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Giovedì 15 Novembre 2018

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CREMONA

Tre morti in A21: 'Troppe ore sul camion, morte annunciata'

Processo al datore di lavoro. La moglie e il figlio: 'Faceva anche due viaggi al giorno'

Tre morti in A21: 'Troppe ore sul camion, morte annunciata'

CREMONA - Giovedì 22 luglio 2015, 14,55: sull’A21 si forma un rallentamento del traffico per un cantiere. Alfredo Fioravanti, camionista 50enne di Massa Carrara, si accorge all’ultimo della coda. Frena, ma è troppo tardi. Travolge una Renault Clio con a bordo Michela D’Annunzio e Maria Grazia Tomasini, 42 e 40 anni, entrambe di Leno (Brescia). L’auto va a sbattere contro un’altra macchina. Il camion tira dritto e ne travolge un altro. Un tamponamento a catena. Fioravanti e le due donne perdono la vita. Quel giorno, il camionista era da da dieci ore sull’autoarticolato. Il giorno prima aveva guidato 18 ore, quello prima ancora aveva saltato il turno di riposo.

«Era una morte annunciata», dice Simona Bracchi, l’avvocato di parte civile che rappresenta i genitori di Fioravanti nel processo per pluriomicidio colposo a carico del datore di lavoro Federico Bologna, legale rappresentante della Sts srl (Società di trasporti e logistica) di Sarzana. E nel quale si sono costituiti parte civile anche la vedova e i due figli di Fioravanti, loro con l’avvocato Luigi Pace di La Spezia. E l’Inps.

Venerdì 2 novembre si è tenuta l’udienza dedicata alle testimonianze della vedova, casalinga, e di Nicolò, secondo figlio della coppia. «Mio marito a casa si lamentava, perché faceva tante ore di lavoro, più del dovuto. Infatti, in casa non c’era mai. Capitava che facesse anche due viaggi in un giorno solo», racconta la vedova al giudice Giulia Masci.

«Papà si lamentava, diceva che il lavoro era stressante. Era stanco, non aveva orari fissi. O si alzava all’una di notte o alle quattro del mattino» ha raccontato Nicolò che qualche volta aveva accompagnato il padre in uno di quei lunghi viaggi. «Me lo chiedeva lui per tenerlo sveglio, per parlargli nei lunghi viaggi. Si caricava a Carrara, si partiva, si scaricava, si tornava, si ricaricava e si ripartiva. Al rientro dal primo viaggio, papà cambiava il disco del cronotachigrafo. I dischi li conservava tutti in una scatoletta».

Il 21 dicembre saranno sentiti i testimoni della difesa.

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02 Novembre 2018