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Martedì 18 Settembre 2018

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DISASTRO FERROVIARIO

Il macchinista del treno maledetto: continuo a pensare a chi non c'è più

La testimonianza del 58enne di Sant'Ambrogio ora a casa con i famigliari: vicenda molto dolorosa

Il macchinista del treno maledetto: continuo a pensare a chi non c'è più

CREMONA - A casa, con i famigliari accanto, alla ricerca di una serenità impossibile da recuperare adesso, il giorno dopo la tragedia, e presumibilmente complicata da ritrovare anche in futuro. È rimasto tutto il venerdì nella sua abitazione del quartiere Sant’Ambrogio, il macchinista cremonese del treno deragliato.
È ovviamente provato, più psicologicamente che fisicamente, il 58enne Renato S. Eppure è cortese: «Come sto? Non bene — è la risposta — ma c’è chi sta certamente peggio di me e anche chi non c’è più: ed a loro che penso. Solo a loro».
Non entra, comprensibilmente, nei particolari dell’accaduto: «Non posso e non lo farei comunque anche se potessi — oppone un silenzio di nuovo gentilissimo —. Quel che avevo da raccontare l’ho già spiegato ai magistrati durante la mia deposizione di giovedì pomeriggio e lo riferirò ancora nel momento in cui dovessi essere richiamato».
Non ha guadato le televisioni e non ha letto i giornali: «Ho preferito non farlo».
E dopo aver descritto l’altro ieri agli inquirenti «la vibrazione fortissima del treno» e quel freno azionato «quando era ormai troppo tardi», è alle vittime e ai feriti, che torna il suo pensiero: «Voglio solo dire — conclude il macchinista prima dei saluti — che questa è una vicenda dolorosa, molto dolorosa, con tante persone coinvolte».

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26 Gennaio 2018