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Giovedì 20 Settembre 2018

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CREMONA

Morta un mese dopo l'intervento, assolti tre chirurghi

La 71enne era deceduta in seguito a un arresto cardiaco causato da shock settico da peritonite un mese dopo essersi sottoposta ad un intervento di colecistectomia laparoscopica

Ex anestesista del Maggiore a processo

L'ospedale Maggiore di Cremona

CREMONA - Tre chirurghi dell’ospedale Maggiore non sono responsabili della morte di una donna di 71 anni, il 18 settembre del 2014 sottoposta ad un intervento di colecistectomia laparoscopica, un mese dopo deceduta per arresto cardiaco causato da shock settico da peritonite. Oggi, 2 ottobre 2017, il gup, Pierpaolo Beluzzi, ha assolto dall’accusa di omicidio colposo, in cooperazione tra loro, ‘perché il fatto non costituisce reato’, i chirurghi Carlo Azzini, Nicola Pasquali e Marco Vismarra, che avevano scelto l’abbreviato, rito al quale si era opposto l’avvocato di parte civile, Michela Soldi, che promuoverà una causa civile per il risarcimento dei danni. Lo stesso pm, Lorenzo Puccetti, aveva chiesto l’assoluzione dei camici bianchi. Il gup Beluzzi ha fissato in novanta giorni il termine per il deposito della motivazione della sentenza.

Ai medici veniva contestata intanto la scelta del tipo di intervento, eseguito in laparoscopia, anziché con il metodo tradizionale, in open. Quindi, «una incauta introduzione del trocar», in seguito alla quale, «l’ansa intestinale fu bucata, causando una lesione di due centimetri, con conseguente massiccio versamento enterico nell’addome, responsabile della peritonite e quindi, in modo mediato ed attraverso alcuni passaggi, la morte della paziente».
I chirurghi erano già stati scagionati dai periti nominati dal gup: Antonio Osculati, medico legale all’Università di Pavia e Giulio Orlandoni, chirurgo al Policlinico San Matteo di Pavia, per i quali «l’indicazione all’intervento chirurgico di colecistectomia laparoscopica è da ritenersi corretta così come corretta risulta essere stata la tecnica chirurgica utilizzata. La condotta chirurgica fu, sotto questo profilo, aderente alle linee guida».

«Il giudice ha accolto la tesi, secondo cui la tecnica operatoria utilizzata è stata corretta; ed è stata corretta la modalità di intervento», ha sottolineato l’avvocato Diego Munafò, difensore di Nicola Pasquali e con la collega Alessia Vismarra, di Marco Vismarra. Successivamente all’intervento, «si è verificata una complicanza non colposamente determinata: il quadro clinico nei giorni successivi all’evento, non era indicativo di una peritonite in atto, per cui i nostri assistiti nulla di diverso potevano fare rispetto a quello che è stato fatto». «Non c’è il nesso di causalità», ha evidenziato l’avvocato Luca Pederneschi che con il collega Cesare Gualazzini, difendeva Azzini.

Dunque, l’operazione fu eseguita correttamente, «la complicanza si può essere verificata non durante l’intervento, lo hanno detto anche i periti, non necessariamente lì, ma anche dopo, in particolare quando è stato rimosso il drenaggio. Però, in quel momento nessuno dei nostri chirurghi era in servizio».

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02 Ottobre 2017