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Giovedì 20 Settembre 2018

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CREMONA

Processo canile, la Cassazione: "Uccisioni per crudeltà e senza motivo di cani e intere cucciolate"

Pubblicate le motivazioni della sentenza dello scorso ottobre. Parole dure dei giudici della Suprema Corte

Processo canile, la Cassazione: "Uccisioni per crudeltà e senza motivo di cani e intere cucciolate"

L'interno del canile di Cremona

CREMONA - Sono state pubblicate le motivazioni della sentenza con cui, lo scorso ottobre, la Cassazione ha messo la parole fine sul caso delle uccisioni «per crudeltà e senza motivo» di cani e intere cucciolate eliminati con iniezioni di Pentothal Sodium e Tanax nel Rifugio del Cane tra il 2007 e il 2009.

Rigettando il ricorso presentato dall’ex vice presidente dell’Associazione Zoofili Cremonesi, Cheti Nin, e delle due volontarie Elena Caccialanza e Laura Gaiardi, erano state confermate le condanne inflitte il 13 aprile del 2016 dalla corte d’appello di Brescia: un anno e tre mesi di reclusione per Nin (pena sospesa e non menzione) e nove mesi di reclusione per le volontarie (pena sospesa e non menzione), tutte anche condannate per esercizio abusivo della professione veterinaria, avendo somministrato ai cani i farmaci, per averli vaccinati e rimosso i punti di sutura. Confermati anche i diecimila euro di risarcimento alla Lega Nazionale per il Cane, parte civile nel processo d’appello.

Ora la Cassazione, nelle motivazioni, usa parole dure. Il Collegio osserva che «risultano puntuali le testimonianze di chi ha riferito di avere visto Cheti Nin sopprimere numerosi esemplari di cani senza alcuna necessità, in assenza di visita o di certificazione veterinaria che ne giustificasse l’abbattimento» e di chi «ha visto la Gaiardi eliminare dei cuccioli» e «la Caccialanza portare dei cani dietro un container constatando, subito dopo, che le loro carcasse erano state racchiuse in sacchi custoditi in una cella frigorifera». E in merito a Nin, viene così descritto il suo atteggiamento: «I giudici di primo grado — si scrive a pagina 9 della motivazione — hanno posto in luce il peculiare atteggiamento soggettivo dell’imputata, connotato da una spiccata intensità del dolo e dalla futilità dei motivi sottesi alle condotte accertate».

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05 Febbraio 2018