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Lunedì 10 Dicembre 2018

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CREMONA

Arrestato Ravara, preso in Ungheria il truffatore 'mammone'

Il 48enne cremonese specialista dei raggiri, tradito dai continui contatti con la madre

Arrestato Ravara, preso in Ungheria il truffatore 'mammone'

CREMONA - Tradito dai continui contatti con la madre, Gionata Ravara, truffatore seriale di Cremona, è stato arrestato in Ungheria. Il 48enne si era rifugiato vicino alla capitale Budapest e dal paese magiaro continuava portare avanti le sue attività illecite attraverso internet. Decisivo nell'arresto, però, è stato il fatto di non aver mai voluto perdere i contatti con la mamma. La polizia di Cuneo (provincia in cui Ravara ha colpito in modo particolare nell'ultimo periodo) è riuscita a risalire all'abitazione di Ravara proprio attraverso il monitoraggio di una scheda telefonica della donna e della carta postepay del cremonese. Il 48enne è stato arrestato dagli agenti ungheresi su mandato d'arresto europeo ed è stato estradato lunedì 19 novembre.

I precedenti e le condanne di Ravara sono numerosissimi. Nel nostro territorio lo sanno due ex tabaccaie di Soresina messe in ginocchio dal fallimento di una impresa edilizia. Prima del rogito, acquistarono per 225milioni di lire una casa finita nella massa passiva del fallimento. Tra il novembre 1997 e il marzo successivo, il consulente finanziario Gionata Ravara sfruttò la loro disperazione, si fece consegnare 53 milioni, tra assegni e contanti, con la garanzia che li avrebbe investiti in banche dell’Est: «In un anno il capitale investito si moltiplicherà». Ravara sparì dalla circolazione. Il 5 aprile 2001 fu condannato per truffa a 9 mesi di reclusione. Altra storia, altro inganno. Era il 20 agosto 1999 quando Ravara si presentò all’Hotel City di Casalmaggiore. Stavolta era un manager. Vi arrivò su una Alfa Romeo spider rossa fiammante in compagnia di una trentenne di Budapest. «Siamo in zona perché dobbiamo concludere un affare con la società Marcegaglia, in più il titolare di un bar ci deve 32 milioni. Ci fermeremo finché non concluderemo l’affare». In hotel il manager Ravara e la compagna rimasero dieci giorni. Una mattina sparirono su una Fiat Uno senza pagare il conto di oltre 1 milione di lire. Il 22 settembre 2005, Ravara fu condannato per truffa a 8 mesi di reclusione. Nel 2001 Gionata Ravara si finse amico di un vicino di casa, ad Acquanegra. Gli organizzò la vendita dei mobili del negozio. «Guadagnerai 48 milioni. Ho già trovato l’acquirente (una società di Budapest che risulterà fantasma, ndr) ma mi devi pagare le spese di sdoganamento». L’amico gli staccò un assegno di 2 milioni e 800 mila lire. Ravara si diede alla macchia. A Pizzighettone infine truffò i titolari di una palestra.

© RIPRODUZIONE RISERVATA DI TESTI E FOTO

20 Novembre 2018

Commenti all'articolo

  • graziano

    2018/11/20 - 19:07

    Altro che Amici miei, qui la realtà ha superato la fantasia.

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