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Giovedì 20 Settembre 2018

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CREMONA

Caso formaggi, "Non erano pericolosi, ma solo mal conservati": prescrizione

La corte d’appello di Brescia riqualifica il fatto in una contravvenzione: prodotti né adulterati né contraffatti. Russo e Bosio, amministratore e direttore della Tra.De.L di Casalbuttano, nel 2007 furono arrestati e l’azienda chiusa

Caso formaggi, "Non erano pericolosi, ma solo mal conservati": prescrizione

CREMONA - Non erano né adulterati né contraffatti. Soprattutto, non erano pericolosi per la salute pubblica. Piuttosto, erano mal conservati e mescolati con altri di inferiore qualità, i formaggi sequestrati dodici anni fa dalla Guardia di finanza nella Tra.de.L di Casalbuttano, dove mozzarelle, sottilette e prodotti lattiero caseari vennero trovati pieni di muffe, con pezzetti di plastica ed escrementi di topi. Formaggi insudiciati, sconfezionati nello stabilimento e poi destinati alla Megal di Vicolongo (Novara), dove venivano pastorizzati e messi in commercio. La seconda sezione penale della corte d’appello di Brescia (presidente Enrico Fischetti) ieri ha riqualificato il fatto: non più adulterazione e contraffazione, ma violazione dell’articolo 5 della legge numero 283 del 30 aprile 1962, una ‘semplice’ contravvenzione che si è prescritta già cinque anni fa.
E’ finita così, dopo quattro processi, la vicenda che nel 2007 trascinò nello scandalo mediatico-giudiziario (il caso ‘formaggi avariati’) l’imprenditore siciliano di Partinico Francesco Russo, amministratore unico della Tra.De. L e della Megal, e il cremonese Luciano Bosio, direttore responsabile dello stabilimento di Casalbuttano, entrambi arrestati, poi condannati Russo a quattro anni di reclusione in primo grado, pena ridotta a tre anni e sei mesi in appello, Bosio a due anni e tre mesi di reclusione. Condanne annullate, nell’ottobre del 2016, dalla Cassazione, con rinvio alla corte d’appello, ritenendo «necessario rivalutare, con giudizio logico e coerente, il requisito della concreta pericolosità delle confezioni alimentari prodotte dagli stabilimenti Megal e Tra.De.L, accertamento ineludibile ai fini di considerare la fondatezza dell’accusa». In seguito allo scandalo, le due aziende chiusero e i dipendenti dovettero trovarsi una nuova occupazione. 

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16 Gennaio 2018

Commenti all'articolo

  • vittorio

    2018/01/17 - 08:08

    Il risultato : due aziende chiuse e gli operai lasciati in mezzo alla strada ........ e ai giudici che hanno combinato tutto questo casino .....una bella promozione ?

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