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Venerdì 09 Dicembre 2016

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Sara ha riaperto gli occhi

La 28enne di Pieve San Giacomo aveva dato alla luce un bimbo morto ed era in rianimazione

Sara ha riaperto gli occhi

L'ospedale di Asola

Intanto l'azienda ospedaliera Carlo Poma, intanto, ha chiarito la propria posizione in un comunicato

PIEVE SAN GIACOMO - Ha riaperto gli occhi Sara Baldo, la 28enne di Pieve ricoverata d’urgenza al Poma di Mantova: venerdì si era recata all’ospedale di Asola per dare alla luce il suo bambino, che però è morto prima di nascere. Dopo un cesareo d’urgenza ed un secondo intervento per complicanze, la 28enne era finita in sala di rianimazione. I parenti hanno denunciato l’ospedale di Asola e martedì è in programma l’autopsia per valutare le cause del decesso del bimbo.

Lunedì la Direzione Strategica dell’azienda ospedaliera Carlo Poma, alla quale è assoggettato anche il presidio di Asola teatro della tragedia, ha inoltrato un comunicato in cui l’azienda espone la propria posizione. «La signora, alla 36esima settimana e cinque giorni di gravidanza, si è presentata presso il Pronto Soccorso di Asola riferendo contrazioni. Prontamente presa in carico dal reparto di Ginecologia e Ostetrica, dopo l’esecuzione degli esami necessari per valutare la situazione di mamma e bambino, è stato riscontrato il distacco della placenta: un evento incontrollabile, repentino e che ha conseguenze quasi sempre drammatiche per il feto. La signora ed i parenti sono stati immediatamente informati della prognosi infausta per il feto e della necessità di eseguire immediatamente la sua estrazione cesarea. La sala operatoria è stata prontamente attivata con tutte le professionalità necessarie per eseguire l’atto chirurgico: tre ginecologi, il primario anestesista, due strumentiste, l’ostetrica di guardia e la capo-ostetrica. Sono stati inoltre attivati il primario della Struttura Complessa di Pediatria e il medico reperibile della Direzione Sanitaria. L’intervento non ha potuto far altro che constatare l’ormai avvenuto decesso del feto, che è stato trasferito nelle camere mortuarie dell’Ospedale di Mantova per l’esecuzione degli accertamenti autoptici. In conclusione, i professionisti di entrambi gli ospedali hanno agito secondo le linee guida e procedure in uso, gestendo una situazione infrequente ma purtroppo non impossibile».

© RIPRODUZIONE RISERVATA DI TESTI E FOTO

05 Agosto 2013

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