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Catetere nell'addome anziché nello stomaco, medico alla sbarra

Catetere nell'addome anziché nello stomaco, medico alla sbarra
CREMONA - Gabriele Rozzi, medico chirurgo dell'ospedale di Cremona è a processo con l'accusa di omicidio colposo in seguito alla morte di Andrea Devescovi. Secondo l'accusa, il posizionamento di un catetere nell'addome del paziente anziché nello stomaco avrebbe provocato la morte di Devescovi.
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Aveva 46 anni quando cadde dalle scale di casa. Ricoverato all’ospedale di Esine, in valle Camonica, trasferito in eliambulanza all’ospedale Maggiore di Cremona, operato d’urgenza per l’evacuazione di un ematoma, in sala operatoria ci finì un’altra volta per l’inserimento della Peg. Ma per l’accusa, il mal posizionamento del catetere nell’addome anzichè nello stomaco, gli causò la peritonite, quindi «una insufficienza renale e un drammatico peggioramento delle condizioni cliniche che contribuirono a determinare il decesso», avvenuto un anno dopo, il giorno di Ferragosto del 2009. Andrea Devescovi, bresciano di Rovato, era sposato e padre di un bambino. La sua storia clinica è raccolta in un voluminoso faldone della procura che per quella morte accusa di omicidio colposo Gabriele Rozzi, il medico chirurgo dell’ospedale che posizionò la Peg.
Il giudice Pierpaolo Beluzzi dovrà accertare se sussista o no un nesso di causalità tra le conseguenze dovute al presunto malposizionamento del catetere e la morte. Un nesso che per l’avvocato Isabella Cantalupo, difensore del medico, non esiste. All’udienza del 7 giugno prossimo, in aula si confronteranno i sei consulenti tecnici di accusa, difesa, e parte civile.
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11 Marzo 2013

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