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Mercoledì 14 Novembre 2018

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CREMONA

'Morfina letale', il figlio attacca: "Indignati dalla lettera del primario"

Michele Tarchini replica alle parole di Passalacqua, direttore di Oncologia. «Tutte illazioni, infangata l’immagine della nostra famiglia. Ci faremo tutelare»

'Morfina letale', il figlio attacca: "Indignati dalla lettera del primario"

L’ingresso della procura della Repubblica in via Jacini

CREMONA - «Io voglio che questi signori ammettano lo sbaglio, perché lo sbaglio c’è stato, come sostengono gli stessi periti della procura». Michele Tarchini è il figlio del pensionato di 72 anni, malato preterminale di tumore, morto il 6 marzo di un anno fa «per una intossicazione da oppiacei». Lo affermano Luca Tajana, medico legale dell’università di Pavia e la collega tossicologa Claudia Vignali, i consulenti tecnici incaricati dal pm, Ignazio Francesco Abbadessa, di accertare eventuali responsabilità nell’ambito dell’inchiesta che vede dieci indagati, tra medici e infermieri, dell’ospedale Maggiore. E tra gli indagati, c’è l’oncologa che il 29 febbraio del 2016 al pensionato prescrisse il medicinale MS Contin: «Due compresse da 100 mg mattina e sera» (la ricetta è allegata agli atti). Nel definire «il dato tossicologico rilevante», per i periti della procura la dose eccessiva di morfina ha cagionato il decesso del pensionato, ricoverato in Oncologia il pomeriggio del 5 marzo, morto la mattina successiva. Gli stessi periti della procura hanno anche censurato «la condotta dei sanitari in Oncologia che ebbero in cura il paziente, non improntata alla buona pratica».
Tarchini ha letto e riletto la dura lettera di Rodolfo Passalacqua, direttore del Dipartimento di Oncologia (pubblicata giovedì 5 ottobre su ‘La Provincia’ sotto il link per leggerla). «Sono indignato — sbotta —. Ritengo doveroso intervenire per smontarla punto per punto, perché al di là della retorica sul concetto di rassicurazione verso i pazienti, quella lettera contiene tante bugie. Intanto, le circostanze riguardanti mio padre non sono false notizie, bensì fatti reali, ampiamente ed inequivocabilmente supportati da copiosa documentazione già oggetto di approfondimenti da parte dei noti consulenti tecnici nominati dalla procura. La loro indagine si è conclusa evidenziando gravissime responsabilità a carico del personale medico, colpevole di aver precluso a mio padre, comunque non in condizioni tali da essere ‘catalogato’ come malato terminale, una proiezione di vita medio lunga».
Uno dei punti nodali dell’indagine sono quei 200 milligrammi di morfina prescritti, mattina e sera, dall’oncologa che aveva in cura il padre. «In netto contrasto con quanto candidamente affermato al punto tre della lettera dal direttore del Dipartimento di Oncologia — prosegue Tarchini -, nel caso di specie non è di certo stato prescritto un dosaggio di morfina in giuste dosi, bensì il quantitativo prescritto in data 29 febbraio era in dosaggi abnormi e di certo non consoni al controllo del dolore. E qui voglio precisare che sono andato io, la sera del 29 febbraio, a ritirare nel reparto di Oncologia la busta chiusa con la ricetta che mi venne consegnata da una infermiera. La ricetta è stata prescritta dall’oncologa in ospedale. Il giorno successivo l’ho portata in farmacia e persino il farmacista, dopo aver espresso stupore per la potenza del farmaco, l’ha dovuto ordinare e me lo ha consegnato il giorno successivo». Si dice ‘indignato’ Tarchini, «perché la mattina del 5 marzo mio padre non si svegliava dal letto di casa, perché era nelle stesse condizioni di un drogato e pur volendo, non riusciva a svegliarsi. I sanitari del 118 prima e quelli del Pronto soccorso poi, gli hanno dato gli antagonizzanti e si era svegliato, tant’è che in Oncologia vi è arrivato vigile. Ho salutato mio padre alle sei del pomeriggio. Lui mi ha detto ‘Ciao, ci vediamo domani’. La mattina era morto». E «la rabbia monta quando nella lettera leggo il vano tentativo di ridimensionare e/o occultare le gravissime responsabilità dei medici coinvolti nella ‘gestione’ della vicenda di mio padre. Ciò genera in me e in tutta la mia famiglia una atroce amarezza e sofferenza, equiparabili a quelle provate in occasione della provocata scomparsa di mio padre. Tali illazioni non fanno altro che infangare l’immagine della nostra famiglia e ritenendole del tutto inaccettabili, saranno oggetto di una imminente valutazione sia in ambito civile che penale».

LEGGI QUI LA LETTERA

© RIPRODUZIONE RISERVATA DI TESTI, FOTO E VIDEO

07 Ottobre 2017

Commenti all'articolo

  • arcelli

    2018/10/17 - 09:09

    e al civile signor Taraschi che evoca metodi degni della TRansilvania del conte Vlad,consiglio un buon proctologo,perchè magari un giorno spetterà a lei questo sistema che evoca.....

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  • arcelli

    2018/10/17 - 09:09

    alla gente qui sotto consiglio di sciacquarsi la bocca prima di sparare sui medici e sul polo di Oncologia.Io invece vi porto un caso opposto,dove una madre conciata malissima 4 anni fa è ancora in vita e gode di buona qualità di vita.Gli errori ci possono essere e non siete voi a doverli stanare,mi sembra invece che si cerchi sempre il cavillo per portare a casa risarcimenti,quattrini e il non rassegnarsi a diagnosi poco incoraggianti.Statevene tranquilli e attendete il verdetto della magistratura.Mi sembra di sentire i soliti che sparano sul piccolo ospedale di Cremona,portano i parenti a Lourdes e poi da grandi e costosissimi medici e poi...............pluff il paziente muore e comunque!!!!

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