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Smartphone in classe? Prof e studenti si dividono

Il cellulare può diventare uno strumento di aiuto alla didattica nelle materie scientifiche. C’è chi lo usa quando in aula si ha a che fare con pc vecchi. E sul web parte un sondaggio

Smartphone in classe? Prof e studenti si dividono

CREMONA - Cellulari in classe? No, assolutamente no. Sì, ma con moderazione e solo se utili alla didattica e magari se vengono in soccorso a computer obsoleti o alla rete che non supporta immagini e dati. Il dibattito è aperto, i più possibilisti — per certi versi — sono i professori, i più intransigenti i ragazzi, anche se stuzzicati non disdegnano sostituire ai libri lo schermo dello smartphone. Certo la boutade del ministro Valeria Fedeli ha sfondato una porta aperta, dopotutto anche alcuni testi scolastici rimandano ad App dedicate.
«I cellulari non devono essere demonizzati, il loro uso può servire, ma in contesti didattici» spiega Gabriella Cattaneo, vicepreside del liceo Scientifico Aselli. Diego Galli, docente di Scienze, afferma: «Mi è capitato di usare i telefonini con i ragazzi in progetti di geopolitica. Ma l’utilizzo in classe deve essere regolato dalle esigenze di apprendimento». Michele Zambelli docente all’Anguissola è categorico: «In una classe prima abbiamo deciso di chiedere la consegna dei cellulari a inizio mattinata e vengono restituiti a fine giornata. Il risultato è una maggiore attenzione, minori distrazioni. C’è chi non lo porta neppure più. Gli strumenti informatici ci sono a scuola e anche per questo i cellulari si possono tenere spenti».

© RIPRODUZIONE RISERVATA DI TESTI, FOTO E VIDEO

25 Settembre 2017

Commenti all'articolo

  • vittorio

    2017/09/26 - 08:08

    Cosa si può pretendere da una " ministra senza istruzione " ?

    Rispondi