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Lunedì 20 Maggio 2019

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CREMONA

Strage in A21, impossibile provare la stanchezza del camionista: assolti

Niente 'omicidio colposo plurimo' per il datore di lavoro e per l'azienda, increduli il figlio e la moglie dell'autotrasportatore

Strage in A21, impossibile provare la stanchezza del camionista: assolti

CREMONA - Guidava quasi ininterrottamente da tre giorni, quando il 22 luglio del 2015, Alfredo Fioravanti autotrasportatore cinquantenne di Avenza (Massa Carrara), all’ultimo si accorse del traffico rallentato da un cantiere, sull’A21, in direzione Brescia. Il camion con rimorchio a cisterna che trasportava carbonato di sodio, tamponò una Renault Clio, sulla quale viaggiavano Michela D’Annunzio e Maria Grazia Tomasini, 36 e 42 anni, entrambe maestre di Leno (Brescia). La vettura finì contro un altro camion che trasportava latte. In pochissimo tempo si divamparono le fiamme. In quell’inferno morirono sia Fioravanti sia le due donne bresciane. Una distrazione? Oppure un colpo di sonno causato dalle troppe ore sul camion, come riteneva la procura? In mancanza di prova, lunedì 11 febbraio il tribunale di Cremona ha assolto dall’accusa di omicidio colposo plurimo, «perché il fatto non sussiste», il datore di lavoro di Fioravanti: Federico Bologna, legale rappresentante della Sts srl (Società di trasporti e logistica) di Sarzana, accusato di aver violato le norme in materia di riposi, pause e durata della guida a tutela dei lavoratori addetti all’autotrasporto di cose o persone. Ed è stata assolta «perché il fatto non sussiste», anche la Sts sr, imputata «di non aver predisposto modelli di organizzazione e gestione idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi». La motivazione della sentenza sarà depositata tra novanta giorni. Increduli il figlio e la moglie di Fioravanti.

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11 Febbraio 2019