. 

Gilberti ha ammazzato la compagna al culmine di un litigio: prima le ha stretto le mani alla gola e - come confermato dalle analisi scientifiche - le ha premuto sul volto un cuscino per soffocarla, prima di legarle una corda attorno al collo e, quindi, finirla con un secondo cuscino. All'origine dell'ennesimo alterco - scoppiato mercoledì sera, intorno all'ora di cena - una porta rotta: la donna avrebbe bussato con violenza, rivolgendo parole pesanti al compagno, per farsi aprire quell'uscio mai aggiustato. E' lì che l'uomo, una volta girata la maniglia, ha colpito Cinzia con un pugno tanto violento da stordirla, facendola cadere a terra. Poi il ripetuto tentativo di soffocarla: quando ormai la donna non respirava più, Gilberti le ha anche avvolto la testa in un sacchetto di plastica. 

L'omicida, nelle ore successive, ha vagato da solo, sotto l'effetto della Xanax, meditando il suicidio: ha annodato al balcone la corda della tenda con cui aveva strozzato Cinzia e poi si è legato al capo una busta di plastica, con l'intento di farla finita. Nel mezzo, nel cuore di una notte folle e disperata, quel messaggio inviato al figlio (che risiede a Monticelli d'Ongina) con il cellulare della compagna: "Vai dai carabinieri e con loro vieni a casa". Il ragazzo ha letto l'sms intorno alle 7 del mattino. E ne ha seguito le indicazioni: quando i carabinieri sono entrati nell'abitazione di via Stazione hanno trovato Gilberti agonizzante. E' stato il luogotenente Vincenzo De Luca a sfilargli dalla testa quel sacchetto che gli stava togliendo il respiro.

Una situazione familiare complicata. Cinzia Agnoletti lavorava al ristorante La Golena, al Bosco Ex Parmigiano, mentre Pietro Gilberti era impiegato in una azienda agricola di Villanova, sul Piacentino, ma da qualche tempo era rimasto senza lavoro. I vicini di casa hanno detto di aver udito spesso la coppia litigare negli ultimi tempi. Liti violente dovute, a quanto avrebbe confermato lo stesso indagato davanti al pubblico ministero Antonio Colonna, a motivi economici. Mercoledì sera, intorno all'ora di cena, l'ultima lite, violentissima, al culmine della quale l'uomo ha perso la testa e ha ucciso la donna.

L'esito dell'autopsia. L'esame autoptico eseguito sul corpo di Cinzia Agnoletti, su ordine della Procura di Piacenza, ha confermato che la donna è morta per soffocamento. Impossibile stabilire se a strapparle definitivamente la vita siano stati la corda oppure i cuscini, se non le stesse mani del suo uccisore. Sono state inoltre riscontrate la frattura dello zigomo e della mandibola, conseguenza del pugno che l'ha stesa al suolo, del tutto stordita. Ora resta da fissare la data dei funerali.

Le testimonianze dei castelvetresi. Dicono che fra i due il «carattere forte» era lei. E dicono che mai avrebbero pensato ad una reazione simile da parte di quell’uomo che si vedeva solo ogni tanto al bar Valentina di fronte a casa, o al bar Coop che si trova qualche centinaia di metri più avanti. I castelvetresi, ancora una volta, sono sotto choc a causa di un fatto di cronaca. «Io non li ho mai sentiti litigare, mi sembrava una coppia tranquilla, brave persone, salutavano sempre» dice Vittoria Inzani, che abita nel palazzo di fianco a quello dell’omicidio. Qualcuno azzarda: «Avrei ritenuto più verosimile il contrario, era lei quella più ‘problematica’». Carmela Di Costanzo, invece, per l’amica Cinzia ha solo parole di elogio: «Non voglio che venga dipinta in modo sbagliato da chi non la conosceva veramente». Un’altra amica dice di non averla mai sentita parlare male del compagno: «Anzi, ne parlava con affetto». Dai riscontri degli inquirenti, però, esce un quadro diametralmente opposto: litigi frequenti e rapporto burrascoso.

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28 Settembre 2013

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