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Giovedì 15 Novembre 2018

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CREMONA

Nuovo blitz anti 'ndrangheta, nel cunicolo spuntano le pistole

A Sesto arrestato Riccardo Antonio Cortese per 'detenzione illegale di armi': sequestrata anche una 'penna pistola' del tutto simile a quelle che si vedono nei film di azione

Nuovo blitz anti 'ndrangheta, nel cunicolo spuntano le pistole

La 'penna pistola'

CREMONA - Preparato contro la 'ndrangheta, è stato un blitz coordinato con azioni simultanee in tutto il Nord, quello che nella notte ha riguardato anche Cremona e il Cremonese. E' a Sesto, in una palazzina di piazza Verdi, nell’abitazione del padre (risultato estraneo) che lo ospita, che i militari del Nucleo Investigativo di Piacenza hanno arrestato il 28enne Riccardo Antonio Cortese, nipote del pentito Angelo Salvatore Cortese. Lo hanno ammanettato — e poi tradotto nel carcere di Cà del Ferro — perché nel suo appartamento, nascoste  nel sottotetto, gli inquirenti hanno trovato e sequestrato una semiautomatica Beretta modello 35, risalente alla Seconda Guerra Mondiale ma oliata e perfettamente funzionante. A fianco, una quarantina di munizioni e due canne da revolver: una calibro 7,65 e una calibro nove. E soprattutto, una ‘penna pistola’ calibro 22 a colpo singolo, realizzata artigianalmente e del tutto simile a quelle che si vedono nei film di azione. Vicino,  munizioni e bossoli esplosi.  L’accusa, per il cutrese trapiantato in provincia, è di ‘detenzione illegale di armi’.
Sono stati sempre i carabinieri piacentini, con i colleghi della Compagnia di Cremona in supporto, coordinati dal sostituto procuratore Carlotta Bernardini, a perquisire, sempre all’alba di martedì 23 gennaio, un alloggio in via Massarotti e un magazzino a Sospiro: immobili, l’uno e l’altro, del fratello di Francesco Lamanna, da sempre ritenuto il referente locale del boss Nicolino Grande Aracri. Non hanno trovato nulla, gli inquirenti, che fosse di interesse investigativo. ‘Pulito’, il  muratore parente del presunto ‘capobastone’ locale.
Ultimo intervento in provincia a Crotta d’Adda, in una cascina dove abitano un 47enne originario di Crotone ritenuto ‘vicino’ al clan e la compagna cremonese. Da lì, gli uomini del reparto operativo diretto dal colonnello Massimo Barbaglia, coordinati dalla direzione distrettuale antimafia di Bologna, se ne sono andati con una 357 magnum, la pistola dell’ispettore Callaghan: regolarmente denunciata, è stata comunque sequestrata perché accanto c’erano proiettili a palla calibro 12, munizioni devastanti e assolutamente proibite. Conseguenza: il 47enne  è stato denunciato per ‘illecita detenzione dei proiettili’ e nei guai è finita anche la convivente 48enne,  segnalata alla prefettura per il possesso di una ventina di grammi di hashish.

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23 Gennaio 2018