il network

Domenica 18 Novembre 2018

Altre notizie da questa sezione

Blog


TEATRO PONCHIELLI. L'INTERVISTA

La Rosa: "Il mio Pinocchio affamato di vita"

Parla l’attore che veste i panni del burattino collodiano. Stasera e domani (ore 20,30) lo spettacolo di Latella

La Rosa: "Il mio Pinocchio affamato di vita"

Christian La Rosa

CREMONA - Fame, verità e finzione, uno spettacolo forte e immaginifico, un puro atto di pensiero, questo è Pinocchio di Antonio Latella, prodotto dal Piccolo Teatro, in scena stasera e domani (ore 20,30) al Ponchielli. A interpretare il burattino collodiano è Christian La Rosa che si è aggiudicato per il suo ruolo il premio come miglior attore dall’Associazione Nazionale Critici di Teatro e l’Ubu come miglior attore under 35.
Chi è il suo Pinocchio?
«E’ una cosa. Da questa considerazione è partito Antonio Latella, è un oggetto che Geppetto ha costruito per sé».
Che però subito gli sfugge.
«Pinocchio è pura energia, è fame, fame di tutto e curiosità, è verità, vuole conoscere, essere».
Ciò che stupisce del suo Pinocchio è che è sempre di corsa, è ipercinetico...
«Credo che questo Antonio l’abbia preso un po’ dal mio carattere e da come sono. Diciamo che sono un tipo vivace, sempre in movimento, sempre in cerca di nuove esperienze. Così è anche questo Pinocchio».
In tutto questo l’aspetto delle bugie e del naso che si allunga passano in secondo piano.
«Anche perché il naso che si allunga per le bugie non c’è. Pinocchio è forse l’unico che non mente. Il primo a mentire è Geppetto quando dice di aver venduto la sua giaca perché aveva caldo».
Una bugia da papà, detta a fin di bene.
«Ma pur sempre una bugia, una falsità. Pinocchio impara a dire bugie tutte le volte che si relazione col mondo degli adulti. Con questo spettacolo Antonio Latella ha voluto indagare il rapporto fra verità e menzogna, non bisogna dimenticare che il burattino appartiene pur sempre al mondo del teatro».
Ciò che stupisce assistendo allo spettacolo è la stratificazione di significati che caratterizza la lettura del testo collodiano.
«E’ un approccio da adulti a un testo che è diventato archetipico. Per questo Pinocchio è uno spettacolo per grandi».
Da qui la decisione dei teatri di consigliarlo a un pubblico di età superiore ai 14 anni.
«Ciò che Latella trova in Pinocchio è quell’aspetto sulfureo, inquietante che esiste nelle grandi fiabe, aspetti che coglie uno spettatore o lettore adulto e che passano inosservati per un bambino. Per questo Pinocchio è uno spettacolo per adulti».
L’estetica di Latella è un’estetica complessa, che somma segni su segni. Lei che lo spettacolo lo fa l’ha capito tutto?
«Ogni sera scopro particolari diversi, lo scopro insieme a tutta la compagnia perché questo è uno spettacolo corale. Siamo in scena per due ore e mezza tutti, non c’è possibilità di fuga».
Non c’è stato un momento in cui si è detto: ma perché devo fare questa cosa?
«Quando Antonio mi ha chiesto di lavorare a ridosso del pubblico. Non mi rendevo conto che quanto facevo e dicevo aveva un suo senso se messo in relazione con quanto accadeva dietro le mie spalle».
Che effetto le fa avere inanellato due premi come l’Ubu e l’Anct?
«Ne sono felice, stupito. Ringrazio Antonio per avera vuto più fiducia in me di quanta non ne avessi io, ma questi premi sono anche dei miei compagni di viaggio che ogni sera condividono questo spettacolo che ci stupisce ogni sera».

© RIPRODUZIONE RISERVATA DI TESTI, FOTO E VIDEO

24 Gennaio 2018