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Domenica 24 Giugno 2018

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CREMONA. IL CASO

Figlia 'arma di ricatto' , il calvario di una mamma

Dall’ex compagno, lasciato perché la tradiva, è stata minacciata: «Ti porto via la bambina». Si è difesa con la sigaretta: assolta. Il legale: «Avrei fatto lo stesso per salvaguardare la piccola»

Figlia 'arma di ricatto' , il calvario di una mamma

Il tribunale di Cremona

CREMONA -  I figli non possono essere merce di ricatto, tanto, tutto torna e un genitore che si comporta male, madre o padre che sia, alla fine pagherà il suo conto. Su questo terreno, non ha senso una competizione tra chi si comporta meglio o peggio tra madri e padri. E, comunque, al centro di ogni discorso, ci deve sempre essere il bene dei minori. Oltre al fatto che ogni storia ha la sua anima. Fatta la premessa, Maria (nome volutamente di fantasia, ndr) è una mamma che ha dovuto combattere, fuori e dentro il tribunale, per salvare la sua bimba da quel papà che ha usato la piccola solo per controllarla. E per rimanere legato a lei che ha rotto la relazione per i continui tradimenti del compagno. Ma a lui non stava bene.
Maria è una mamma che cammina a testa alta, nonostante le umiliazioni subite e le dieci denunce presentate nell’arco di sette mesi (siamo nel 2011) nei confronti dell’ex compagno già condannato, nel 2016, dal gup a un anno di reclusione per stalking, reato in appello riqualificato in lesioni, minacce e violenza privata. Condanna e risarcimento immediatamente esecutivo di 6mila euro. Lui non le ha mai dato un euro. Nemmeno la somma per il mantenimento della figlia, assegnata dal tribunale per i minori nel 2013. La Cassazione dirà l’ultima parola.

Stavolta, però, sul banco degli imputati è finita Maria, trascinata dall’ex compagno (parte civile) che l’accusava di avergli minacciato un danno ingiusto. Quale? Il 24 marzo del 2011, lei gli ha avvicinato al volto la sigaretta: «Se non me la ridai (la bambina), ti brucio». Verso le nove di sera, l’uomo si è presentato sotto casa di Maria. Si è attaccato al campanello. Insisteva per vedere la figlia, violando gli accordi messi, nero su bianco, dagli avvocati. Non era né l’ora né il giorno fissato. Molte altre volte non era stato ai patti. Maria gli ha consegnato in braccio la bimba di 18 mesi). Lui l’ha spinta via e si è diretto verso l’auto. Dopo dieci udienze, il giudice di pace, Luciano Di Vita, ha assolto questa mamma ‘perché il fatto non costituisce reato’. Lo stesso pm aveva chiesto l’assoluzione.

Dieci denunce in sette mesi, la prima è del 16 marzo del 2011, l’ultima del 16 settembre. Dieci denunce presentate all’Arma, che riassumono l’incubo, nel quale l’ex compagno ha fatto precipitare la madre di sua figlia.

© RIPRODUZIONE RISERVATA DI TESTI, FOTO E VIDEO

28 Maggio 2018

Commenti all'articolo

  • mario

    2018/05/28 - 09:09

    Storia drammatica, tutta la solidarietà e l'affetto possibile alla figlia, povera vittima..... da ricordare, però, che in nove casi su dieci i figli sono affidati alla madre... sarebbe opportuno, magari, di dare lo stesso rilievo mediatico ai tanti, tantissimi (parlo per esperienza personale) casi in cui è appunto la madre ad utilizzare i figli come arma di ricatto....

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