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Mercoledì 23 Maggio 2018

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CREMONA

Calcioscommesse, il caso Minias: 'Ecco come arrivammo a Paoloni'

Il processo all’ex portiere della Cremonese accusato di aver ‘drogato’ gli ex compagni di squadra, l'ispettore della squadra mobile racconta i riscontri investigativi

Paoloni

CREMONA - Aveva la ‘stoffa’ del portiere ed era una promessa nazionale, perché tra i pali, lui che per mito aveva Buffon, era davvero forte. Eppure, già all’inizio della stagione 2010/2011, il grigiorosso Marco Paoloni, classe 1984, natali a Civitavecchia, aveva avuto «rendimenti altalenanti», come risultava «dalle pagelline de La Provincia». Basti che, in occasione di Cremonese-Spezia del 18 ottobre 2010, Paoloni si beccò un 3.

Gli inquirenti della squadra mobile andarono a riguardarsi quelle pagelline: uno spunto investigativo in più, insieme alle intercettazioni, nel tentativo di capire chi e perché avesse sciolto del Lormetazepam, sostanza ansiolitica ipnotica contenuta nel farmaco Minias, nelle bottigliette d’acqua o nel thé, durante l’intervallo di Cremonese-Paganese disputata allo Zini il 14 novembre del 2010: la partita che ha dato la 'stura' alla maxi indagine ‘Last bet’ (‘Ultima scommessa’) sul calcio scommesse.

E sulla quale, martedì 15 maggio, l'ispettore capo della squadra mobile, Pietro Paolo Bonetti, ha riacceso i riflettori in occasione del processo che vede Paoloni, il portiere malato di scommesse e rovinato dai debiti, accusato di aver somministrato il Minias «al fine di condizionare negativamente» la prestazione dei compagni, ‘imbambolati’ nel secondo tempo, «per ottenere un risultato diverso, conforme alla scommessa predisposta» su quel match.

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15 Maggio 2018